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Athanor · Lessico · Secondo anello · Gnosi · per contrasto

Dualismo

dal latino dualis, «di due»


La tesi per cui materia e spirito sono principi opposti e inconciliabili: la materia prigione o errore, la redenzione fuga. È l'asse della gnosi storica e, portato a sistema mondiale, di Mani. Il saggio vi riconosce anche una tentazione contemporanea che di rado si chiama così: la fantasia tecnologica di lasciare il corpo e trattare la materia come un peso da superare. È l'esatto rovescio della via della trasfigurazione, e per questo il suo studio è formativo.

GnosiDemiurgoTrasfigurazione

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 3 · Mappa delle tradizioni · Timeline (Mani, i catari)

Nel laboratorioAnno II · Anno III


La parola

Una parola del Settecento applicata all'antichità

Nessun gnostico si è mai definito dualista, e non perché lo nascondesse: la parola non esisteva. «Dualismo» viene coniata all'inizio del Settecento da un orientalista inglese che studiava la religione persiana, e serviva a nominare la dottrina dei due principi degli antichi iranici. Solo più tardi il termine passa alla filosofia per la coppia anima e corpo, e di lì al linguaggio comune.

Come tutte le categorie retroattive, illumina e deforma. Illumina perché coglie davvero una struttura ricorrente; deforma perché mette nello stesso scaffale dottrine che sono tecnicamente diverse, e la differenza tecnica è quella che conta.

La distinzione da tenere è fra un dualismo radicale e uno mitigato. Nel primo i due principi sono coeterni: nessuno dei due viene dall'altro, e il conflitto non ha avuto inizio. È la posizione dello zoroastrismo antico e di Mani. Nel secondo c'è un principio solo, e il male nasce da un incidente al suo interno, una caduta, un errore ai piani alti. Quasi tutte le grandi correnti gnostiche sono di questo secondo tipo, compresa quella di Valentino, che è la più elaborata. Chi le presenta come religioni dei due principi eterni sta descrivendo Mani e attribuendolo a tutti.

Ancorato ai testi

I due spiriti primordiali, che sono gemelli, si manifestarono in principio come il migliore e il malvagio, nel pensiero, nella parola e nell'opera. E fra i due i saggi scelsero bene, e non così gli stolti.parafrasi dichiarata dallo Yasna 30, 3, uno dei Gatha attribuiti a Zarathustra e fra i testi più antichi della tradizione iranica. Si noti la parola «gemelli»: i due non sono un principio e la sua privazione, sono una coppia, e questo è ciò che rende il dualismo radicale una posizione e non una descrizione

Dove nasce

Mani, e la prima religione progettata per essere tradotta

Il dualismo radicale ha un autore con un nome e un secolo. Mani nasce in Mesopotamia all'inizio del terzo secolo e fa una cosa che nessun fondatore aveva fatto prima: scrive lui stesso i propri libri canonici, invece di lasciare che lo facciano i discepoli, e progetta la propria dottrina perché sia traducibile. Dice espressamente che le rivelazioni precedenti sono rimaste chiuse nella loro lingua e nel loro paese, e che la sua andrà in tutte le lingue.

Il progetto riesce oltre ogni previsione. Il manicheismo arriva a occidente fino al Nordafrica, dove Agostino vi appartiene per nove anni prima di combatterlo, e a oriente fino alla Cina, dove sopravvive per secoli. Ed è la ragione per cui «manicheo» è entrato nella lingua comune come aggettivo: nessun'altra dottrina dualista ha avuto quella diffusione.

La struttura è semplice e per questo forte: due principi eterni, luce e tenebra, un'invasione, una mescolanza, e una storia del mondo che è tutta il lavoro di separare di nuovo ciò che si è mescolato. Ogni gesto della vita quotidiana, mangiare compreso, viene inquadrato in quel lavoro. Chi ha letto la voce sulle scintille lurianiche riconoscerà la forma, e la somiglianza è istruttiva proprio perché le conclusioni sono opposte: là si redime la materia, qui la si smonta.

Come la legge questa biblioteca

Una tentazione che oggi non si chiama così

La definizione breve indica il motivo per cui questa voce sta in un lessico che non è di storia delle religioni: perché la posizione è ancora in circolazione, e non porta più il suo nome.

La forma contemporanea non parla di due principi eterni e non ha una teologia. Parla del corpo come di un supporto difettoso, del suo invecchiamento come di un problema tecnico, e della coscienza come di qualcosa che in linea di principio potrebbe essere trasferita altrove. Non è una dottrina religiosa e non si presenta come tale; ma la struttura è quella, e la struttura è ciò che decide dove si va a finire: la materia come impedimento, e la salvezza come uscita.

Riconoscerla non richiede di prendere posizione sulle sue promesse tecniche, che sono un'altra questione. Richiede di vedere che una domanda antichissima si è rivestita, e che la risposta che dà è quella che tutta questa biblioteca non dà. È il senso della formula del lessico: lo studio del dualismo è formativo perché insegna a riconoscere il rovescio della propria posizione anche quando arriva in abiti che sembrano nuovi.

Da non confondere

Quattro dualità

Con il dualismo di Cartesio. È il senso corrente della parola in filosofia, e riguarda un problema diverso: come possano interagire due sostanze, la pensante e l'estesa. Cartesio non dice che il corpo sia un male né che la salvezza consista nel lasciarlo. Un dualismo metafisico non è per forza un dualismo soteriologico, e questa voce riguarda il secondo.

Con la polarità. È la distinzione più importante per questa biblioteca, perché tutto l'ermetismo e tutta l'alchimia lavorano con coppie di opposti. Ma zolfo e mercurio, fisso e volatile, solve e coagula sono complementari: si richiedono, e l'opera consiste nel farli lavorare insieme. Nel dualismo i due termini non si richiedono, si escludono, e la vittoria dell'uno è la fine dell'altro. Due poli e due nemici hanno la stessa forma sul foglio e nessuna somiglianza.

Con il dualismo morale. Dire che esistono il bene e il male, e che si può scegliere, non fa di nessuno un dualista in questo senso. La distinzione passa altrove: se il male sia un principio con una consistenza propria, oppure una mancanza, una privazione, un ordine guasto. La tradizione maggioritaria in Occidente ha scelto la seconda risposta, e la rottura dei vasi lurianica ne è una versione tecnica.

Con la fuga dal mondo dei contemplativi. Il monaco che si ritira non sta dicendo che il mondo sia opera di un cattivo artefice: sta dicendo che per certe cose serve silenzio. La distanza si misura sul giudizio, non sul comportamento: due persone che si ritirano allo stesso modo possono avere ragioni incompatibili, e solo le ragioni dicono di che cosa si tratta.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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