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Athanor · Lessico · Primo anello · Antroposofia

Guardiano della Soglia

tedescoHüter der Schwelle (Steiner)


Figura della via iniziatica resa celebre da Steiner: l'incontro, sulla soglia tra coscienza ordinaria e mondo interiore più vasto, con ciò che di sé non si è ancora voluto guardare. Nei testi pubblici del sito è nominato come esempio del fascino dei contenuti esoterici, un fascino che può diventare ostacolo se si cerca l'immagine suggestiva invece del lavoro che essa chiede. Ciò che Jung chiama ombra le somiglia per struttura: i due registri restano distinti.

SogliaOmbraIniziazione

Dove lavoraLa voce in «Il corpo sottile» ↗ · Saggio sull'attenzione, parte 1

Nel laboratorioAnno II · Anno III


La parola

Un custode, non un carceriere

Hüter, in tedesco, è chi custodisce: il pastore è Hirte dalla stessa radice, e hüten vuol dire aver cura, sorvegliare qualcosa che è stato affidato. Non è Wächter, la guardia armata, e non è Wärter, il guardiano di una prigione. La parola che Steiner sceglie dice qualcuno che protegge, e la domanda che ne segue è: protegge chi, da che cosa.

La risposta, nel suo impianto, è che protegge chi si avvicina dall'entrare impreparato. La soglia non è chiusa da un divieto: è custodita perché passarla senza essere in grado di reggere ciò che c'è dall'altra parte fa danno. Il custode non impedisce, mostra: e ciò che mostra è chi è arrivato lì.

La figura è antica quanto l'idea di soglia, ed è il custode a essere caratteristico. Molte tradizioni hanno guardiani di porte, e quasi sempre sono esterni: chiedono una parola d'ordine, un merito, un permesso. Questo no. Ciò che si presenta sulla soglia, nella descrizione steineriana, è composto di ciò che appartiene a chi arriva: il guardiano è fatto di lui.

Ancorato ai testi

Ciò che finora era rimasto invisibile perché mescolato alla vita ordinaria si presenta come una figura che sta di fronte; e in essa l'uomo riconosce ciò che egli stesso ha prodotto e che gli ha camminato accanto senza che lo vedesse.parafrasi dichiarata dalla descrizione che Rudolf Steiner dà del Guardiano nei suoi scritti sulla conoscenza dei mondi superiori. Le due proposizioni contengono tutta la dottrina: la figura è esterna nella percezione e interna nella provenienza

Dove nasce

Da un romanzo dell'Ottocento a una dottrina

La figura, nella forma che Steiner rende celebre, ha un antecedente letterario preciso e recente: il Dweller of the Threshold del romanzo Zanoni di Edward Bulwer-Lytton, del 1842. È un romanzo d'appendice, di grande successo, che l'occultismo ottocentesco leggerà come se fosse un trattato; e la Blavatsky riprende la figura, e da lì entra nel patrimonio comune delle società iniziatiche del tempo.

Questo va detto per lo stesso motivo per cui si dice la data dell'albero di Kircher. Non toglie nulla al contenuto: Steiner ne fa una cosa sua e più articolata, e distingue anzi due guardiani, uno minore e uno maggiore, il primo dei quali riguarda ciò che si è fatto e il secondo la responsabilità verso l'umanità intera. Ma la genealogia dell'immagine passa per la narrativa popolare vittoriana, e chi la presenta come un'antica dottrina iniziatica dice una cosa che non risulta.

C'è poi il motivo per cui il sito la nomina nei testi pubblici, e la definizione breve lo dichiara: come esempio del fascino dei contenuti esoterici. È una figura magnifica, drammatica, cinematografica, e per questo pericolosa in un modo particolare: attira l'attenzione su di sé e non sul lavoro che rappresenta. Chi aspetta l'incontro con il Guardiano sta aspettando una scena, e nel frattempo non fa la sola cosa che, in qualunque impianto, prepara a quell'incontro.

Come la legge questa biblioteca

Due registri, e la ragione per tenerli separati

La definizione breve dice che ciò che Jung chiama ombra le somiglia per struttura, e che i due registri restano distinti. La voce sull'ombra svolge il confronto dal lato psicologico; qui conviene svolgerlo da questo.

La somiglianza è che entrambe le figure sono fatte di ciò che si è escluso, che entrambe si presentano come esterne, e che in entrambi i casi il compito non è vincerle ma riconoscerle. Sono tre coincidenze notevoli fra due autori contemporanei che sapevano l'uno dell'altro e non si stimavano molto.

La differenza sta nel piano su cui la figura viene collocata, e ha una conseguenza pratica netta. Se è un contenuto della propria psiche, non c'è nessun rischio che non sia già dentro di sé: il peggio che si incontra è quello che si è. Se, come Steiner sostiene, si tratta di un incontro sulla soglia di un mondo che ha una consistenza propria, allora la posta è diversa e l'avvertimento sulla preparazione è letterale, non pedagogico.

Questa biblioteca non risolve la questione e lavora nel registro che può verificare, come dichiara la voce sull'ombra: il riconoscimento delle proiezioni, che si fa annotando le proprie reazioni sproporzionate, non richiede nessuna cosmologia ed è alla portata di chiunque. Chi vuole prendere sul serio l'altro registro è avvertito da entrambe le tradizioni che non è un lavoro da fare da soli, ed è la sola raccomandazione che il sito si sente di dare.

Da non confondere

Quattro figure sulla porta

Con un ostacolo da superare. Il vocabolario dell'avventura suggerisce che il guardiano sia una prova da vincere per passare, e la parola tedesca dice il contrario: custodisce. Nella descrizione steineriana non c'è nulla da sconfiggere, e il passaggio non avviene perché si è stati più forti ma perché si è riconosciuto.

Con una figura demoniaca. L'iconografia lo ha reso spesso terrificante, e i testi lo descrivono come spaventoso; ma ciò che spaventa, nella dottrina, è il suo contenuto, cioè ciò che di sé si vede. Trattarlo come un'entità ostile significa proiettare fuori proprio ciò che l'incontro serve a ritirare dentro, e questo è, in questo vocabolario, l'errore per eccellenza.

Con la crisi spirituale. Ogni periodo difficile di un cammino viene chiamato incontro con il Guardiano, come ogni periodo difficile viene chiamato notte oscura. È lo stesso errore di categoria, ed è comodo per la stessa ragione: dà a una difficoltà ordinaria un nome che la nobilita.

Con l'ombra. Come si è visto: stessa struttura, due piani. Un modo rapido di tenerle distinte è chiedersi che cosa si fa dopo. Con l'ombra si lavora integrando, ed è un lavoro lungo e ordinario che si misura sui rapporti con le persone. Con il Guardiano, nell'impianto in cui compare, non si lavora: si passa, o non si passa.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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