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Athanor · Lessico · Primo anello · Antroposofia

Pensiero vivente

italiano (Scaligero) · riferimento tedescolebendiges Denken


Il pensiero colto come atto vivo, prima che si cristallizzi in concetti. Per Steiner il pensare è l'unica attività in cui soggetto e oggetto coincidono: il punto in cui l'uomo tocca direttamente la struttura del reale. Scaligero radicalizza: il pensiero è la sola realtà che non può essere negata, perché la sua negazione è ancora pensiero. Non è un concetto mistico ma una precisa modalità dell'attenzione, coltivata con esercizio quotidiano; in chiave steineriana, è l'esercizio della libertà resa possibile dall'evento del Cristo.

Pensiero pensante e pensiero pensatoAttenzioneCristo cosmicoFunzione trascendente

Dove lavoraSaggio sull'attenzione, parte 2 · Saggio sul Cristo cosmico, parte 4 · Timeline (Trattato del pensiero vivente)

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Vivente perché non è ancora morto in un concetto

L'aggettivo non è ornamentale e ha un contrario preciso. Se un pensiero è vivente, un altro è morto: e ciò che nel vocabolario di Steiner e di Scaligero è morto è il concetto già formato, il pensiero che ha smesso di essere un atto ed è diventato un oggetto disponibile.

La metafora funziona come una vera metafora biologica, e non come un elogio. Un organismo vivo si trasforma e reagisce; una volta morto conserva la forma e non fa più nulla. Un concetto è esattamente questo: la forma superstite di un atto di pensiero che è avvenuto una volta, ed è utilissimo proprio perché è fermo, si può maneggiare e trasmettere. Nel vocabolario steineriano non c'è nulla di male nei concetti: c'è che chi maneggia solo quelli non pensa più, ripete.

Il termine italiano è di Massimo Scaligero, che lo ha reso corrente in Italia; in tedesco Steiner parla piuttosto di un pensare vivente e reale in opposizione al pensare astratto. La cosa da tenere è che si tratta, in entrambi, di una distinzione sul tempo del pensiero: prima e dopo la cristallizzazione, non fra due tipi di contenuti.

Ancorato ai testi

Nel pensare noi afferriamo, da un lato, ciò che accade nel mondo, e dall'altro l'attività stessa con cui lo afferriamo: è l'unico caso in cui l'osservatore e l'osservato coincidono, ed è per questo che il pensare non può essere spiegato da altro che da se stesso.parafrasi dichiarata dall'argomento centrale della Filosofia della libertà di Rudolf Steiner, del 1894. Il libro precede di anni la sua svolta esoterica, ed è scritto come opera di filosofia: la tesi non presuppone nulla di occulto

Dove nasce

Un argomento filosofico, prima che una pratica

Vale la pena insistere sulla data, perché cambia il modo in cui questa voce va letta. La Filosofia della libertà è del 1894, e Steiner vi arriva da Goethe, di cui aveva curato gli scritti scientifici, e dal dibattito filosofico tedesco del suo tempo. In quel libro non compaiono corpi sottili, mondi spirituali né gerarchie: c'è un'argomentazione teoretica sul rapporto fra percezione e concetto.

L'argomento, ridotto all'osso, è quello del passo citato. In ogni conoscenza il soggetto sta da una parte e l'oggetto dall'altra, e la loro distanza è il problema di tutta la filosofia moderna. C'è un solo caso in cui la distanza non c'è: quando l'oggetto è il pensare stesso, perché lì ciò che si osserva è la stessa attività con cui si osserva. Scaligero radicalizza: il pensiero è l'unica realtà che non si può negare, perché negarla richiede di pensarla.

Che questo argomento regga è una questione di filosofia e questa biblioteca non ha titolo per chiuderla; ne registra due cose. La prima è che appartiene a una linea riconoscibile, quella dell'idealismo tedesco, e ha parentele con il nous antico che sono documentate e non inventate. La seconda è che l'edificio esoterico che Steiner costruirà dopo poggia su questa base, e non viceversa: chi vuole discuterlo comincia da qui, non dalle gerarchie.

Come la legge questa biblioteca

Una modalità dell'attenzione, con un esercizio quotidiano

La definizione breve lo dice con nettezza: non è un concetto mistico ma una precisa modalità dell'attenzione, coltivata con esercizio quotidiano. È la formula che rende questa voce utilizzabile invece che ammirevole.

L'esercizio, nella sua forma più semplice, è quello che la voce sul pensiero pensante descrive: portare l'attenzione sull'atto invece che sul prodotto. In pratica significa accorgersi del momento in cui si sta pensando, non del contenuto pensato; ed è un esercizio che si può fare mentre si legge, ed è la ragione per cui la lettura lenta di questa biblioteca, poche pagine per volta con carta e penna, non è una raccomandazione di buon senso ma un allenamento con uno scopo tecnico.

Il legame con l'attenzione come questa scuola la intende è stretto e va detto con precisione. Weil chiede di sospendere il proprio pensiero e tenerlo vuoto e disponibile all'oggetto: il movimento è di ritrarsi. Steiner e Scaligero chiedono di rendere il pensiero attivo e di sorprenderlo in atto: il movimento è di intensificare. Non sono la stessa pratica, e chi le confonde ottiene un'attenzione che non è né passiva né attiva. Il lessico le tiene come voci distinte.

Resta la clausola che la definizione breve aggiunge e che va nominata perché è la parte non neutra: in chiave steineriana questo è l'esercizio della libertà resa possibile dall'evento del Cristo. Chi non accetta quella cornice può fare l'esercizio lo stesso, e questa biblioteca non chiede a nessuno di sottoscriverla; ma è onesto sapere che nell'impianto originale l'esercizio non è indipendente da essa.

Da non confondere

Quattro modi di pensare

Con il pensiero positivo. Non c'è nessun rapporto e la somiglianza è solo nella parola. Il pensiero vivente non riguarda il contenuto di ciò che si pensa, e non chiede di pensare cose incoraggianti: riguarda l'atto, e un pensiero cupo colto in atto è pensiero vivente quanto uno lieto.

Con l'intuizione. L'intuizione, nel senso corrente, è un contenuto che arriva senza che si sappia da dove: si presenta già fatto. Il pensiero vivente è un'attività di cui ci si accorge mentre la si compie, ed è il contrario di un dato ricevuto. Chi aspetta lampi sta aspettando prodotti.

Con la meditazione come svuotamento. Molte pratiche chiedono di fermare il pensiero, e questa chiede di intensificarlo. Sono due direzioni opposte, ed è una delle poche incompatibilità dirette fra le tradizioni che questa biblioteca custodisce. Chi passa dall'una all'altra senza accorgersene si trova a fare un esercizio con le istruzioni dell'altro.

Con il nous neoplatonico. La parentela è reale e documentabile lungo la catena che va dal neoplatonismo all'idealismo tedesco. La differenza è di collocazione: il noûs è un grado del reale a cui la mente umana risale, e sta oltre l'individuo; il pensare di Steiner è un'attività che un uomo compie, ed è nell'attività che il reale si tocca. Uno sta sopra, l'altro accade qui.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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