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Athanor · Lessico · Centro · Il Cristo cosmico

Cristo cosmico

italianodal greco Christós, «unto», calco dell'ebraico mashiach


L'asse del percorso. Non il Cristo della teologia istituzionale, non il Gesù storico ridotto a esempio morale: il Cristo come fatto cosmico, il Logos che con l'Incarnazione ha mutato la struttura del rapporto tra l'essere umano e il cosmo. È la visione condivisa, con accenti propri, da Steiner, Böhme e dalla mistica renana, e illuminata per contrasto dalla Gnosi. Il sito la presenta come una tesi forte da esaminare, non come un articolo da accettare.

LogosIncarnazioneTrasfigurazioneBrahmanGnosi

Dove lavoraMappa delle tradizioni (il centro) · Saggio: Cristo come Fatto Cosmico · Timeline (l'asse dell'Incarnazione)


La parola

Un titolo, non un nome

Christós è un aggettivo verbale greco e significa unto: è la traduzione letterale dell'ebraico mashiach, da cui messia. Unto era il re, che riceveva l'olio sul capo; unto era il sommo sacerdote. È un titolo di funzione, come diremmo «consacrato», e in origine non nomina nessuno in particolare.

Ne segue che «Gesù Cristo» non è un nome e un cognome ma una frase con un predicato: Gesù è il consacrato. Chi la pronuncia sta facendo un'affermazione, non chiamando qualcuno. La cosa si è persa per uso, come si perde in ogni titolo che diventa nome proprio, e vale la pena riportarla perché rende la formula di nuovo leggibile.

L'aggettivo «cosmico» che il lessico aggiunge non appartiene al vocabolario antico: è moderno, e serve a segnalare che si sta parlando di quel titolo esteso a una portata che non riguarda una vicenda religiosa fra le altre ma la struttura del mondo. È un'aggiunta interpretativa, e questa biblioteca la dichiara.

Ancorato ai testi

Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura, perché in lui sono state create tutte le cose in cielo e sulla terra; tutte per mezzo di lui e in vista di lui sono state create, ed egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.Lettera ai Colossesi 1, 15-17, in traduzione corrente. È il testo su cui si regge ogni cristologia cosmica: la portata dell'affermazione è cosmologica prima che religiosa, e precede di decenni le formulazioni conciliari

Dove nasce

Una tesi antica, ripresa da moderni

Vale la pena essere precisi su un punto che i lettori sbagliano in entrambe le direzioni. La cristologia cosmica non è un'invenzione di Steiner, e non è nemmeno una dottrina marginale: sta nei testi più antichi del cristianesimo, nell'inno dei Colossesi citato sopra e nel Prologo di Giovanni, cioè in due passi che quasi tutte le confessioni cristiane leggono in liturgia.

Ciò che è moderno è l'accento. Nella teologia dei primi secoli la portata cosmica del Logos era pacifica e i Padri greci vi lavoravano con agio: Massimo il Confessore, nel settimo secolo, sviluppa un impianto in cui le ragioni di tutte le cose preesistono nel Logos e in lui si ricapitolano. Poi, nella teologia occidentale moderna, l'attenzione si sposta sulla storia della salvezza e sulla persona, e la dimensione cosmica passa in secondo piano.

Chi la riprende nel Novecento lo fa da posizioni diverse e senza formare una scuola. Steiner, dall'antroposofia. Teilhard de Chardin, gesuita e paleontologo, dall'interno della Chiesa cattolica e con non pochi guai. E prima di entrambi, nel Seicento, Jacob Böhme, che è la fonte che questa biblioteca frequenta di più e che arriva a queste cose per via visionaria e non accademica.

La convergenza di tre autori tanto diversi su una linea sepolta è ciò che rende il tema interessante. Non prova che abbiano ragione: dice che la dimensione cosmica del titolo è nei testi, che è stata coperta, e che chi torna sui testi tende a ritrovarla.

Come la legge questa biblioteca

L'asse, e il suo statuto dichiarato

La definizione breve chiama questa voce l'asse del percorso, e chiude con la formula più importante di tutto il lessico: il sito la presenta come una tesi forte da esaminare, non come un articolo da accettare.

Vale la pena dire che cosa significhi in pratica, perché è la clausola che regge tutto l'edificio. Significa che una persona può fare l'intero percorso, leggere ogni testo, praticare ogni esercizio e alla fine non accettare quella tesi, senza per questo aver fatto il percorso male. Significa che chi la espone deve esporre anche l'obiezione più forte che le viene mossa, ed è l'obiezione di Guénon che la voce sulla Tradizione primordiale riporta. E significa che le tradizioni che questa biblioteca custodisce non sono qui per confermarla: sono qui per quello che dicono, e alcune dicono altro.

Che poi tutto il resto sia disposto attorno a questo asse è un fatto e va detto altrettanto chiaramente. La timeline organizza le tradizioni rispetto a un evento; la trasfigurazione è il bivio davanti al quale la gnosi è messa come contrasto; la struttura del quadriennio segue quella tesi. Una biblioteca con un asse non è una biblioteca neutra, e chi entra ha diritto di saperlo dalla prima pagina.

Elaborazione del curatore

Dichiaro qui la sola cosa che mi riguarda personalmente e che non appartiene alle fonti. Ho scelto quell'asse perché ci credo, e non perché mi sembri il più adatto a tenere insieme il materiale. Se lo dichiaro è perché la posizione contraria, quella di chi presenta la propria convinzione come un ordinamento neutro dei fatti, mi pare la sola davvero scorretta. Chi legge sa dove sto, e può usare la biblioteca contro di me.nota curatoriale della biblioteca Ascesa

Da non confondere

Quattro Cristi

Con il Gesù storico. La ricerca storica sul personaggio, che ha due secoli e continua, si occupa di che cosa sia documentabile di un uomo vissuto in Galilea. È un lavoro legittimo e con metodi propri, e riguarda un'altra domanda: qui non si tratta di ciò che si può ricostruire, ma di ciò che quell'evento sarebbe. Le due indagini non si contraddicono e non si sostituiscono.

Con la figura morale. La riduzione a maestro di morale, esempio di bontà, riformatore sociale è la lettura ottocentesca liberale, ed è quella che la definizione breve esclude per prima. Non è ostile e non è falsa nei fatti che riporta: è che toglie all'affermazione tutto ciò che aveva di scandaloso, e ciò che resta non spiega perché qualcuno si sia fatto uccidere per essa.

Con il Cristo della teologia istituzionale. La definizione breve lo distingue, e conviene precisare che non significa contrapposizione. Le formule conciliari, due nature in una persona, dicono cose precise e sono il risultato di secoli di lavoro sul problema. Questa biblioteca non le nega e non le usa come cornice: lavora sul registro cosmico, che è documentato negli stessi testi e ha una tradizione propria.

Con una forza impersonale. Il vocabolario di «energia cristica» diffuso nella spiritualità contemporanea prende il registro cosmico e ne toglie la persona e la storia, ottenendo un principio universale disponibile a chiunque. È l'operazione opposta a quella della riduzione morale, e produce lo stesso risultato: toglie lo scandalo. La voce sull'Incarnazione spiega perché quello scandalo, in questo impianto, non sia un accessorio.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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