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Athanor · Lessico · Centro · Il Cristo cosmico

Trasfigurazione

latinotransfiguratio, «mutamento di forma»


La redenzione come trasformazione della materia per mezzo dello spirito, non come fuga da essa. È il bivio decisivo della biblioteca: Böhme e Steiner da una parte, il dualismo gnostico dall'altra. Non una sottigliezza da specialisti: determina l'atteggiamento verso il corpo, il mondo e la storia, e fonda un impegno creativo nel mondo come luogo stesso della redenzione. Da tenere distinta dalla trasmutazione alchemica, che ne è immagine nel registro dell'Opera.

DualismoTrasmutazioneSecondo AdamTikkun

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 3 · Mappa delle tradizioni

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Il greco dice metamorfosi, e il latino ha dovuto evitarlo

Il verbo che i Vangeli usano per l'episodio sul monte è metemorphṓthē: fu metamorfosato. È la stessa parola che dà il titolo al poema di Ovidio, ed è il vocabolario ordinario delle trasformazioni mitologiche, quelle in cui un uomo diventa un albero o un dio prende forma di toro.

Girolamo, traducendo in latino, non usa metamorphosis, che sarebbe stato disponibile, e conia transfiguratio. La ragione è quasi certamente di prudenza: metamorfosi avrebbe suggerito ai lettori latini le trasformazioni di Ovidio e degli dèi pagani, e avrebbe fatto pensare a un cambio di sostanza. Transfiguratio dice mutamento di figura, cioè di forma apparente, e lascia intatta la questione di che cosa sia mutato sotto.

Il termine italiano eredita quella cautela, ed è un caso in cui una scelta di traduzione ha determinato secoli di teologia. Il testo greco dice che qualcosa si trasformò; il testo latino dice che qualcosa cambiò aspetto; e la differenza fra le due è precisamente il punto su cui il registro alchemico e quello cristologico non coincidono.

Ancorato ai testi

E fu trasformato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.Vangelo secondo Matteo 17, 2, in traduzione corrente. Si noti che il testo non dice che apparve una luce accanto a lui: dice che il corpo e perfino gli abiti la emisero. È il dettaglio su cui si regge tutta la lettura non fugale della materia

Dove nasce

Una luce increata, e un concilio che ne discusse

Nella tradizione orientale l'episodio non è un miracolo fra gli altri: è la questione teologica centrale della mistica bizantina, e nel quattordicesimo secolo produce una controversia che si chiude con dei concili.

La domanda era questa: la luce vista sul monte era creata o increata? Se creata, si trattava di un fenomeno, spettacolare e finito, e nulla di più. Se increata, allora quei tre uomini videro Dio con occhi di carne, il che è impossibile secondo tutta la teologia della trascendenza. Gregorio Palamas, monaco athonita, risponde con una distinzione fra l'essenza divina, inaccessibile per sempre, e le sue energie, che sono Dio e sono partecipabili: la luce era increata, ed era energia e non essenza.

La dottrina viene approvata dai concili di Costantinopoli a metà del Trecento e diventa il fondamento della spiritualità esicasta, dove lo scopo dichiarato della preghiera è la partecipazione a quella luce. Da lì viene anche il vocabolario della théōsis, la deificazione, che l'Oriente cristiano usa senza imbarazzo e che l'Occidente latino ha sempre maneggiato con più cautela.

Questa vicenda vale la pena conoscerla perché mostra che la questione della trasformazione della materia non è un tema esoterico marginale: è stata la posta di una controversia dogmatica in piena regola, e la posizione che questa biblioteca segue ha, in quella tradizione, una formulazione ufficiale.

Come la legge questa biblioteca

Il bivio, e ciò che dipende da come lo si prende

La definizione breve lo chiama il bivio decisivo della biblioteca, e aggiunge che non è una sottigliezza da specialisti: determina l'atteggiamento verso il corpo, il mondo e la storia.

Il bivio si formula in una domanda sola: la materia va lasciata o va trasformata. Da una parte Böhme e Steiner, e con loro tutta la linea che questa biblioteca segue; dall'altra il dualismo gnostico, che il lessico tiene come contrasto istruttivo. Le due risposte non differiscono per temperamento: producono due vite diverse.

Da come si risponde discende che cosa si fa del proprio corpo, che nel primo caso è il luogo del lavoro e nel secondo l'impedimento. Discende che cosa si fa del mondo, che nel primo caso va coltivato e nel secondo attraversato. E discende che cosa si fa della storia, che nel primo caso ha un peso perché è lì che le cose accadono, e nel secondo è la cronaca di una prigionia.

La definizione breve dice anche che questa voce fonda un impegno creativo nel mondo come luogo stesso della redenzione, ed è la conseguenza che riguarda chiunque faccia il percorso: se il mondo è il luogo, allora il lavoro, i rapporti, le cose fatte con le mani non sono ciò che distoglie dal cammino, sono dove il cammino si svolge. È la stessa struttura che le voci sul tikkun e sulle scintille descrivono in un'altra casa, e il lessico segna fra le due una convergenza strutturale.

Da non confondere

Quattro mutamenti di forma

Con la trasmutazione alchemica. La voce corrispondente lo dice dall'altro lato: un processo eseguito da un operatore e un evento accaduto una volta. La trasmutazione è immagine e disciplina del processo; la trasfigurazione è il fatto che l'impianto afferma. Il sito le accosta senza identificarle, e la prova del nove è che la prima ha un soggetto che opera e la seconda no.

Con la spiritualizzazione. Nel linguaggio corrente trasfigurare significa spesso rendere meno materiale, alleggerire, sottrarre peso alla carne. Il testo evangelico dice il contrario: la luce viene dal corpo e dalle vesti, e non li dissolve. Una lettura che tolga materia sta descrivendo un'ascesa, che è la via opposta.

Con l'illuminazione interiore. Le tradizioni contemplative descrivono esperienze di luce e le collocano nell'anima di chi le riceve. Nella controversia palamita la posta era esattamente il contrario: che quella luce fosse visibile, esterna, e vista con gli occhi da tre testimoni. Che poi sia partecipabile è il seguito della dottrina, e non ne cancella la premessa.

Con la metamorfosi ovidiana. Girolamo aveva ragione a evitarla. Nelle metamorfosi mitologiche qualcosa cessa di essere ciò che era e diventa altro, e chi vi è sottoposto perde la propria identità: Dafne non è più Dafne. Qui non c'è sostituzione: ciò che appare è quello che c'era, visto per quello che è. È la differenza fra un cambiamento e una rivelazione.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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