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Athanor · Lessico · Secondo anello · Gnosi · per contrasto

Pleroma

πλήρωμαgrecoplḗrōma, «pienezza»


Nella gnosi la pienezza divina, il mondo degli eoni da cui la scintilla proviene e a cui deve tornare: ciò che sta oltre il mondo fabbricato dal demiurgo. Jung riprende la parola nei Sette Sermoni ai Morti e le dà un senso proprio: il pieno che è insieme il vuoto, dove ogni coppia di opposti coincide e nulla è ancora distinto. Da lì, per Jung, il compito dell'uomo non è tornare al pleroma ma distinguersi da esso: la distinzione è il lavoro, non la colpa. Due usi della stessa parola, e la voce li tiene separati perché il rovesciamento è esattamente il punto.

GnosiScintilla divina (nella Gnosi)DemiurgoIndividuazioneEin Sof

Dove lavoraSaggio: gnosi e conoscenza di sé · Anno I (i Sette Sermoni ai Morti)

Nel laboratorioAnno I · Anno III


La parola

L'equipaggio di una nave, e la toppa di un vestito

Plḗrōma viene da plēróō, riempire, e nel greco corrente non ha niente di solenne. È l'equipaggio completo di una nave, cioè ciò che la riempie di uomini; è il carico che la riempie di merci; ed è, nel Vangelo di Marco, la toppa che riempie lo strappo di un vestito. Una parola pratica, che nomina ciò che colma un contenitore o una mancanza.

Il passaggio al registro alto avviene dentro il Nuovo Testamento, e questa è la cosa che vale la pena sapere prima di tutte: il termine tecnico della gnosi è una parola paolina. Nelle lettere ai Colossesi e agli Efesini plḗrōma nomina la pienezza della divinità, e lo fa in un contesto che i gnostici avrebbero letto in modo molto diverso da chi lo scriveva.

Ancorato ai testi

Perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità.Lettera ai Colossesi 2, 9, in traduzione corrente. La parola è plḗrōma, e l'avverbio che la accompagna è decisivo: corporalmente. Il testo che consegna il termine alla storia lo mette esattamente dove la gnosi non lo metterà mai, cioè in un corpo

Il rovesciamento gnostico si vede tutto in quell'avverbio. Per Paolo la pienezza abita in un corpo, e il fatto che ci abiti è il centro dell'annuncio. Nei sistemi valentiniani il pleroma è ciò che sta al di là del mondo corporeo, e il compito è tornarci. La stessa parola, in cinquant'anni, passa da nominare una discesa a nominare una destinazione.

Dove nasce

Trenta eoni a coppie, e l'ultima che vuole sapere troppo

Nel sistema valentiniano il pleroma è popolato: trenta eoni, disposti a coppie, ciascuna formata da un termine maschile e uno femminile. Non è ornamento mitologico, è una struttura, e le coppie hanno nomi che sono concetti: Profondità e Silenzio, Intelletto e Verità, Parola e Vita, Uomo e Chiesa. Il mondo divino è organizzato come un albero genealogico di astrazioni accoppiate.

Il racconto della caduta è il momento in cui questo sistema smette di essere una tassonomia e diventa un dramma, ed è anche la sua idea più originale. L'ultimo eone, Sophia, la Sapienza, vuole conoscere il Padre direttamente, senza la mediazione della propria coppia. È un desiderio di conoscenza, non una disobbedienza; e proprio per questo lo slancio la porta fuori misura. Ciò che ne nasce è un aborto, qualcosa di informe che finisce fuori dal pleroma, e da quel di fuori verrà il mondo materiale.

Ne segue una figura che la teologia successiva non dimenticherà: il male non nasce da un rifiuto ma da un eccesso di desiderio del bene. E ne segue anche una struttura di confine, il hóros, il limite, che viene posto per separare la pienezza da ciò che le è caduto fuori. La pienezza, per restare tale, ha bisogno di un margine.

Sedici secoli dopo Jung riprende la parola nei Sette sermoni ai morti, che pubblica nel 1916 con la firma di Basilide, e le fa dire il contrario. Il suo pleroma è insieme il pieno e il vuoto, il luogo in cui ogni coppia di opposti coincide e nulla è ancora distinto; e il compito dell'uomo non è tornarvi, è distinguersi da esso. La definizione breve tiene i due usi separati, ed è la scelta giusta: fra il pleroma da cui si è caduti e il pleroma da cui bisogna uscire non c'è continuità, c'è un capovolgimento.

Come la legge questa biblioteca

Una pienezza che sta altrove

Ciò che rende questa voce utile non è la mitologia degli eoni, che è materia da storici. È la posizione che il pleroma occupa: sta fuori. Fuori dal mondo, fuori dal corpo, oltre un limite che è stato istituito apposta.

È il tratto che decide tutto l'anello. Una tradizione che colloca la pienezza altrove avrà per forza una soteriologia dell'uscita, qualunque cosa dica dei dettagli; una che la colloca qui, come fa l'incarnazione nella lettura che questa biblioteca segue, avrà per forza una soteriologia della trasformazione. Non è una differenza di sensibilità, è una differenza di indirizzo, e da un indirizzo discendono strade.

Va aggiunto che il sistema valentiniano è, come costruzione, notevole. La caduta per eccesso di desiderio conoscitivo è un'intuizione fine, e resta valida anche fuori dalla sua cosmologia: chi vuole afferrare direttamente ciò che va ricevuto per gradi produce, di solito, qualcosa di informe. Questa biblioteca tiene volentieri l'intuizione e lascia la mitologia dov'è.

Da non confondere

Quattro pienezze

Con il paradiso. Il paradiso delle tradizioni monoteiste è una condizione futura, promessa, in cui si entra dopo; il pleroma è un luogo di origine da cui si è già stati, e il ritorno non è un premio ma un rimpatrio. Le due immagini hanno il tempo rivolto in direzioni opposte.

Con il mondo dell'emanazione neoplatonico e cabbalistico. Anche là c'è una pienezza da cui procede il resto; ma là il procedere non è una caduta e non produce nulla di estraneo, perché ogni grado è immagine del precedente e ne conserva il desiderio. Nel pleroma valentiniano ciò che sta fuori ci sta per incidente, e il limite serve a tenerlo fuori. Un fuori voluto e un fuori sopraggiunto.

Con il pleroma di Jung. Il capovolgimento è totale e conviene ripeterlo: nella gnosi antica è la meta, in Jung è il punto di partenza indifferenziato da cui bisogna separarsi per diventare qualcuno. Chi cita i Sette sermoni come testimonianza gnostica sta usando un testo che rovescia ciò che documenta.

Con «la sorgente» del linguaggio corrente. Nel vocabolario spirituale odierno si parla di tornare alla sorgente, all'unità, al tutto, e la parola pleroma vi compare a volte come sinonimo elegante. Nei testi il pleroma è strutturato, popolato, ha trenta abitanti con nomi propri e una genealogia. Una totalità indistinta è precisamente ciò che non è, e la differenza non è di stile: un luogo con una struttura si può descrivere, e uno indistinto no.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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