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Athanor · Lessico · Terzo anello · Psicologia del profondo

Sincronicità

tedesco di JungSynchronizität


Il nome che Jung dà alla coincidenza significativa tra un fatto interiore e un fatto esterno quando tra i due non c'è rapporto di causa: un principio di connessione per senso invece che per causa, elaborato negli anni del confronto con il fisico Wolfgang Pauli. È il punto in cui la sua psicologia sfiora la cosmologia delle corrispondenze: se i piani del reale si rispondono davvero, la coincidenza significativa è ciò che ci si deve aspettare, non un'anomalia. L'uso corrente, che chiama sincronicità qualunque coincidenza notevole, svuota il termine di ciò che lo rendeva serio.

CorrispondenzeQualità del tempoArchetipo

Dove lavoraMappa delle tradizioni (terzo anello) · Anno I (le schede junghiane)

Nel laboratorioAnno I


La parola

Non «insieme nel tempo»: insieme nel senso

Jung conia il termine sul greco syn-chrónos, insieme nel tempo, e poi passa il resto della vita a spiegare che la simultaneità non è la cosa che gli interessa. Distingue infatti sincronicità da sincronismo: il secondo è la semplice coincidenza temporale di due eventi, che accade di continuo e non significa nulla; il primo richiede in più che i due eventi abbiano lo stesso senso, e che quel senso sia riconosciuto da qualcuno.

La definizione tecnica che ne ricava ha tre condizioni, e tutte e tre servono. Due eventi, uno interiore e uno esterno. Nessun rapporto di causa fra loro, né in un verso né nell'altro. E una corrispondenza di significato che non sia costruita a posteriori da chi osserva. Manca una delle tre e si è fuori dal concetto.

La terza condizione è quella impossibile da verificare, e Jung lo sa: come si distingue un senso che c'è da un senso che chi guarda ha messo? La sua risposta è che il senso, nei casi che raccoglie, sia riconoscibile da un terzo, e che la sproporzione fra la coincidenza e la probabilità sia tale da rendere insufficiente il caso. È una risposta debole, ed è la ragione per cui il concetto è rimasto ai margini della psicologia scientifica.

Ancorato ai testi

Chiamo sincronicità la coincidenza temporale di due o più eventi non legati causalmente, che hanno lo stesso significato o un significato simile; e la distinguo dal semplice sincronismo, che è la mera simultaneità di due avvenimenti.parafrasi dichiarata dalla definizione che Jung dà nel saggio del 1952 dedicato all'argomento, scritto e pubblicato insieme a un contributo del fisico Wolfgang Pauli

Dove nasce

Un fisico e uno psicologo, per trent'anni

Il saggio del 1952 è l'esito di una collaborazione lunga: Wolfgang Pauli, premio Nobel per la fisica, era stato paziente di un'allieva di Jung negli anni Trenta e restò poi in corrispondenza con lui per decenni. Il volume in cui la sincronicità compare per la prima volta contiene, accanto al testo di Jung, un saggio di Pauli sull'influenza delle idee archetipiche sulle teorie di Keplero.

Quello che i due cercavano vale la pena dirlo, perché è più ambizioso di quanto la fortuna divulgativa del termine lasci intendere. Non cercavano una spiegazione per le coincidenze fortunate: cercavano un secondo principio di connessione, da mettere accanto alla causalità, per rendere conto di fatti che la fisica del Novecento aveva reso pensabili. La meccanica quantistica aveva appena mostrato che a certi livelli la causa non basta a determinare l'evento, e Pauli riteneva che l'osservatore non fosse eliminabile dalla descrizione.

Il progetto non è riuscito, e va detto senza giri: la sincronicità non è entrata nella fisica, non è diventata un principio operativo, e non ha prodotto previsioni. Resta un'ipotesi filosofica formulata da due persone competenti nelle rispettive discipline, e il suo interesse è quello di un tentativo serio, non di un risultato.

Come la legge questa biblioteca

Il punto in cui una psicologia tocca una cosmologia

La definizione breve dice la cosa più interessante di questa voce: è il punto in cui la psicologia di Jung sfiora la cosmologia delle corrispondenze. Se i piani del reale si rispondono davvero, la coincidenza significativa è ciò che ci si deve aspettare, non un'anomalia.

È il ribaltamento che rende la voce utile qui. Nella cornice moderna la coincidenza significativa è un problema: bisogna spiegare come mai sia avvenuta, e le spiegazioni disponibili sono il caso o una causa nascosta. Nella cornice ermetica non c'è nulla da spiegare, perché la premessa è che i piani abbiano la stessa forma; il fatto strano diventerebbe semmai il contrario, cioè che non succeda mai.

Jung arriva vicinissimo a dirlo. Nel saggio del 1952 discute l'astrologia, la mantica cinese e la dottrina della corrispondenza, e riconosce che ciò che sta proponendo è la ripresa di un modo di pensare premoderno con altri strumenti. È la parte più audace della sua opera e quella in cui abbandona la prudenza empirica che rivendicava altrove.

Ciò che la biblioteca ne trattiene è il legame, non la dimostrazione. Che una psicologia del Novecento, seguendo il proprio materiale, sia arrivata a proporre un principio di connessione per senso è un fatto interessante sulla domanda; non è una conferma della dottrina ermetica, e presentarlo come tale sarebbe scorretto verso entrambe.

Da non confondere

Quattro coincidenze

Con la coincidenza notevole. È l'uso corrente e la definizione breve dice che svuota il termine. Pensare a qualcuno e riceverne un messaggio è, con ogni probabilità, quello che statisticamente deve accadere a chiunque pensi a molte persone e ne riceva molti messaggi. Il concetto di Jung richiede la sproporzione, e la sproporzione va valutata, non sentita.

Con un segno. Un segno presuppone qualcuno che lo manda, e quindi una causa, per quanto non fisica. La sincronicità è definita proprio dall'assenza di causa in entrambe le direzioni: nessuno ha disposto che quelle due cose accadessero insieme. Chi legge una coincidenza come un messaggio ha reintrodotto la causalità sotto un altro nome, e sta facendo qualcosa che il concetto esclude.

Con la profezia. Il concetto non dice nulla sul futuro e non consente previsioni. Vale per un fatto avvenuto, e si riconosce a cose fatte. Ogni uso che serva a decidere, del tipo «questa coincidenza mi dice che devo fare così», sta chiedendo al termine una funzione che non ha.

Con la qualità del tempo. Sono parenti stretti e vanno tenuti distinti per direzione. La qualità del tempo è una tesi sul momento: ogni istante ha una sua indole, leggibile, e ciò che accade insieme accade insieme perché condivide quell'indole. La sincronicità è una tesi su una coppia di eventi, e non richiede che il tempo sia strutturato. La prima è più ampia e più antica, e la seconda si può leggere come un suo caso particolare formulato con gli strumenti del Novecento.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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