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Athanor · Lessico · Secondo anello · Ermetismo · specchio

Corrispondenze

latino della Tavola di Smeraldoquod est inferius est sicut quod est superius


Il principio ermetico per cui i piani del reale si rispondono: ciò che è in basso è come ciò che è in alto. Dieci righe, quelle della Tavola di Smeraldo, che alchimia e magia naturale ripeteranno per un millennio, e che fondano la sintesi rinascimentale da Ficino ad Agrippa. La biblioteca lo legge come radice comune dell'esoterismo occidentale e come punto di congiunzione con il Logos giovanneo: il cosmo come tessuto ordinato e perciò leggibile.

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Nel laboratorioAnno I · Anno II


La parola

Dieci righe che si citano da mille anni

Non è una parola, è una frase, ed è la frase più citata dell'esoterismo occidentale: quod est inferius est sicut quod est superius, ciò che è in basso è come ciò che è in alto. Viene dalla Tavola di Smeraldo, un testo brevissimo, dieci o dodici righe secondo le recensioni, attribuito a Ermete Trismegisto.

Il verbo latino è sicut, come: non «è», non «dipende da», non «causa». Dice una somiglianza, e la dice in entrambe le direzioni, perché il seguito ripete la formula rovesciata. È una tesi sulla forma, non sull'influsso: i piani si rispondono perché hanno la stessa struttura, non perché uno tiri i fili dell'altro. La distinzione sembra sottile e decide che cosa si può fare con questo principio.

Ancorato ai testi

Vero, senza menzogna, certo e verissimo: ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i prodigi di una cosa sola.traduzione dall'apertura della Tabula smaragdina, secondo la vulgata latina medievale. L'ultima clausola è quella che si dimentica di citare, ed è quella che dà lo scopo: la somiglianza fra i piani non è una curiosità, serve a fare qualcosa

Dove nasce

Il testo fondativo dell'ermetismo occidentale arriva dall'arabo

La Tavola di Smeraldo si presenta come antichissima, egizia, incisa su smeraldo e ritrovata in una tomba. In realtà il testo più antico che ne possediamo non è greco né latino: è arabo, e sta dentro un'opera che circola fra l'ottavo e il nono secolo, il Libro del segreto della creazione, attribuito a un Balinas che sarebbe Apollonio di Tiana. In Europa arriva nel dodicesimo secolo, in traduzione latina, dentro il grande travaso di scienza araba che passa da Toledo e dalla Sicilia.

Vale la pena fermarcisi. La frase che fonda tutta la dottrina occidentale delle corrispondenze, quella che alchimisti, medici e magi naturali ripeteranno per cinque secoli come se venisse dall'Egitto dei faraoni, entra in Occidente in traduzione dall'arabo nel pieno Medioevo. Non la rende meno vera né meno feconda; le toglie l'aureola dell'antichità immemoriale, che era buona parte della sua autorità.

Alla stessa famiglia appartiene il Corpus Hermeticum, e la sua vicenda è ancora più istruttiva. Marsilio Ficino lo traduce nel 1463, interrompendo per farlo la traduzione di Platone perché Cosimo de' Medici lo ritiene più urgente: si credeva che Ermete fosse contemporaneo di Mosè, o anteriore, e che quei testi contenessero dunque una rivelazione più antica della Scrittura. Su questa convinzione si costruisce l'intero ermetismo rinascimentale. Nel 1614 Isaac Casaubon dimostra, su basi linguistiche, che quei testi sono dei primi secoli dell'era volgare. La datazione regge ancora oggi, e con essa cade la ragione che rendeva l'ermetismo così autorevole.

Una nota che dice quanto la cosa fosse presa sul serio: fra le carte di Isaac Newton, che di alchimia scrisse più che di ottica, c'è una sua traduzione inglese della Tavola di Smeraldo.

Come la legge questa biblioteca

Un cosmo leggibile, che è la premessa di tutto il resto

La definizione breve dice che la biblioteca legge questo principio come radice comune dell'esoterismo occidentale, e la formula è esatta anche in senso stretto: senza di esso, gran parte di ciò che questa biblioteca contiene non avrebbe una ragione di essere.

Il ragionamento è quello già incontrato nella voce su ṛta, e la ricorrenza è significativa. Se i piani del reale si rispondono, allora un simbolo non è una decorazione ma un'indicazione, un rito ha un effetto e non solo un significato, e una pratica fatta in un certo momento è diversa dalla stessa fatta in un altro. Se non si rispondono, tutto questo resta bella letteratura. Il principio ermetico è la versione occidentale di quella premessa, ed è formulata in modo più operativo: non dice soltanto che c'è un ordine, dice che l'ordine è lo stesso ai diversi livelli, e che quindi si può leggere l'uno per capire l'altro.

Da qui la parola giusta, che la definizione breve usa: leggibile. Il cosmo come tessuto ordinato e perciò decifrabile è ciò che rende possibile un lavoro di interpretazione che non sia arbitrario. E qui il principio incontra il Logos giovanneo, che dice qualcosa di simile per un'altra strada: se all'origine c'è una Parola, allora il mondo è stato detto, e ciò che è stato detto si può leggere. Il lessico segna una convergenza, e la differenza resta quella di sempre: là c'è una struttura, qui c'è Qualcuno.

Da non confondere

Quattro modi di legare le cose

Con la causalità. È l'errore che rende ridicolo l'intero impianto quando viene fatto. La formula dice sicut, come: i piani si somigliano. Non dice che il cielo produca gli eventi della terra. Quando le corrispondenze vengono lette come catene di cause si ottengono affermazioni verificabili e regolarmente false, ed è così che questa dottrina ha perso credito presso chi ne aveva ragione.

Con l'analogia retorica. Nel senso corrente un'analogia è uno strumento per spiegare: si paragona ciò che l'ascoltatore non conosce a ciò che conosce, e il paragone è nostro. Nella dottrina delle corrispondenze la somiglianza non la mette chi parla, c'è: è una proprietà del reale, e chi la enuncia sostiene di averla trovata, non costruita. Le due cose si scrivono nello stesso modo e impegnano in modo diverso.

Con la legge di attrazione. Nella versione contemporanea il principio diventa una tecnica: il pensiero al piano alto produrrebbe i fatti al piano basso, e quindi desiderare in modo corretto otterrebbe. È di nuovo la lettura causale, con in più l'inversione della direzione: chi legge la Tavola vi trova una somiglianza da riconoscere, non una leva da azionare, e la clausola finale parla di compiere prodigi di una cosa sola, non di ottenere ciò che si vuole.

Con il determinismo astrologico. La tradizione stessa ha combattuto su questo punto e ha una formula, ripetuta dal Medioevo in poi: gli astri inclinano, non costringono. Il principio delle corrispondenze non dice che cosa avverrà: dice che ciò che avviene su un piano ha una forma riconoscibile anche su un altro. Il lessico ha una voce apposta per il modo in cui questa biblioteca tiene la questione, la qualità del tempo.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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