I testi gnostici hanno più nomi per questa cosa, e nessuno è «scintilla» in senso stretto. Parlano di pneûma, spirito; di spérma, seme; di una goccia, di una perla caduta nel fango. L'immagine della favilla si impone dopo, nella tradizione che la riprende, ed è quella che ne ha conservato il ricordo.
Ma il termine tecnico che conta davvero non nomina la scintilla: nomina chi ce l'ha. La grande gnosi valentiniana divide l'umanità in tre. Gli hylikoí, dalla materia, che non hanno nulla di quella luce. Gli psychikoí, dall'anima, che ne hanno abbastanza per credere e obbedire ma non per conoscere. E i pneumatikoí, gli spirituali, che portano il seme e possono riconoscerlo.
Questa è l'informazione che quasi mai accompagna la citazione della scintilla, e senza di essa la dottrina sembra un'altra. Non si sta dicendo che in ogni essere umano c'è qualcosa di divino: si sta dicendo che l'umanità è di tre qualità, e che il destino di ciascuno dipende da quale gli è toccata.
Ancorato ai testi
Dicono che gli spirituali si salvano per natura; che gli animali, non avendo la salvezza per natura, si salvano con le opere e con la fede; e che i materiali periscono, come la materia, e non ricevono nemmeno un soffio di incorruttibilità.parafrasi dichiarata da Ireneo di Lione, Contro le eresie I, 6, che riferisce la dottrina valentiniana per confutarla. È una fonte ostile, e su questo punto i testi di Nag Hammadi la confermano nella sostanza pur attenuandone la rigidità