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Athanor · Lessico · Primo anello · Antroposofia

Pensiero pensante e pensiero pensato

italiano (Massimo Scaligero)


La distinzione tecnica di Scaligero. Il pensiero pensato è il risultato: il concetto già formato, l'idea già elaborata, la fotografia. Il pensiero pensante è l'atto stesso mentre accade, prima che si cristallizzi in un prodotto. Coltivare l'attenzione sull'atto e non sul prodotto è precisamente ciò che Scaligero chiama meditazione; il metodo di lettura lenta della biblioteca, poche pagine per volta con carta e penna, è il suo allenamento quotidiano.

Pensiero viventeAttenzioneDiscernimento

Dove lavoraSaggio sull'attenzione, parte 2 · Anno Zero, settimana 2


La parola

Participio presente e participio passato

La distinzione sta tutta in due desinenze, ed è per questo che la formula è efficace: pensante è un participio presente, dice l'azione in corso; pensato è un participio passato, dice l'azione conclusa e il suo risultato. La coppia è costruita sulla grammatica prima che sulla filosofia.

La forma non è nuova. La scolastica aveva già la coppia natura naturans e natura naturata, la natura che natura e la natura naturata, che Spinoza renderà celebre: da un lato l'attività, dall'altro ciò che essa ha prodotto. Scaligero applica lo stesso schema al pensiero, e la scelta di ricalcare una formula classica è deliberata.

La cosa da vedere è che i due termini non nominano due cose diverse ma la stessa cosa in due momenti. Non ci sono due pensieri: c'è un atto, e c'è ciò che di esso resta un istante dopo. Ed è per questo che il pensiero pensante non si può osservare come si osserva un oggetto: nel momento in cui lo si guarda, ciò che si guarda è già il suo prodotto.

Ancorato ai testi

Il pensiero che si conosce è sempre pensiero già pensato: l'atto che lo genera sfugge, perché coincide con l'atto stesso del conoscere. Cogliere il pensiero nel suo sorgere, e non nella sua forma conclusa, è il compito che la meditazione si dà.parafrasi dichiarata dall'impianto che Massimo Scaligero espone nei suoi scritti sulla tecnica della concentrazione. La difficoltà segnalata nella prima frase non è un ostacolo dell'esercizio: è l'esercizio

Dove nasce

Un allievo che radicalizza il maestro

Massimo Scaligero, romano, muore nel 1980 dopo aver dedicato la vita a tradurre in termini operativi l'impianto di Steiner. La sua opera ha una caratteristica che la distingue dalla letteratura antroposofica corrente: è quasi interamente tecnica. Descrive esercizi, difficoltà, errori tipici, e ripete che senza pratica quotidiana ciò che scrive resta incomprensibile.

La coppia pensante e pensato è il suo strumento più caratteristico, e serve a risolvere un problema pratico che chiunque provi a meditare sul pensiero incontra al primo tentativo: che appena si cerca il pensare, si trova un pensiero. È la stessa difficoltà che la voce sul neti neti descrive in un altro vocabolario, quando dice che il metodo non arriva a un risultato ma a chi lo sta compiendo.

La risposta di Scaligero non è una tecnica per catturare l'atto, che sarebbe una contraddizione. È l'insistenza: si ripete l'esercizio sapendo che si otterrà un prodotto, e ciò che a lungo andare cambia non è che si riesca a vedere l'atto, ma che si cominci a percepire la differenza fra i due. È un esercizio la cui riuscita consiste nell'accorgersi di non riuscire in un modo sempre più preciso.

Come la legge questa biblioteca

Perché in questa biblioteca si legge piano

La definizione breve fa un'affermazione forte e conviene prenderla sul serio: il metodo di lettura lenta della biblioteca, poche pagine per volta con carta e penna, è l'allenamento quotidiano di questa distinzione.

Il ragionamento è il seguente. Leggendo in fretta si raccolgono contenuti: alla fine di una pagina si sa che cosa diceva, e ciò che resta è un riassunto, cioè pensiero pensato di qualcun altro. Leggendo piano, e soprattutto scrivendo mentre si legge, accade qualcos'altro: si è costretti a rifare il percorso che ha prodotto quel contenuto, e in quel rifare c'è un atto proprio.

La penna ha una funzione tecnica e non sentimentale. Scrivere è più lento del leggere e obbliga a formulare; e formulare è il momento in cui si scopre se si è capito o se si stava riconoscendo. Chiunque abbia provato a riscrivere con parole proprie un passo che sembrava chiaro conosce l'esperienza, e quella è, in questo vocabolario, il confine fra i due termini della coppia.

Ne segue anche il criterio con cui questa biblioteca giudica la quantità. Un lettore che abbia attraversato molti libri e non abbia mai fatto quell'operazione ha accumulato pensiero pensato altrui, il che è rispettabile e non è ciò che questo percorso chiede. Il conto che qui interessa non è quante pagine si sono lette: è quante volte si è stati costretti a rifare da sé un passaggio.

Da non confondere

Quattro distinzioni vicine

Con il pensiero vivente. Sono la stessa cosa detta da due angolature, e il lessico le tiene separate perché fanno lavori diversi. «Pensiero vivente» nomina la qualità e serve a dire di che si tratta; la coppia pensante e pensato è lo strumento operativo, quello che si usa mentre si esercita. Una definisce, l'altra si maneggia.

Con la distinzione fra processo e prodotto in psicologia. La psicologia cognitiva distingue da tempo i processi mentali dai loro esiti, e li studia entrambi dall'esterno, con esperimenti. Qui la distinzione serve a un'operazione in prima persona, e ciò che si chiede non è di descrivere il processo ma di starci dentro mentre accade. Una osserva, l'altra abita.

Con la natura naturans. La coppia scolastica riguarda la natura e ha portata cosmologica: è una tesi su Dio e sul mondo. Quella di Scaligero riguarda un'attività umana e si esercita. Il ricalco della formula è deliberato e non fa dei due la stessa dottrina.

Con la spontaneità. Nel linguaggio corrente il pensiero vivo è quello che nasce da sé, non forzato, contrapposto a quello schematico. Qui è il contrario: l'atto di cui si parla non nasce da sé, va prodotto con uno sforzo che gli esercizi descrivono minuziosamente, e ciò che nasce da sé sono le associazioni, che appartengono al lato pensato. La spontaneità, in questo vocabolario, è il regime ordinario da cui si cerca di uscire.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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