Hüter, in tedesco, è chi custodisce: il pastore è Hirte dalla stessa radice, e hüten vuol dire aver cura, sorvegliare qualcosa che è stato affidato. Non è Wächter, la guardia armata, e non è Wärter, il guardiano di una prigione. La parola che Steiner sceglie dice qualcuno che protegge, e la domanda che ne segue è: protegge chi, da che cosa.
La risposta, nel suo impianto, è che protegge chi si avvicina dall'entrare impreparato. La soglia non è chiusa da un divieto: è custodita perché passarla senza essere in grado di reggere ciò che c'è dall'altra parte fa danno. Il custode non impedisce, mostra: e ciò che mostra è chi è arrivato lì.
La figura è antica quanto l'idea di soglia, ed è il custode a essere caratteristico. Molte tradizioni hanno guardiani di porte, e quasi sempre sono esterni: chiedono una parola d'ordine, un merito, un permesso. Questo no. Ciò che si presenta sulla soglia, nella descrizione steineriana, è composto di ciò che appartiene a chi arriva: il guardiano è fatto di lui.
Ancorato ai testi
Ciò che finora era rimasto invisibile perché mescolato alla vita ordinaria si presenta come una figura che sta di fronte; e in essa l'uomo riconosce ciò che egli stesso ha prodotto e che gli ha camminato accanto senza che lo vedesse.parafrasi dichiarata dalla descrizione che Rudolf Steiner dà del Guardiano nei suoi scritti sulla conoscenza dei mondi superiori. Le due proposizioni contengono tutta la dottrina: la figura è esterna nella percezione e interna nella provenienza