Con l'immagine archetipica. È la distinzione tecnica di Jung, ed è quella che decide se si sta parlando con precisione. Il vecchio saggio, la grande madre, l'eroe non sono archetipi: sono immagini, storicamente determinate, che una disposizione ha prodotto in quella cultura. Un elenco di archetipi con i loro nomi propri è, a rigore, un elenco di monete presentato come elenco di coni.
Con l'idea platonica. La somiglianza è antica e Jung la conosce. La differenza è dove stanno: l'idea platonica è indipendente dalla mente che la pensa e più reale delle cose; l'archetipo junghiano è una struttura di una specie vivente, e senza esseri umani non c'è. Chi usa i due termini come sinonimi restituisce a Jung una metafisica che lui aveva tolto.
Con il modello esemplare. È il senso corrente e la definizione breve lo esclude: dire che qualcuno è l'archetipo del padre severo significa dire che è un caso tipico. L'uso tecnico è il contrario: l'archetipo non è un esemplare, è ciò che non compare mai in un esemplare.
Con l'inconscio personale. Freud e Jung si dividono anche qui. I contenuti rimossi di una biografia sono personali, appartengono a una storia e a un individuo, e la terapia li riporta alla luce. Gli archetipi non appartengono a nessuno e non sono mai stati coscienti, quindi non si ricordano: si incontrano. È la ragione per cui il lavoro che li riguarda ha una forma diversa da quella di un'anamnesi.