Con la ragione. È la traduzione peggiore e la più diffusa: ratio in latino rende piuttosto diánoia, il pensiero discorsivo. Rendere noûs con ragione fa dire ai testi l'opposto di quello che dicono, perché la loro tesi è precisamente che il principio non si raggiunge ragionando.
Con la mente in senso psicologico. La psiche individuale, con i suoi contenuti, la sua storia e i suoi stati, in Plotino è un altro livello, la terza ipostasi, ed è quella che discende nei corpi. Il Nous non è dentro nessuno. Quando un testo neoplatonico dice che l'anima risale al Nous non descrive un'introspezione più profonda: descrive un'uscita dal proprio.
Con il Logos. Sono i due grandi nomi greci per l'intelligibilità del reale, e la tentazione di trattarli come sinonimi è forte. Ma lógos vuol dire anche discorso, rapporto, proporzione: porta con sé la dimensione del dire e della relazione, e per questo il Vangelo può usarlo per una persona che parla. Noûs non parla. Un'intelligenza che si dice e una che vede.
Con l'intelligenza artificiale. L'accostamento oggi si presenta da solo e vale la pena disinnescarlo con precisione, non con sdegno. Ciò che una macchina fa somiglia a diánoia: procede per passi, e i passi si possono scrivere. Il noûs è definito per contrasto proprio con quel modo di procedere, ed è ciò che afferra i principi senza percorrerli. Che poi qualcosa di simile a un colpo d'occhio possa emergere da moltissimi passi è una domanda aperta, e questa biblioteca non ha titolo per rispondere; ma la distinzione greca resta il modo più chiaro di porla.