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Athanor · Lessico · Secondo anello · Tradizione vedica · specchio

Rita

ऋतsanscrito vedicoṛta, «ordine, verità, corso giusto»


L'ordine cosmico della visione vedica: il cosmo non è caos ma legge, e l'essere umano può accordarsi a quella legge invece di subirla. È il presupposto silenzioso di molto di ciò che la biblioteca custodisce: senza un ordine reale del cosmo, corrispondenze, ritmi e pratiche sarebbero soltanto poesia. Dal rita discendono tanto l'alimentazione secondo i guna quanto la pratica del mantra: due modi concreti di mettersi in accordo con l'ordine invece di parlarne.

DharmaMantraCorrispondenzeQualità del tempo

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La parola

Parente del rito, dell'arte e dell'armonia

Ṛta viene da una radice indoeuropea che significa connettere, incastrare, far combaciare: la stessa da cui il latino ricava ritus, il rito, e ars, l'arte, e da cui il greco ricava harmonía, che alla lettera è la commettitura, il modo in cui due pezzi si uniscono, e arithmós, il numero. Nell'iranico antico la stessa parola diventa aša, il principio che nello zoroastrismo si oppone alla menzogna.

Questa parentela non è un'erudizione oziosa: dice che cosa il termine intenda per ordine. Non un comando imposto dall'alto, non un decreto: un combaciare. Le cose stanno insieme perché le loro forme si incastrano, come i pezzi di una carpenteria o le note di un accordo. L'ordine, in questa famiglia di parole, è una questione di giunture.

Ne segue anche la parentela con il rito, che nella nostra lingua sembra un caso e non lo è. Un rito è un'azione eseguita in modo che combaci: nel momento giusto, nella successione giusta, con le parole giuste. Chi compie un rito non sta pregando qualcuno di intervenire, sta inserendo un gesto in un ordine che c'era già. La coincidenza fra la parola che nomina l'ordine cosmico e quella che nomina l'atto liturgico è la cosa più informativa che il vocabolario indoeuropeo abbia da dire su entrambi.

Ancorato ai testi

L'ordine e la verità nacquero dall'ardore acceso.parafrasi dichiarata da Ṛgveda X, 190, 1, il breve inno cosmogonico sul tapas. Le due parole accostate sono ṛta e satya: l'ordine e ciò che è. Il testo le fa nascere insieme, e non è un'endiadi: l'ordine e la verità sono, in questa visione, la stessa scoperta guardata da due lati

Dove nasce

Una parola che l'India ha smesso di usare

Ṛta è vedico, e ricorre nel Rigveda centinaia di volte. Il suo custode è Varuna, il dio che sorveglia i patti e i giuramenti, e l'immagine ricorrente è quella dei sentieri: si cammina sulla via dell'ordine, oppure se ne esce. Chi mente lo offende, chi rispetta l'accordo vi si conforma, e i fiumi che scorrono e le stagioni che tornano lo osservano come lo osservano gli uomini quando sono giusti.

Poi la parola scompare. Nel sanscrito classico ṛta sopravvive quasi soltanto in composti e in usi arcaizzanti, e ciò che nominava passa al dharma. La sostituzione non è un semplice cambio di sinonimo: nel passaggio l'accento si sposta dall'ordine che regge il cosmo all'ordine che regge la società, e da qualcosa a cui ci si conforma a qualcosa che prescrive. Il dharma erediterà la scala cosmica del suo predecessore e vi aggiungerà la giurisprudenza.

Questo fa di ṛta un termine di archeologia, ed è il motivo per cui vale la pena tenerlo in un lessico. Nomina lo strato più antico dell'idea di ordine in questa tradizione, quello in cui l'ordine non è ancora stato codificato in norme e non ha ancora nessuno che lo amministri. Chi vuole sapere che cosa il pensiero indiano intendesse per cosmo prima che ci fossero i trattati deve passare da qui, perché dopo la parola non c'è più.

Come la legge questa biblioteca

Il presupposto che tutto il resto dà per scontato

La definizione breve dice che è il presupposto silenzioso di molto di ciò che la biblioteca custodisce, ed è la formulazione esatta. Vale la pena rendere esplicito il ragionamento, perché è il punto in cui una biblioteca esoterica decide se sta facendo qualcosa o sta soltanto raccogliendo immagini suggestive.

Le corrispondenze fra piani, i ritmi dell'anno, gli esercizi eseguiti a un'ora e non a un'altra, il valore attribuito alla ripetizione: tutto questo ha senso a una condizione, che ci sia un ordine reale con cui accordarsi. Se non c'è, restano metafore gradevoli, e la loro efficacia si spiega interamente con la suggestione. La differenza fra le due ipotesi non è dimostrabile da questa biblioteca e non pretende di esserlo; ma va nominata, perché è la premessa di quasi tutto il resto e non compare quasi mai per iscritto.

Ṛta è il nome più antico di quella premessa, e ha il pregio di formularla in modo sobrio. Non dice che il cosmo sia buono, non dice che abbia un progetto, non dice che voglia qualcosa per noi. Dice che combacia, e che ci si può inserire nel combaciamento oppure andarci contro. È il minimo che una dottrina delle corrispondenze deve poter presupporre, ed è anche il massimo che si possa affermare senza aggiungere una teologia.

Il rapporto con il Logos è di specchio e va tenuto stretto. Entrambi nominano una razionalità del reale che precede chi la osserva; ma il Logos giovanneo è una persona e si è incarnato, e ṛta non è nessuno. Un ordine e Qualcuno che è ordine sono due affermazioni diverse, e la seconda contiene la prima senza esserne la traduzione.

Da non confondere

Quattro ordini del mondo

Con il dharma. Il secondo è il successore del primo, non il suo sinonimo. Ṛta non prescrive: descrive un combaciare a cui ci si conforma. Il dharma prescrive, e nella sua forma classica prescrive cose diverse a persone diverse. Quando un testo moderno usa i due termini come intercambiabili, sta appiattendo mille anni di storia della lingua.

Con la legge naturale. La lex naturalis della tradizione occidentale è una legge, cioè ha la forma di un comando, e la questione di chi l'abbia promulgata è centrale e discussa. Ṛta non ha la forma del comando e non solleva la domanda: non è stato emanato, c'è. Varuna lo custodisce, non lo ha fatto.

Con il kósmos greco. La parola greca vuol dire ordine e ornamento insieme, e porta con sé l'idea di una bellezza dell'insieme; l'accento è visivo, sull'aspetto ordinato del tutto. Ṛta ha un accento operativo: non è come il mondo appare, è come le sue parti si tengono. Uno guarda, l'altro incastra.

Con «l'universo che ha un piano». Nel linguaggio corrente l'ordine cosmico viene spesso inteso come una benevolenza organizzatrice che dispone gli eventi per il bene di chi li vive. Ṛta non promette niente a nessuno: si può uscirne, e chi ne esce non viene punito, si trova semplicemente fuori. Un ordine che combacia non è un ordine che si prende cura, ed è una distinzione che questa biblioteca tiene in tutti i suoi anelli.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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