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Athanor · Lessico · Primo anello · Mistica cristiana

Ungrund

tedesco (Böhme)Ungrund, «senza fondo, abisso senza fondamento»


In Böhme il fondo senza fondo che precede ogni distinzione: né bene né male, né luce né tenebra, una volontà che non vuole ancora nulla e che, desiderando conoscersi, genera in sé la separazione dei principi. Non è il nulla e non è ancora Dio come lo si nomina: è l'abisso da cui Dio stesso si manifesta. L'Ein Sof della Kabbalah e l'Uno di Plotino gli fanno da specchio. La differenza che conta: in Böhme l'oscurità non è assenza di luce ma principio necessario alla luce, e da questo dipende tutta la sua visione della redenzione come trasfigurazione e non come fuga.

Secondo AdamTrasfigurazioneNigredo · Albedo · Citrinitas · RubedoEin SofL'Uno

Dove lavoraTimeline (Jacob Böhme) · Anno I (Aurora Nascente)

Nel laboratorioAnno III · Anno II


La parola

L'ultimo passo di una catena tedesca

La voce sul fondo dell'anima descrive la catena e questo ne è il termine: Grund, il fondo concreto di un recipiente; Abgrund, l'abisso, alla lettera un via-dal-fondo; e Ungrund, che Böhme conia nel Seicento con il prefisso negativo, il non-fondo.

La differenza fra Ab- e Un- è tutta la parola. Un abisso è un fondo che è andato via, e quindi resta il pensiero di un fondo mancante: si cade. Un non-fondo non manca, perché non era previsto: non è un vuoto lasciato da qualcosa, è ciò che sta prima che ci sia un sotto e un sopra. Chi traduce Ungrund con abisso, come fanno quasi tutte le versioni italiane, sceglie la parola che Böhme aveva davanti e non ha usato.

Böhme è un calzolaio di Görlitz senza istruzione filosofica, e scrive in un tedesco che i suoi lettori colti trovavano quasi illeggibile. Quella mancanza di formazione è anche la ragione per cui conia con libertà: non aveva un vocabolario tecnico da rispettare, e quando gli serviva una parola la faceva.

Ancorato ai testi

Nell'Ungrund non è né luce né tenebra, né bene né male: è una volontà che non vuole ancora nulla; e poiché non ha nulla da volere, vuole se stessa, e in quel volersi si trova, e trovandosi si divide.parafrasi dichiarata dall'impianto che Jacob Böhme espone nelle opere della maturità. La sequenza è quella che decide tutto: la separazione dei principi nasce da un atto di autoconoscenza, non da una caduta né da una decisione

Dove nasce

Un'oscurità che serve alla luce

La definizione breve indica la differenza che conta, ed è la tesi più caratteristica di Böhme: l'oscurità non è assenza di luce ma principio necessario alla luce.

L'argomento, nella sua opera, è quasi fisico e vale la pena seguirlo perché non è una metafora. Una luce che non incontri nulla non si vede: perché ci sia una fiamma occorre qualcosa che resista e che bruci, e senza resistenza c'è solo un'espansione indistinta che non appare. Il principio contrattivo, che Böhme chiama anche l'ira o la durezza, non è dunque il male: è ciò che dà forma, e senza di esso la luce non sarebbe niente di determinato.

Il male, in questo impianto, non è nessuno dei due principi: è il loro squilibrio, la contrazione che si separa e vuole per sé. È la stessa struttura che la voce sul secondo Adam descrive sul piano antropologico, e le due voci vanno lette insieme perché sono la stessa dottrina su due scale.

Questa posizione ha un prezzo teologico che Böhme paga e che gli costa persecuzioni: se l'oscurità è nel fondo, allora ha una radice in Dio, e la teologia corrente non lo concede. La sua risposta è che nell'Ungrund quel principio non è ancora male, perché non è ancora separato; ma è una risposta che i suoi contemporanei non trovarono sufficiente, e il pastore della sua città gli proibì di scrivere.

Come la legge questa biblioteca

La radice della trasfigurazione

La definizione breve chiude con l'affermazione più impegnativa della voce: da questo dipende tutta la visione della redenzione come trasfigurazione e non come fuga.

Il legame è logico e vale la pena renderlo esplicito. Se l'oscurità è mancanza di luce, allora la salvezza consiste nell'aggiungere luce o nel togliersi dal buio, e in entrambi i casi il buio non ha nulla da dare: è un difetto da eliminare, e chi ne è fatto va lasciato. Se invece l'oscurità è un principio, allora non si elimina senza distruggere anche la luce che essa rende visibile, e la sola via è rimetterla al proprio posto.

Applicato alla materia e al corpo, che sono nel vocabolario di Böhme dalla parte del principio contrattivo, il ragionamento dà esattamente il bivio che questa biblioteca dichiara: la materia non va lasciata perché senza di essa non c'è forma, e la redenzione consiste nel restituirle equilibrio. È la posizione contro il dualismo gnostico, ed è fondata qui e non su una preferenza.

Va aggiunto che Böhme è, di tutti gli autori di questa biblioteca, quello che si legge con più fatica. Scrive per immagini che si accavallano, cambia terminologia da un'opera all'altra, e i suoi lettori più devoti ammettono di non seguirlo sempre. Questa biblioteca lo tiene lo stesso, e la voce sulla perplessità descrive per un'altra tradizione la condizione in cui lo si legge.

Da non confondere

Quattro fondi che non ci sono

Con l'Ein Sof. Il lessico segna uno specchio e la differenza è di dinamica interna. L'Ein Sof cabbalistico non si divide: per fare posto al mondo si ritrae, e la sua unità resta intatta. L'Ungrund si divide, e la separazione dei principi avviene dentro di esso: è un fondo che ha una vicenda. Uno si contrae, l'altro si articola.

Con l'Uno di Plotino. Anche qui specchio, e anche qui la differenza è nel movimento. L'Uno trabocca senza mutare e senza volere: la processione è necessaria e serena. L'Ungrund vuole conoscersi, e da quel volere nasce tutto: c'è un'inquietudine al principio, che il neoplatonismo non ha e non potrebbe avere.

Con il nulla. La definizione breve lo esclude e la ragione è nel passo citato: c'è una volontà. Un nulla non vuole. L'Ungrund è indeterminato, non vuoto, e la differenza è la stessa che passa fra una pagina bianca e nessuna pagina.

Con il caos. Il caos delle cosmogonie antiche è disordine: elementi che ci sono e non stanno in nessun assetto. Nell'Ungrund non c'è nulla da mettere in ordine, perché non ci sono ancora elementi, e nemmeno la distinzione fra luce e tenebra. Un disordine e una indistinzione: al primo si può porre rimedio, alla seconda no, perché non è un problema.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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