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Athanor · Lessico · Secondo anello · Ermetismo · specchio

Nous

νοῦςgreconoûs, «intelletto»


In Plotino, l'Intelletto che pensa se stesso: la seconda ipostasi delle Enneadi, il livello del reale in cui pensiero ed essere coincidono. Il saggio sul Cristo cosmico lo accosta a Logos e Brahman come ponte tematico dichiarato: nomi diversi per la struttura intelligente del reale, ciascuno con il proprio accento, senza identità da forzare. Una riga di onestà: Plotino è neoplatonico, non ermetico; la voce sta in questo anello per prossimità di territorio, non per appartenenza di scuola.

LogosBrahman

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 2

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Non la ragione che ragiona, quella che vede

Il greco distingue due modi dell'intelligenza, e l'italiano li fonde in «pensare». Diánoia è il pensiero che percorre: procede per passi, collega premesse e conclusioni, ha bisogno di tempo. Noûs è il pensiero che coglie: afferra in un colpo, senza passaggi, e per questo non si può insegnare né dimostrare.

La distinzione ha una conseguenza tecnica che Aristotele mette in chiaro: i principi primi non si dimostrano, perché una dimostrazione li presuppone. Se dunque li conosciamo, li conosciamo con un'altra facoltà, e quella facoltà è il noûs. Non è misticismo: è un'esigenza logica, e a essa Aristotele dedica un capitolo la cui difficoltà occuperà i commentatori arabi e latini per un millennio.

Il termine ha una carriera lunga prima di Plotino. In Omero è la mente che si accorge e progetta; in Anassagora diventa il principio che mette ordine nel caos delle cose, ed è la prima volta che l'intelligenza viene posta come causa cosmica. Plotino eredita entrambi i sensi, quello soggettivo e quello cosmico, e ne fa un livello del reale.

Ancorato ai testi

Chi sei tu? Io sono Poimandres, il Nous della sovranità. So che cosa vuoi, e sono con te dovunque.parafrasi dichiarata dal primo trattato del Corpus Hermeticum, il Poimandres. È la ragione per cui questa voce sta nell'anello ermetico e non altrove: nei testi ermetici il Nous non è un grado del reale, è qualcuno che si presenta e parla in prima persona

Dove nasce

Il pensiero che pensa se stesso, e non ha bisogno d'altro

In Plotino il Nous è la seconda ipostasi, e la sua definizione è una delle formule più dense della filosofia antica: è il pensiero che pensa se stesso. Non significa che sia narcisista o vuoto: significa che a quel livello non c'è distanza fra chi conosce e ciò che è conosciuto, perché gli oggetti del Nous non gli stanno fuori. Le forme non sono cose che il Nous guarda, sono ciò che il Nous è.

Ne segue la caratteristica che rende questo livello interessante anche per chi non è neoplatonico: è il primo grado in cui c'è molteplicità, ed è una molteplicità senza separazione. L'Uno non ha parti; le cose del mondo hanno parti separate le une dalle altre; il Nous ha molte determinazioni che sono tutte insieme e nessuna esclude le altre, come i teoremi di una scienza, che sono molti e non stanno in file. È il modello di ogni tentativo successivo di pensare un'unità che non cancelli le differenze.

Va detta anche la riga di onestà che la definizione breve già dichiara: Plotino non è ermetico, e il suo Nous non appartiene alla stessa letteratura del Poimandres. La voce sta in questo anello per prossimità di territorio: fra terzo secolo e Rinascimento, neoplatonismo ed ermetismo sono stati letti insieme, tradotti dagli stessi uomini e citati nella stessa pagina, al punto che Ficino traduce il Corpus interrompendo Platone. La contiguità è storica e reale, e non è appartenenza di scuola.

Come la legge questa biblioteca

Un ponte dichiarato, con i pilastri in vista

Il saggio sul Cristo cosmico accosta Nous, Logos e Brahman come ponte tematico dichiarato, e la parola «dichiarato» è l'unica cosa che rende l'accostamento accettabile. Vale la pena vedere che cosa i tre condividono e in che cosa si separano, perché è l'esercizio che questa biblioteca chiede di saper fare.

Condividono la tesi che il reale abbia una struttura intelligente, e che quella struttura non sia un prodotto della mente umana ma ciò a cui la mente umana partecipa quando capisce. È una posizione forte, non ovvia, e negata da buona parte del pensiero moderno.

Si separano nel modo in cui quella struttura sta rispetto al mondo e a chi la pensa. Il Nous è un grado del reale, e la mente umana vi accede risalendo. Il Brahman non è un grado, perché nella lettura non-dualista non ci sono gradi da risalire. Il Logos giovanneo è una persona ed è disceso: la partecipazione non avviene per ascesa ma per un incontro che ha una data. Tre accenti, come dice la definizione breve, e la biblioteca non li fonde.

Resta un'osservazione che vale per il lavoro pratico. Il pensiero che coglie invece di percorrere è ciò che questa scuola chiama, con Scaligero, pensiero vivente, e la parentela non è casuale né inventata: passa per una linea documentata che va dal neoplatonismo all'idealismo tedesco e di lì all'antroposofia. Su questo il lessico segna una convergenza, e la catena si può ricostruire libro per libro.

Da non confondere

Quattro intelligenze

Con la ragione. È la traduzione peggiore e la più diffusa: ratio in latino rende piuttosto diánoia, il pensiero discorsivo. Rendere noûs con ragione fa dire ai testi l'opposto di quello che dicono, perché la loro tesi è precisamente che il principio non si raggiunge ragionando.

Con la mente in senso psicologico. La psiche individuale, con i suoi contenuti, la sua storia e i suoi stati, in Plotino è un altro livello, la terza ipostasi, ed è quella che discende nei corpi. Il Nous non è dentro nessuno. Quando un testo neoplatonico dice che l'anima risale al Nous non descrive un'introspezione più profonda: descrive un'uscita dal proprio.

Con il Logos. Sono i due grandi nomi greci per l'intelligibilità del reale, e la tentazione di trattarli come sinonimi è forte. Ma lógos vuol dire anche discorso, rapporto, proporzione: porta con sé la dimensione del dire e della relazione, e per questo il Vangelo può usarlo per una persona che parla. Noûs non parla. Un'intelligenza che si dice e una che vede.

Con l'intelligenza artificiale. L'accostamento oggi si presenta da solo e vale la pena disinnescarlo con precisione, non con sdegno. Ciò che una macchina fa somiglia a diánoia: procede per passi, e i passi si possono scrivere. Il noûs è definito per contrasto proprio con quel modo di procedere, ed è ciò che afferra i principi senza percorrerli. Che poi qualcosa di simile a un colpo d'occhio possa emergere da moltissimi passi è una domanda aperta, e questa biblioteca non ha titolo per rispondere; ma la distinzione greca resta il modo più chiaro di porla.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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