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Athanor · Lessico · Terzo anello · Psicologia del profondo

Individuazione

latinoindividuatio


In Jung, il processo per cui la personalità diventa ciò che è: integrazione progressiva dei contenuti inconsci attorno a un centro più ampio dell'io. Jung lo vide proiettato nei testi alchemici, e ne fece la chiave di Psicologia e alchimia. Non è la via iniziatica delle tradizioni, e il sito lo dice apertamente: è però il ponte più affidabile verso di essa per il lettore contemporaneo.

Grande OperaOmbraFunzione trascendente

Dove lavoraMappa delle tradizioni (Psicologia del profondo) · Timeline (Psicologia e alchimia)

Nel laboratorioAnno II · Anno I


La parola

Diventare indivisibili, non diventare speciali

Individuum è ciò che non si può dividere: il calco latino del greco átomon. Nella scolastica il principium individuationis è la questione tecnica di che cosa faccia di questo uomo questo uomo e non un altro, e la risposta più discussa, quella di Tommaso, la trova nella materia.

Jung prende il termine e ne conserva la radice invece del senso corrente. Individuazione non è diventare individualisti, e non è diventare unici nel senso di distinguersi: è diventare in-dividui, cioè non più divisi. Il processo che descrive è l'unificazione di una personalità che era in pezzi, e l'unicità che ne risulta è un effetto, non lo scopo.

La distinzione ha una conseguenza pratica che Jung sottolinea con insistenza: chi si individua non si separa dagli altri, ci si rapporta meglio, perché una personalità unificata non ha bisogno di proiettare sugli altri le parti di sé che non riconosce. Il termine è stato letto come un programma di autorealizzazione, ed è quasi l'opposto.

Ancorato ai testi

L'individuazione non esclude il mondo: lo include. Non porta all'isolamento ma a una più intensa e generale connessione, perché ciò che nell'uomo resta inconscio viene proiettato, e ciò che è proiettato viene combattuto negli altri.parafrasi dichiarata dalle precisazioni che Jung fa in più luoghi contro l'accusa di individualismo, in particolare negli scritti sul rapporto fra io e inconscio. È la difesa che ha dovuto ripetere di più

Dove nasce

Trovato dentro i trattati alchemici

La vicenda di come Jung arrivi a questo concetto è più interessante della sua definizione, e la definizione breve la richiama: lo vide proiettato nei testi alchemici, e ne fece la chiave di un'opera intera.

La sequenza dei fatti, per come lui la racconta, è questa. Osserva nei sogni dei pazienti, e nei propri, immagini che non derivano dalla biografia di chi le sogna e che ricorrono in persone che non si conoscono. Cerca per anni un materiale storico che presenti le stesse figure nello stesso ordine. Lo trova nell'alchimia, che leggeva in origine per altre ragioni e che considerava una curiosità: e vi riconosce una sequenza di dissoluzione, morte, congiunzione e ricomposizione che corrisponde a ciò che vedeva nel materiale clinico.

Il ragionamento che ne trae è il seguente. Gli alchimisti proiettavano sulla materia contenuti psichici che non potevano ancora riconoscere come propri, perché non esisteva una psicologia; i loro trattati sono quindi documenti involontari del processo di trasformazione della psiche, e sono preziosi proprio perché involontari. Da qui la Grande Opera come immagine dell'individuazione.

La forza dell'argomento è che spiega perché i trattati siano così oscuri e insieme così coerenti fra loro. Il suo limite lo dice la voce sulla Grande Opera: gli alchimisti lavoravano anche davvero con i forni, e una spiegazione che tratta la parte materiale come una copertura sta scartando metà del documento. Questa biblioteca registra la lettura come convergenza dichiarata, che è il grado giusto: un'interpretazione con un autore, non un fatto.

Come la legge questa biblioteca

Il ponte più affidabile, e perché non è la via

La definizione breve è insolitamente esplicita: non è la via iniziatica delle tradizioni, e il sito lo dice apertamente; è però il ponte più affidabile verso di essa per il lettore contemporaneo. Vale la pena spiegare tutte e due le affermazioni, perché sono forti.

È il ponte più affidabile per una ragione che ha a che fare con la verifica. L'individuazione è un processo che si svolge dentro un rapporto terapeutico, con qualcuno che risponde, in un tempo lungo, e con criteri di riuscita che non dipendono dalle dichiarazioni di chi lo compie: si guarda come qualcuno sta con le persone, con il lavoro, con i propri difetti. Fra le vie di trasformazione disponibili oggi, poche hanno un dispositivo di controllo altrettanto sobrio.

Non è la via perché ha una meta diversa e lo dichiara. L'individuazione porta una persona a essere pienamente se stessa; le vie di cui questa biblioteca si occupa dicono che ciò che accade in fondo non è più della persona, e la voce sul fondo dell'anima lo dice con la formula più netta: il fondo non è chi siamo davvero, perché non è nostro. Il Sé junghiano è il centro di una psiche; ciò di cui parlano le tradizioni non è il centro di nessuno.

Nel percorso questo si traduce in una raccomandazione pratica, e la biblioteca la fa: il lavoro psicologico e quello spirituale non si sostituiscono, e chi ha bisogno del primo non lo ottiene facendo il secondo. Sono due lavori, con due strumenti e due tempi, e il secondo su una casa non in ordine di solito peggiora le cose.

Da non confondere

Quattro diventare se stessi

Con l'autorealizzazione. Il vocabolario corrente della realizzazione personale riguarda ciò che si ottiene: capacità, risultati, una vita che corrisponde ai propri desideri. L'individuazione riguarda ciò che si integra, e buona parte di ciò che si integra sono cose che nessuno desidera avere, a cominciare dall'ombra. Un processo che chiede di riconoscersi meschini non è un programma di realizzazione.

Con la guarigione. Jung distingue, e la distinzione è clinica prima che filosofica: si può curare un sintomo senza che il processo cominci, e il processo può cominciare in qualcuno che sta bene. Il secondo è, nella sua descrizione, un compito della seconda metà della vita, quando i problemi da risolvere sono stati risolti e resta la domanda su che senso abbia il tutto.

Con la nascita del Verbo. Il lessico le accosta per contrasto, e la ragione sta nel soggetto: là nasce qualcun altro nel punto in cui l'io finisce, qui matura un centro che è il centro di quella persona. La somiglianza è che in entrambi i casi il centro non coincide con l'io, e per questo l'accostamento è utile; la differenza è di chi sia quel centro, e per questo non è un'identità.

Con l'iniziazione. Jung ha usato più volte il vocabolario iniziatico per descrivere il proprio processo, e ne è nata l'idea che l'analisi sia un'iniziazione moderna. Nelle tradizioni l'iniziazione ha una forma esterna, un rito, dei testimoni, un momento; l'individuazione non ha nulla di tutto questo e non ha un momento in cui è avvenuta. Il fatto che entrambe cambino qualcuno non le rende lo stesso genere di cosa.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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