Il primo a fare del lógos un principio cosmico è Eraclito, intorno al 500 avanti l'era volgare, e lo fa con un'ambiguità deliberata: dice che il lógos è comune a tutti e che gli uomini vivono come se avessero un'intelligenza privata, e non si capisce mai del tutto se stia parlando del proprio discorso o della struttura del mondo. Probabilmente di entrambi, e il gioco è voluto.
Gli stoici ne fanno un sistema: il lógos è la ragione che pervade il cosmo, e i semi di ragione, i lógoi spermatikoí, sono i principi formativi presenti in ogni cosa. È dottrina filosofica corrente nel mondo ellenistico, e chiunque avesse un'istruzione greca la conosceva.
Il passaggio decisivo avviene ad Alessandria, con Filone, ebreo di lingua e cultura greca, contemporaneo di Gesù. Filone usa il lógos per fare da mediatore fra il Dio della Bibbia, trascendente e senza immagine, e il mondo: lo chiama il primogenito, l'immagine, lo strumento della creazione, e perfino un secondo Dio in un passo che gli sarà rimproverato. È il ponte fra Atene e Gerusalemme, ed è costruito prima del cristianesimo.
Quando l'autore del quarto Vangelo apre con quelle parole, i suoi lettori greci sentono Eraclito e gli stoici, e i suoi lettori ebrei sentono la Sapienza dei Proverbi e la Parola con cui Dio crea nella Genesi. Il termine è scelto perché è l'unico che funziona per entrambi. E poi la frase fa una cosa che nessuna delle due tradizioni si aspettava: dice che quel principio si è fatto carne.