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Athanor · Lessico · Terzo anello · Psicologia del profondo

Inconscio collettivo

tedesco di Jungkollektives Unbewusstes


Lo strato della psiche che per Jung non deriva dalla biografia personale ma è comune agli esseri umani: non immagini ereditate, ma disposizioni a formarle, gli archetipi. È l'ipotesi che gli permette di leggere miti, riti e figure alchemiche come materiale psichico vivo invece che come curiosità etnografiche. La biblioteca la usa come ponte verso il simbolismo tradizionale e ne segnala insieme il limite: leggere una tradizione come proiezione della psiche la rende accessibile e nello stesso gesto la riduce. La scuola non vuole dimenticare il secondo effetto mentre gode del primo.

ArchetipoIndividuazioneOmbraTradizione Primordiale

Dove lavoraMappa delle tradizioni (terzo anello) · Anno I (Gli Archetipi dell'Inconscio Collettivo)

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Collettivo non vuol dire condiviso

L'aggettivo è la fonte di quasi tutti gli equivoci, e Jung se ne accorse tardi: negli scritti più maturi propone di sostituirlo con «oggettivo», e a volte usa «impersonale». Il motivo è che «collettivo» suggerisce un serbatoio comune a cui tutti attingono, una specie di memoria condivisa in cui i contenuti circolano fra le persone. Non è quello che il termine dice.

Dice che è collettivo come è collettivo lo scheletro umano: non nel senso che ne abbiamo uno solo in comune, ma nel senso che ciascuno ha il proprio e sono fatti tutti allo stesso modo. Non c'è nessun luogo in cui l'inconscio collettivo stia. C'è, in ogni individuo, uno strato della psiche che non deriva dalla sua biografia e che è strutturato come quello di chiunque altro.

E ciò che quello strato contiene non sono immagini, secondo la precisazione che la voce sull'archetipo svolge per esteso: sono disposizioni a formarne. La differenza fra un'immagine ereditata e la disposizione a formare immagini di un certo tipo è tutta la differenza fra una tesi impossibile e una discutibile.

Ancorato ai testi

Come il corpo umano mostra una anatomia comune al di là di tutte le differenze razziali, così la psiche possiede un substrato comune che oltrepassa ogni diversità di cultura e di coscienza: quello che ho chiamato inconscio collettivo.parafrasi dichiarata dalla formulazione che Jung usa nei suoi scritti tardi, e in particolare nei commenti ai testi orientali. Il paragone anatomico è il suo argomento principale, ed è anche il punto su cui il concetto è più vulnerabile: l'anatomia si disseziona, gli archetipi no

Dove nasce

L'ipotesi che rende leggibili i miti

Jung arriva al concetto da un problema concreto: nei deliri dei suoi pazienti compaiono immagini che quelle persone non possono aver preso da nessuna parte, e che ricorrono in mitologie che non conoscono. Il caso che racconta più spesso è quello di un uomo ricoverato che descrive un tubo pendente dal sole, la cui oscillazione produce il vento; anni dopo Jung trova, in un testo mitraico appena pubblicato, un tubo pendente dal disco solare da cui nasce il vento.

L'episodio è discusso: gli storici hanno fatto notare che il testo circolava e che il paziente avrebbe potuto averlo incontrato. Ma la questione non si decide su un caso, e Jung costruisce l'ipotesi su moltissimi. Ciò che ne trae è uno strumento di lettura formidabile: se esiste uno strato psichico comune, allora i miti, i riti e le figure dell'alchimia non sono curiosità etnografiche ma documenti su come funziona la mente umana, e si possono leggere come si legge un sogno.

Il rendimento di questa ipotesi è stato enorme, e va riconosciuto. Ha reso di nuovo leggibili biblioteche intere che l'Ottocento positivista aveva archiviato come superstizione, e ha dato a generazioni di lettori un motivo per prendere sul serio materiali che altrimenti avrebbero scartato. Buona parte dell'interesse contemporaneo per le tradizioni che questa biblioteca custodisce passa, direttamente o no, di lì.

Come la legge questa biblioteca

Godere del ponte senza dimenticare il pedaggio

La definizione breve contiene la formula più netta che questo lessico usi, ed è il caso di riprenderla: leggere una tradizione come proiezione della psiche la rende accessibile e nello stesso gesto la riduce; la scuola non vuole dimenticare il secondo effetto mentre gode del primo.

Il pedaggio è questo. Una tradizione afferma qualcosa sul reale: che gli dèi ci siano, che il mondo abbia una struttura, che un evento sia accaduto. Tradotta in linguaggio psicologico, l'affermazione diventa una descrizione di come la mente umana funziona, e l'affermazione originale non viene confutata: viene messa fra parentesi, e la parentesi non si riapre mai. Chi legge la Kabbalah come mappa dell'inconscio ha ottenuto un testo utilissimo e ha smesso di poter chiedere se sia vero.

La cosa notevole è che questo non è un difetto della psicologia analitica: è ciò che ogni traduzione fa. Il vocabolario in cui si traduce decide che tipo di cosa sia ciò che si traduce, e non esiste un vocabolario neutro. Questa biblioteca lo dichiara ogni volta che può, e questa voce è il luogo dove la cosa si vede meglio.

Nel linguaggio della mappa, il rapporto fra inconscio collettivo e simbolismo tradizionale è di specchio: due spiegazioni delle stesse ricorrenze, una che le colloca nella struttura della mente e una che le colloca nella struttura del reale. Chi tratta la prima come la spiegazione della seconda ha preso una posizione metafisica, e ha il diritto di prenderla: ha il dovere di sapere di averla presa.

Da non confondere

Quattro cose comuni a tutti

Con una coscienza collettiva. È l'errore più diffuso e la parola lo favorisce. Non si tratta di una mente unica di cui gli individui sarebbero parti, né di un campo in cui i pensieri di uno raggiungono gli altri. Ciascuno ha il proprio, e sono uguali per struttura come sono uguali i polmoni.

Con la cultura. Le immagini che una persona ha in testa vengono in enorme maggioranza da ciò che ha visto, letto e sentito, e l'ipotesi di Jung serve a spiegare il residuo che questo non spiega. Il residuo è piccolo e contestato, e ogni volta che si può ricostruire una fonte culturale l'ipotesi non serve. Chi la invoca per spiegare somiglianze che si spiegano con la trasmissione la sta usando male.

Con l'inconscio come fondo dell'anima. La voce sulla mistica renana lo dice dall'altro lato: il fondo di Eckhart non è uno strato psichico, non appartiene alla persona, e non ha contenuti. L'inconscio collettivo appartiene alla specie e ha una struttura descrivibile. Chiamare l'uno con il nome dell'altro è precisamente il pedaggio di cui sopra.

Con l'inconscio di Freud. La differenza non è di quantità ma di origine. L'inconscio freudiano si forma: è fatto di ciò che una biografia ha dovuto allontanare, ed è quindi diverso in ciascuno. Quello che Jung aggiunge non si forma e non ha storia personale. È la ragione della loro rottura, ed è anche il punto su cui la psicoanalisi successiva ha in larga parte dato ragione a Freud.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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