«Come agisco in ciò che conosco? Dove mi trovo nel ciclo?»
Torna la struttura rigorosa del primo anno, quattro trimestri con tema, pratica fondamentale, testi, domande e bilancio, ma la qualità richiesta è diversa. Il tema che unifica l'anno intero è il rapporto fra conoscenza e azione: non più cosa esiste, ma come si entra in relazione con ciò che esiste.
È l'anno che presuppone di più, e lo presuppone come lavoro fatto, non come lettura fatta: gli esercizi diventati pratica stabile e non intenzione, un testo abitato e non solo letto, una cosmologia familiare come una mappa che si è usata davvero, un primo movimento reale nel lavoro con l'ombra. Se una di queste condizioni manca, il terzo anno è prematuro: non per regola, ma per ragione pratica.
Il carico sale a sei-otto ore alla settimana, perché i lavori pratici diventano più sostanziosi. È l'anno più esigente dei quattro.
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