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Athanor · Lessico · Secondo anello · Tradizione vedica · specchio

Prana

प्राणsanscritoprāṇa, «soffio vitale»


La forza vitale cosmica. Non è l'aria che si respira: è la vita che circola nell'aria, nel cibo e negli esseri, e che le Upanishad trattano come un piano proprio dell'essere umano, il pranamaya kosha. Il suo governo attraverso il respiro, il pranayama, è uno dei fondamenti dello Yoga. La biblioteca gli accosta il qi cinese e, nel lessico steineriano, il corpo eterico: specchi funzionali da tenere distinti, non tre nomi della stessa cosa.

Corpo etericoRitaAtman

Dove lavoraLa voce in «Il corpo sottile» ↗ · Video: Guida all'alimentazione vedica

Nel laboratorioAnno IV · Anno IV


La parola

Il soffio, e la famiglia di parole che gli somigliano

Prāṇa si scompone in pra, prefisso che indica il movimento in avanti, e an, respirare: soffiare fuori, esalare. La radice an è indoeuropea e ha lasciato tracce ovunque: il greco ánemos, il vento, e il latino anima e animus, da cui l'italiano anima. Prana e anima sono, alla lettera, la stessa parola in due lingue sorelle.

La coincidenza è meno banale di quanto sembri, perché non riguarda solo l'indoeuropeo: l'ebraico rūaḥ, il greco pneûma, il cinese fanno lo stesso percorso, dal fiato al principio vitale. Tutte le lingue di cui abbiamo notizia hanno chiamato la vita con il nome del respiro, e la ragione è ovvia e sobria: il respiro è ciò che si vede smettere quando qualcuno muore.

Questo dà anche il grado di prudenza con cui vanno maneggiati i paragoni. Che due tradizioni chiamino la forza vitale con la parola per il fiato non prova che parlino della stessa cosa, prova che hanno guardato lo stesso letto di morte. Le somiglianze fra prana, pneuma e qi cominciano tutte da lì, e ciò che ciascuna tradizione ci ha costruito sopra è dove smettono di somigliarsi.

Dove nasce

La gara delle facoltà, e chi la vince

Le Upanishad stabiliscono il primato del prana con un racconto che ricorre in più testi, e che è uno dei pochi punti in cui la letteratura upanishadica diventa apertamente divertente. Le funzioni vitali litigano su chi sia la migliore, e decidono di risolverla per esperimento: ciascuna se ne andrà per un anno, e si vedrà come se la cava il corpo senza di lei.

Ancorato ai testi

La parola se ne andò, e dopo un anno tornò e chiese: come avete vissuto senza di me? Risposero: come vivono i muti, che non parlano ma respirano con il soffio, vedono con l'occhio, odono con l'orecchio, pensano con la mente. E la parola rientrò. Poi se ne andò l'occhio, e tornando chiese lo stesso; e risposero: come vivono i ciechi. Poi l'orecchio, e come vivono i sordi. Poi la mente, e come vivono i bambini piccoli. Ma quando il soffio fece per andarsene, come un cavallo di razza strappa insieme i pioli a cui è legato, così strappò con sé le altre facoltà; e tutte si strinsero intorno a lui e dissero: signore, resta, tu sei il migliore di noi.parafrasi dichiarata da Chāndogya Upaniṣad V, 1, con una versione quasi identica in Bṛhadāraṇyaka VI, 1. L'argomento non è che il soffio sia più nobile: è che senza le altre si vive male, e senza di lui non si vive

Su questa base la dottrina si articola. Il prana non è uno: i testi ne distinguono cinque, che sono altrettante direzioni del movimento vitale dentro il corpo, con nomi che indicano tutti un moto: prāṇa in avanti, apāna in basso, udāna in alto, vyāna in ogni direzione, samāna insieme, al centro. E il prana costituisce uno dei cinque involucri della persona, il prāṇamaya kośa, che sta fra quello fatto di cibo e quello fatto di mente: né corpo né psiche, un piano proprio.

Lo yoga più tardo eredita l'impianto e ne fa una tecnica. Il prāṇāyāma non è, malgrado la traduzione corrente, il controllo del respiro: āyāma vuol dire estensione, allungamento. È l'operazione con cui si estende il soffio, e il respiro è la maniglia con cui la si compie, non l'oggetto.

Come la legge questa biblioteca

Un piano intermedio, e chi altro ne ha uno

Ciò che rende questa voce interessante per la biblioteca non è la nozione di energia vitale, che è diffusa dovunque e generica quasi ovunque. È la collocazione: le Upanishad mettono il prana in un posto preciso, fra il corpo fisico e la mente, e ne fanno un livello con statuto proprio invece che una qualità dell'uno o dell'altra.

Il numero di tradizioni che arrivano indipendentemente a postulare un piano intermedio è la cosa che vale la pena registrare. Il corpo eterico di Steiner occupa la stessa posizione nella sua antropologia, fra il corpo fisico e il corpo astrale; la medicina cinese costruisce sul un intero sistema di percorsi; e più d'una tradizione occidentale antica ha il suo veicolo sottile fra l'anima e la carne. Il lessico li tiene come specchi funzionali, e la formula della definizione breve è quella giusta: da tenere distinti, non tre nomi della stessa cosa.

La ragione della distinzione è che i sistemi non si sovrappongono nei dettagli, ed è nei dettagli che una dottrina è verificabile o non lo è. I cinque prana non corrispondono ai meridiani cinesi, i nāḍī dello yoga non hanno lo stesso tracciato, e il corpo eterico di Steiner ha funzioni, come portare la memoria, che le fonti indiane non attribuiscono al prana. Chi li identifica ottiene un sistema unico che non è nessuno dei tre e che nessuna delle tre tradizioni riconoscerebbe.

Che cosa se ne trattiene, allora. Che diverse tradizioni, guardando la stessa cosa, abbiano trovato necessario un livello intermedio, e questo è un fatto sulle domande che si pongono. Non che abbiano visto la stessa cosa, che è una conclusione che nessuna di esse autorizza.

Da non confondere

Quattro soffi

Con il respiro. La definizione breve lo dice e conviene ripeterlo con il dettaglio tecnico: il prana non è l'aria e non è l'atto di respirare, tanto è vero che i cinque prana governano funzioni che con la respirazione non c'entrano, come l'evacuazione e la distribuzione del nutrimento. Il respiro è il luogo in cui il prana si lascia raggiungere, e per questo lo yoga passa di lì; non è ciò che è.

Con il corpo eterico. La posizione nella struttura è la stessa e le funzioni no. Il corpo eterico di Steiner è un corpo, cioè ha una forma e una coesione, ed è il portatore delle abitudini e della memoria vitale; il prana è un movimento, e i suoi cinque nomi sono cinque direzioni. Una sostanza formata e una dinamica: il lessico li accosta perché occupano lo stesso posto, e questo non li rende la stessa cosa.

Con il . La somiglianza funzionale è forte e la costruzione teorica è completamente diversa: il qi si articola in una coppia di polarità e in cinque fasi di trasformazione, e il suo sistema di percorsi è correlato a organi che nella medicina cinese hanno funzioni proprie. Nessuno di questi elementi ha un corrispettivo indiano. Sono due medicine, e si confrontano come si confrontano due lingue, non come due traduzioni di un originale.

Con «l'energia». Nel linguaggio corrente energia indica ormai qualunque cosa: vitalità, umore, atmosfera di un luogo, simpatia fra persone. Il prana dei testi ha cinque nomi, un posto nella struttura, funzioni fisiologiche assegnate e una tecnica che lo riguarda. Un termine con questo grado di articolazione e uno che serve a tutto non appartengono allo stesso registro, e tradurre il primo con il secondo lo cancella.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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