Con il Dio dei monoteismi. Il Dio di Abramo ha una volontà, parla, sceglie, si rivolge a qualcuno. L'Uno non ha volontà e non si rivolge a nessuno: chiedersi se ami sarebbe una domanda malformata. La differenza non è di intensità religiosa, è che uno dei due è un interlocutore e l'altro no, e le due strutture producono due religioni diverse.
Con l'essere. È la tesi tecnica di Plotino ed è quella che lo distingue dalla scolastica: l'Uno è epékeina tês ousías, al di là dell'essere. Non è l'ente supremo in cima a una scala di enti, perché l'essere è già una determinazione e il principio non ne ha. Tommaso, che identifica Dio con l'atto d'essere, sta dicendo qualcosa di diverso e lo sa.
Con il numero uno. La lingua ci mette del suo, e la matematica pitagorica dei numeri divini ha aiutato la confusione. Ma il numero uno è il primo di una serie, si somma, si moltiplica e ha un successore. Il principio di cui si parla qui non ha successore e non entra in nessuna operazione. Il nome è un prestito, e Plotino dice espressamente che è un prestito.
Con l'unione mistica come sentimento di unità. L'hénōsis di cui parlano le Enneadi non è uno stato affettivo di fusione con il tutto: è il termine di un percorso in cui, dice Plotino, non c'è più nemmeno chi guarda. Porfirio racconta che al maestro accadde quattro volte in sei anni, e la precisione del conteggio dice qualcosa sul genere di evento di cui si sta parlando. Un sentimento di unità è un'altra cosa, ed è molto più frequente.