Con l'autorealizzazione. Il vocabolario corrente della realizzazione personale riguarda ciò che si ottiene: capacità, risultati, una vita che corrisponde ai propri desideri. L'individuazione riguarda ciò che si integra, e buona parte di ciò che si integra sono cose che nessuno desidera avere, a cominciare dall'ombra. Un processo che chiede di riconoscersi meschini non è un programma di realizzazione.
Con la guarigione. Jung distingue, e la distinzione è clinica prima che filosofica: si può curare un sintomo senza che il processo cominci, e il processo può cominciare in qualcuno che sta bene. Il secondo è, nella sua descrizione, un compito della seconda metà della vita, quando i problemi da risolvere sono stati risolti e resta la domanda su che senso abbia il tutto.
Con la nascita del Verbo. Il lessico le accosta per contrasto, e la ragione sta nel soggetto: là nasce qualcun altro nel punto in cui l'io finisce, qui matura un centro che è il centro di quella persona. La somiglianza è che in entrambi i casi il centro non coincide con l'io, e per questo l'accostamento è utile; la differenza è di chi sia quel centro, e per questo non è un'identità.
Con l'iniziazione. Jung ha usato più volte il vocabolario iniziatico per descrivere il proprio processo, e ne è nata l'idea che l'analisi sia un'iniziazione moderna. Nelle tradizioni l'iniziazione ha una forma esterna, un rito, dei testimoni, un momento; l'individuazione non ha nulla di tutto questo e non ha un momento in cui è avvenuta. Il fatto che entrambe cambino qualcuno non le rende lo stesso genere di cosa.