Nella tradizione orientale l'episodio non è un miracolo fra gli altri: è la questione teologica centrale della mistica bizantina, e nel quattordicesimo secolo produce una controversia che si chiude con dei concili.
La domanda era questa: la luce vista sul monte era creata o increata? Se creata, si trattava di un fenomeno, spettacolare e finito, e nulla di più. Se increata, allora quei tre uomini videro Dio con occhi di carne, il che è impossibile secondo tutta la teologia della trascendenza. Gregorio Palamas, monaco athonita, risponde con una distinzione fra l'essenza divina, inaccessibile per sempre, e le sue energie, che sono Dio e sono partecipabili: la luce era increata, ed era energia e non essenza.
La dottrina viene approvata dai concili di Costantinopoli a metà del Trecento e diventa il fondamento della spiritualità esicasta, dove lo scopo dichiarato della preghiera è la partecipazione a quella luce. Da lì viene anche il vocabolario della théōsis, la deificazione, che l'Oriente cristiano usa senza imbarazzo e che l'Occidente latino ha sempre maneggiato con più cautela.
Questa vicenda vale la pena conoscerla perché mostra che la questione della trasformazione della materia non è un tema esoterico marginale: è stata la posta di una controversia dogmatica in piena regola, e la posizione che questa biblioteca segue ha, in quella tradizione, una formulazione ufficiale.