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Athanor · Lessico · Secondo anello · Astrologia · strumento

Qualità del tempo

italianolessico dell'astrologia tradizionale


L'idea, dalle serie di presagi babilonesi a Ficino e oltre, che il tempo non sia omogeneo: ogni momento ha una qualità propria, leggibile. È in questo senso che il sito intende l'astrologia: linguaggio del ritmo cosmico e dei suoi cicli, non previsione dei fatti; lettura della qualità del momento storico, dalle grandi congiunzioni alle ere. Da distinguere nettamente dall'oroscopia corrente dei giornali.

CorrispondenzeDharma

Dove lavoraMappa delle tradizioni (Astrologia) · Timeline (corsia dell'Astrologia) · Il percorso e chi lo cura


La parola

Due parole greche per il tempo, e a noi ne resta una

Il greco distingue ciò che l'italiano fonde. Chrónos è il tempo che scorre e si misura, quello dell'orologio e del calendario: omogeneo, divisibile, uguale in ogni sua parte. Kairós è il momento opportuno, l'istante in cui una cosa si può fare e prima o dopo no: il tiro dell'arciere, la manovra del timoniere, la parola detta al momento giusto.

La distinzione non è filosofica ma tecnica, e viene dai mestieri: chi lavora sa che certi momenti sono buoni e altri no, e non perché ci sia più tempo a disposizione. Il kairós non dura, non si accumula e non si recupera; e soprattutto non è una quantità, è una qualità.

La lingua che abbiamo ereditato ha tenuto il primo e ha perso il secondo, o meglio lo ha ridotto a un modo di dire. Ne segue che quando si dice «il tempo» si intende quasi sempre chrónos, e che l'affermazione di questa voce, che il tempo non sia omogeneo, suona in italiano più esotica di quanto sia: sta soltanto reintroducendo una distinzione che una lingua faceva senza sforzo.

Ancorato ai testi

Per ogni cosa c'è il suo momento, e un tempo per ogni faccenda sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare.Qohelet 3, 1-2, in traduzione corrente. Il testo ebraico usa due parole diverse, zeman e et, e la versione greca rende la seconda con kairós. La lista che segue, ventotto voci in quattordici coppie, è la formulazione più antica e più sobria di questa idea

Dove nasce

Dai presagi babilonesi a Ficino, e dove si è rotto

La definizione breve traccia la linea: dalle serie di presagi babilonesi a Ficino e oltre. Vale la pena precisare che cosa fossero quelle serie, perché il loro carattere sorprende.

Le tavolette mesopotamiche non contengono oroscopi: contengono elenchi di correlazioni. Se accade questo in cielo, allora accade quello in terra, e le due cose sono annotate insieme per secoli. È un lavoro di osservazione e di archivio, condotto da scribi in modo sistematico, e la sua ambizione non è predire il destino di una persona ma leggere lo stato del regno. L'astrologia genetliaca, quella che si occupa dei singoli, arriva molto più tardi.

Nel Rinascimento fiorentino la stessa idea trova la sua formulazione più elaborata. Ficino, che era medico oltre che filosofo, scrive un'opera sulla vita che è insieme un trattato di igiene e una teoria delle influenze, e vi sostiene che si possa disporre la propria vita, i cibi, la musica, i luoghi in accordo con la qualità di un momento e con la propria costituzione. Non prevede nulla: dispone.

Il punto in cui la tradizione si rompe è quello in cui la correlazione diventa previsione di fatti determinati. Quel passaggio è antico anch'esso, e la tradizione stessa lo ha combattuto con una formula ripetuta dal Medioevo in poi: gli astri inclinano, non costringono. La voce sulle corrispondenze lo dice per il principio generale, e qui vale nella sua applicazione più esposta.

Come la legge questa biblioteca

Una sola voce per un anello intero, ed è una scelta

Questa è l'unica voce dell'anello astrologico in tutto il lessico, ed è una scelta editoriale che vale la pena dichiarare. Una biblioteca esoterica potrebbe avere venti voci su pianeti, case, aspetti e dignità; questa ne ha una, e nomina non una tecnica ma un presupposto.

La ragione è quella che la definizione breve indica: il sito intende l'astrologia come linguaggio del ritmo cosmico e dei suoi cicli, non come previsione dei fatti. Il presupposto è tenuto perché serve altrove, e la voce su ṛta lo dice: senza un ordine reale del cosmo, le corrispondenze, i ritmi e le pratiche a ora fissa sono soltanto poesia. La tecnica non è tenuta perché questa biblioteca non ha modo di verificarla e non intende insegnarla.

L'uso che ne resta è quello che la definizione breve chiama lettura della qualità del momento storico, dalle grandi congiunzioni alle ere. È un uso di scala lunga, dove non si parla di individui, e ha il pregio di non promettere niente a nessuno.

Va detto che anche a questa scala l'operazione è discutibile, e questa biblioteca non finge il contrario: leggere il carattere di un'epoca in un ciclo celeste è un'interpretazione, e le interpretazioni di questo tipo hanno la brutta abitudine di confermarsi sempre. Il legame con la sincronicità è quello che la voce corrispondente descrive, e porta con sé lo stesso problema: come si distingua un senso che c'è da un senso che chi guarda ha messo.

Da non confondere

Quattro tempi

Con l'oroscopia dei giornali. La definizione breve la esclude nettamente e vale la pena dire perché, oltre che per snobismo. La rubrica assegna previsioni a dodici gruppi di persone definiti dal solo mese di nascita, e nessuna tradizione astrologica seria ha mai sostenuto che si possa dire qualcosa di sensato su un dodicesimo dell'umanità. È un genere giornalistico nato nel Novecento, e i suoi stessi autori raramente pretendono altro.

Con il determinismo. Dire che un momento ha una qualità non dice che cosa accadrà in esso, e non toglie a nessuno la possibilità di agire. La formula tradizionale sull'inclinare e non costringere serve esattamente a questo, ed è stata elaborata dentro la tradizione e non contro di essa.

Con la stagionalità. Che l'inverno e l'estate chiedano cose diverse, che ci siano ore in cui si lavora meglio, che i cicli biologici esistano, è constatabile e non ha bisogno di questa voce. La qualità del tempo di cui si parla qui afferma qualcosa in più: che quelle differenze non riguardino solo i corpi ma abbiano un carattere leggibile. È il passo che va dichiarato come tesi, perché non discende dalle osservazioni.

Con il kairós come occasione. Riconoscere il momento buono per fare una cosa è saggezza pratica, la stessa dell'arciere e del timoniere, e non richiede nessuna cosmologia. La tesi di questa voce è più forte: che quel carattere del momento non lo metta chi agisce, e che sia lo stesso per tutti. Chi tiene la prima senza la seconda ha una virtù, e non ha un'astrologia.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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