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Athanor · Lessico · Centro · Il Cristo cosmico

Secondo Adam

ebraicoAdam, «uomo», legato ad adamah, «terra»; figura paolina


Figura che Böhme riprende da Paolo: il Cristo come nuovo uomo primordiale. Adamo, capace in origine di tenere in equilibrio i due principi di luce e oscurità, lo perde con la caduta; il secondo Adam non elimina l'oscurità ma la reintegra nella luce, e riapre all'uomo quella possibilità. È la cristologia di Böhme in un'immagine: ristabilire l'equilibrio, non fuggire il mondo.

TrasfigurazioneMicrocosmoCristo cosmico

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 3


La parola

Adam non è un nome proprio

Adam, in ebraico, significa uomo, e non un uomo in particolare: è il termine collettivo per il genere umano. Il legame con adamah, il suolo, la terra rossa, è dichiarato dal racconto stesso, che lo fa modellare da quella. In italiano si potrebbe rendere con «il terrestre», e si perderebbe il nome proprio che non c'era.

Nei primi capitoli della Genesi il testo usa quasi sempre l'articolo, ha-adam, l'uomo, e il passaggio a nome proprio avviene per gradi e non è sempre chiaro dove. Chi legge in ebraico incontra dunque, per molte pagine, non la biografia di un individuo ma il racconto di che cosa sia l'essere umano.

Questo rende leggibile la figura di cui parla questa voce. Se Adam è l'uomo, allora dire che ce n'è un secondo non significa dire che nasce un altro individuo: significa dire che c'è un secondo modo di essere uomo. Paolo lo formula così, e Böhme lo riprende da lui.

Ancorato ai testi

Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente; l'ultimo Adamo, spirito che dà vita. Il primo uomo viene dalla terra ed è di terra; il secondo uomo viene dal cielo.parafrasi dichiarata dalla Prima lettera ai Corinzi 15, 45-47. Si noti che Paolo scrive «ultimo» e non «secondo»: la formula corrente unisce due espressioni sue, e l'aggettivo originale dice che dopo non ce n'è un terzo

Dove nasce

Böhme, e un equilibrio invece di una vittoria

La figura è paolina, e Böhme la riprende dentro un impianto suo che vale la pena descrivere, perché è la ragione per cui questa voce sta in questo lessico e non in un manuale di teologia.

Nella cosmologia di Böhme il fondo di tutto contiene due principi, una luce e una tenebra, un'espansione e una contrazione, e nessuno dei due è il male: il male è il loro squilibrio. La creazione è il gioco dei due tenuti insieme, e ciò che chiamiamo forma esiste perché nessuno dei due prevale. È un impianto che assomiglia più a una dottrina delle tensioni che a una teologia della colpa.

Adamo, in origine, teneva insieme i due. La caduta non è, in questa lettura, la disobbedienza a un comando: è la perdita di quell'equilibrio, e ciò che ne segue è un uomo dominato da uno dei due principi e incapace di reggere l'altro. Il secondo Adam non viene a eliminare la tenebra, e questo è il punto: viene a reintegrarla nella luce, cioè a ristabilire la tenuta che si era rotta.

La distanza dal dualismo si misura tutta qui. In un impianto dualista la salvezza consiste nella separazione definitiva dei due principi e nella vittoria di uno; in Böhme consiste nel rimetterli insieme. È la stessa differenza che la voce sul dualismo segnala fra una polarità e due nemici, e Böhme è l'autore in cui questa biblioteca la vede formulata con più forza.

Come la legge questa biblioteca

Una cristologia in un'immagine

La definizione breve la chiama così, ed è esatto: questa voce non aggiunge una dottrina, dà una figura in cui la trasfigurazione si vede tutta insieme.

La figura dice tre cose in un colpo. Che ciò che è andato perduto era un equilibrio e non una perfezione, il che cambia l'idea stessa di origine: non un paradiso senza ombre, una tenuta fra due forze. Che la restituzione non toglie nulla, ma rimette al proprio posto ciò che c'era. E che questo riguarda l'uomo in quanto tale, perché Adam è il nome del genere e non di un individuo.

Ne segue l'atteggiamento verso la propria parte oscura che questo impianto autorizza, e che è quello che questa biblioteca segue. Non c'è nulla da estirpare, e non c'è nemmeno nulla da assolvere: c'è qualcosa da rimettere in equilibrio. È la stessa posizione che la voce sull'ombra descrive nel registro psicologico, ed è uno dei rari casi in cui i due registri, invece di doversi distinguere con cautela, dicono la stessa cosa con la stessa forma.

Va aggiunta la clausola che accompagna ogni voce di questo anello: si tratta della lettura di Böhme, non di una dottrina condivisa. La teologia corrente non descrive così la caduta né la redenzione, e chi trova questa figura più convincente della sua ha adottato una posizione minoritaria, che vale la pena sapere di aver adottato.

Da non confondere

Quattro uomini primordiali

Con l'Adam Kadmon cabbalistico. Il nome si somiglia e la funzione no. L'Adam Kadmon è la figura umana in cui l'albero delle Sefirot si dispone: è un modello cosmologico, e serve a dire che il cosmo e l'uomo hanno la stessa struttura. Il secondo Adam paolino non è un modello: è qualcuno che è venuto, in una data.

Con l'Antropo gnostico. Anche nei sistemi gnostici compare un uomo primordiale che sta ai piani alti, e la somiglianza di vocabolario ha ingannato più di un lettore. La differenza è la solita e la voce sul dualismo la spiega: là quell'uomo appartiene alla pienezza e ciò che sta quaggiù ne è caduto fuori, e la meta è tornare; qui il secondo Adam scende, e la meta è che quaggiù cambi.

Con il progresso dell'umanità. Letta in chiave evolutiva, la figura diventa il preannuncio di uno stadio superiore della specie, e questa lettura è stata fatta molte volte fra Ottocento e Novecento. Il testo paolino non parla di uno sviluppo: parla di un uomo che è venuto, e ciò che riguarda gli altri è la partecipazione a lui, non l'imitazione di un modello futuro.

Con la perfezione originaria. È la lettura corrente della caduta: prima si era perfetti, poi si è peccato. In Böhme prima si era in equilibrio, che è un'altra cosa: un equilibrio è instabile per definizione, tiene due forze che tirano, e il fatto che si sia rotto è quasi previsto dalla sua natura. La differenza si vede applicandola a se stessi: chi cerca di tornare a una perfezione cerca qualcosa che non ha mai avuto, chi cerca un equilibrio sa che cosa deve tenere.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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