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Athanor · Lessico · Terzo anello · Psicologia del profondo

Ombra

italiano · tedesco di JungSchatten


In Jung, la parte della personalità che la coscienza non vuole o non sa vedere: non un male da estirpare ma un contenuto da incontrare e integrare. Il significato corrente («lato oscuro», come etichetta) appiattisce un termine che indica un compito preciso del lavoro interiore. La figura del Guardiano della Soglia le somiglia per struttura: l'incontro con ciò che di sé non si è guardato. I due registri, psicologico e iniziatico, restano distinti.

Guardiano della SogliaIndividuazione

Dove lavoraMappa delle tradizioni (Psicologia del profondo)

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Un'ombra la fa la luce, non il buio

Jung sceglie una parola ordinaria, Schatten, e la sceglie per una proprietà fisica precisa che la metafora conserva per intero: l'ombra è prodotta dalla luce. Nessun oggetto proietta ombra al buio. Più la fonte è intensa, più il contorno è netto.

Ne segue la tesi che il termine porta con sé, e che le divulgazioni perdono quando parlano di lato oscuro. L'ombra non è la parte cattiva di qualcuno: è ciò che una determinata luce lascia dietro. Se un uomo ha costruito la propria identità sull'essere mite, la sua ombra sarà fatta di durezza; se l'ha costruita sull'essere forte, sarà fatta di bisogno. Non c'è un catalogo di contenuti d'ombra validi per tutti: dipende da dove sta la luce.

La seconda proprietà che la metafora conserva è che l'ombra è attaccata. Non la si può lasciare da qualche parte, e non si può stare al sole senza. È la ragione per cui, nel vocabolario di Jung, non si parla mai di eliminarla: si parla di riconoscerla, che è ciò che si fa con qualcosa che non se ne andrà.

Ancorato ai testi

Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma rendendo cosciente l'oscurità. Questo secondo procedimento è sgradevole e perciò impopolare.parafrasi dichiarata da un passo che Jung colloca nei suoi scritti sull'alchimia. La seconda frase è quella che di solito si omette citando la prima, e contiene l'argomento: il criterio per riconoscere questo lavoro è che dispiace

Dove nasce

La proiezione, cioè il modo in cui l'ombra si fa vedere

Il concetto non sarebbe operativo senza il meccanismo che lo accompagna, e che è l'unica parte davvero verificabile di tutta la costruzione: la proiezione. Ciò che di sé non si riconosce non resta fermo dentro; si vede fuori, addosso a qualcun altro, e lì viene combattuto.

Il segnale che Jung indica è di una semplicità disarmante ed è per questo che vale la pena tenerlo: l'intensità sproporzionata. Non l'antipatia, che è normale, ma la reazione che eccede l'occasione. Chi si irrita per un difetto altrui più di quanto quel difetto meriti sta guardando qualcosa di proprio; e la sproporzione è misurabile perché altri, davanti allo stesso comportamento, non reagiscono così.

Questo dà al lavoro sull'ombra una porta di ingresso che non richiede introspezione né talento. Non si comincia guardando dentro, il che è difficile e produce quasi sempre autoritratti compiacenti: si comincia dalle proprie reazioni sproporzionate, che sono fatti pubblici, ricordabili e imbarazzanti. È il motivo per cui questa parte della psicologia analitica funziona anche fuori dallo studio dell'analista, mentre altre no.

Jung estende il concetto anche ai gruppi e alle nazioni, e i suoi scritti degli anni Trenta e Quaranta su questo sono fra i più discussi della sua opera, sia per il contenuto sia per il contesto in cui furono scritti. La biblioteca lo registra e non entra nel merito: non ha gli strumenti per giudicare quella pagina della sua biografia, e chi la affronta deve farlo con le fonti in mano.

Come la legge questa biblioteca

Due registri per lo stesso incontro

La definizione breve segnala che la figura del Guardiano della Soglia le somiglia per struttura, e che i due registri restano distinti. È l'accostamento più utile di questa voce e vale la pena guardarlo da vicino, perché mostra come si maneggia una somiglianza forte.

Ciò che condividono: in entrambi i casi si tratta di incontrare ciò che di sé non si è guardato, in entrambi i casi l'incontro è descritto come spiacevole e inevitabile, e in entrambi i casi non si può proseguire senza. La coincidenza è notevole perché le due formulazioni vengono da mondi diversi e da autori che non si sono influenzati su questo punto.

Ciò che li separa è lo statuto della figura. L'ombra è una parte della personalità di qualcuno, e non c'è nessuno lì fuori. Il Guardiano, nella descrizione steineriana, è una figura che si incontra, con una propria consistenza, e la tradizione lo tratta come qualcosa che c'era anche prima. Ridurre il secondo alla prima è possibile, ed è ciò che fa qualunque lettura psicologica; ma è una scelta, e va dichiarata invece che presupposta.

Sul piano del lavoro, questa biblioteca usa il registro psicologico per la parte iniziale e non fa promesse sull'altra. Riconoscere le proprie proiezioni è un compito alla portata di chiunque abbia la pazienza di annotare le proprie reazioni sproporzionate, e non richiede nessuna cosmologia. È anche, per quasi tutti, un lavoro che basta per anni.

Da non confondere

Quattro parti oscure

Con il male. L'ombra contiene ciò che è stato escluso, e ciò che viene escluso non è per forza cattivo: chi si è costruito sulla rinuncia ha nell'ombra il proprio desiderio, chi si è costruito sulla responsabilità ha la propria leggerezza. Jung insiste che l'ombra contenga anche oro, cioè capacità vive che sono state messe da parte perché non stavano nell'immagine che ci si era fatti di sé.

Con il lato oscuro come etichetta. La definizione breve lo dice: il senso corrente appiattisce un termine che indica un compito. Parlare del proprio lato oscuro come di un tratto caratteriale che si possiede, e magari di cui si è un po' fieri, è il modo più efficace per non incontrarlo: ciò che si nomina volentieri è, per definizione, già dentro l'immagine che si ha di sé.

Con il rimosso di Freud. Il rimosso è stato cosciente e poi è stato allontanato, e la terapia lo riporta indietro come memoria. Buona parte dell'ombra non è mai stata cosciente: non è stata rimossa, non è stata mai formata, perché lo sviluppo della personalità in una certa direzione ha semplicemente lasciato l'altra senza crescere. Non si ricorda, si conosce per la prima volta.

Con l'integrazione come assoluzione. Riconoscere una parte di sé non significa agirla né giustificarla, e Jung è netto: integrare l'ombra vuol dire sapere di averla, il che rende meno probabile che agisca, non di più. Chi si autorizza a comportarsi male perché sta integrando l'ombra ha ottenuto, con il vocabolario della psicologia, la stessa cosa che i sabbatiani ottennero con quello del tikkun.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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