Con il dualismo di Cartesio. È il senso corrente della parola in filosofia, e riguarda un problema diverso: come possano interagire due sostanze, la pensante e l'estesa. Cartesio non dice che il corpo sia un male né che la salvezza consista nel lasciarlo. Un dualismo metafisico non è per forza un dualismo soteriologico, e questa voce riguarda il secondo.
Con la polarità. È la distinzione più importante per questa biblioteca, perché tutto l'ermetismo e tutta l'alchimia lavorano con coppie di opposti. Ma zolfo e mercurio, fisso e volatile, solve e coagula sono complementari: si richiedono, e l'opera consiste nel farli lavorare insieme. Nel dualismo i due termini non si richiedono, si escludono, e la vittoria dell'uno è la fine dell'altro. Due poli e due nemici hanno la stessa forma sul foglio e nessuna somiglianza.
Con il dualismo morale. Dire che esistono il bene e il male, e che si può scegliere, non fa di nessuno un dualista in questo senso. La distinzione passa altrove: se il male sia un principio con una consistenza propria, oppure una mancanza, una privazione, un ordine guasto. La tradizione maggioritaria in Occidente ha scelto la seconda risposta, e la rottura dei vasi lurianica ne è una versione tecnica.
Con la fuga dal mondo dei contemplativi. Il monaco che si ritira non sta dicendo che il mondo sia opera di un cattivo artefice: sta dicendo che per certe cose serve silenzio. La distanza si misura sul giudizio, non sul comportamento: due persone che si ritirano allo stesso modo possono avere ragioni incompatibili, e solo le ragioni dicono di che cosa si tratta.