Dis-cernere: cernere è il verbo del vaglio, quello con cui si separa il grano dalla pula, e da esso vengono «cernita» e «scernere». Il prefisso dis- aggiunge la separazione in due parti. Discernere è quindi passare in mezzo a un mucchio e dividerlo, e la parola conserva un gesto della mano prima di essere un'operazione della mente.
Il greco che il latino traduce è diákrisis, dalla stessa famiglia di krínō, che significa separare e poi giudicare, e da cui viene «critica» e anche «crisi»: una crisi è, alla lettera, il momento in cui qualcosa si separa. È utile saperlo, perché nella tradizione monastica greca la diákrisis è la virtù più alta, superiore all'ascesi e al digiuno, e i padri del deserto lo ripetono con insistenza.
Ne segue la sfumatura che l'italiano corrente ha perso. Discernere non è valutare, non è essere prudenti, e non è avere buon senso: è distinguere due cose che stavano insieme. Chi discerne non decide se qualcosa sia buono, separa ciò che era mescolato.
Ancorato ai testi
Chiesero all'abate Antonio quale fosse la virtù più grande, e disse: il discernimento. Perché senza di esso molti hanno consumato il corpo con grandi fatiche, e se ne sono andati vuoti, essendosi allontanati dalla via senza accorgersene.parafrasi dichiarata dagli Apoftegmi dei padri del deserto, dove il tema ricorre in più detti. L'argomento è di economia: lo sforzo senza discernimento non è insufficiente, è sprecato, e chi lo compie non se ne accorge