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Athanor · Lessico · Centro · Il Cristo cosmico

Logos

λόγοςgrecológos, «parola, ragione, principio ordinatore»


Nel Prologo di Giovanni, il Verbo per mezzo del quale tutto è fatto. Per Steiner è la forza creatrice attraverso cui il cosmo è generato e tenuto in esistenza: non un essere personale nel senso ordinario, piuttosto la struttura intelligente della realtà. Il Cristo cosmico è il Logos attivo nella creazione fin dall'origine, prima e oltre la biografia di Gesù. Il saggio lo accosta al Nous di Plotino e al Brahman delle Upanishad come ponte tematico dichiarato: convergenza strutturale, non identità.

Cristo cosmicoIncarnazioneNousBrahman

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 2 · Timeline (Prologo di Giovanni) · Mappa delle tradizioni

Nel laboratorioAnno II · Anno I


La parola

Una parola che significa troppe cose, e non per caso

Lógos viene da légō, che in origine significa raccogliere, mettere insieme, e solo poi dire. Il passaggio dal raccogliere al parlare non è arbitrario: parlare è mettere insieme suoni in un ordine, e chi dice raccoglie ciò che c'era sparso.

Da quella radice il greco ricava un ventaglio che nessuna lingua moderna riesce a coprire con un termine solo. Lógos è la parola detta, il discorso, il racconto; è la ragione come facoltà e come argomento; è il rapporto fra due grandezze, e in matematica il nostro «rapporto» traduce proprio quello; è il conto, il computo, tanto che «rendere conto» in greco si dice dare il lógos. Dire, ragionare, proporzionare: tre mestieri, una parola.

Questa ampiezza è la ragione per cui il termine ha potuto reggere ciò che gli si è chiesto. Chi dice che all'origine c'è il lógos sta dicendo in un colpo solo che all'origine c'è una parola, una ragione e una proporzione, e non deve scegliere fra le tre. Le traduzioni devono scegliere, e «Verbo» tiene la prima e perde le altre due.

Ancorato ai testi

In principio era il Logos, e il Logos era presso Dio, e Dio era il Logos. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.Vangelo secondo Giovanni 1, 1-3, con il termine greco lasciato in chiaro. La terza proposizione, «Dio era il Logos», ha una particolarità grammaticale che i traduttori discutono da sempre: nel greco il secondo termine è senza articolo, il che ne fa un predicato e non un'identificazione

Dove nasce

Da Eraclito a Giovanni, passando da Alessandria

Il primo a fare del lógos un principio cosmico è Eraclito, intorno al 500 avanti l'era volgare, e lo fa con un'ambiguità deliberata: dice che il lógos è comune a tutti e che gli uomini vivono come se avessero un'intelligenza privata, e non si capisce mai del tutto se stia parlando del proprio discorso o della struttura del mondo. Probabilmente di entrambi, e il gioco è voluto.

Gli stoici ne fanno un sistema: il lógos è la ragione che pervade il cosmo, e i semi di ragione, i lógoi spermatikoí, sono i principi formativi presenti in ogni cosa. È dottrina filosofica corrente nel mondo ellenistico, e chiunque avesse un'istruzione greca la conosceva.

Il passaggio decisivo avviene ad Alessandria, con Filone, ebreo di lingua e cultura greca, contemporaneo di Gesù. Filone usa il lógos per fare da mediatore fra il Dio della Bibbia, trascendente e senza immagine, e il mondo: lo chiama il primogenito, l'immagine, lo strumento della creazione, e perfino un secondo Dio in un passo che gli sarà rimproverato. È il ponte fra Atene e Gerusalemme, ed è costruito prima del cristianesimo.

Quando l'autore del quarto Vangelo apre con quelle parole, i suoi lettori greci sentono Eraclito e gli stoici, e i suoi lettori ebrei sentono la Sapienza dei Proverbi e la Parola con cui Dio crea nella Genesi. Il termine è scelto perché è l'unico che funziona per entrambi. E poi la frase fa una cosa che nessuna delle due tradizioni si aspettava: dice che quel principio si è fatto carne.

Come la legge questa biblioteca

Un ponte dichiarato verso oriente

La definizione breve dice che il saggio accosta il Logos al Nous di Plotino e al Brahman delle Upanishad come ponte tematico dichiarato, e che si tratta di convergenza strutturale e non di identità.

Ciò che condividono, come la voce sul Nous svolge per esteso, è la tesi che il reale abbia una struttura intelligente che non dipende da chi la pensa. È una posizione forte e non ovvia, negata da buona parte del pensiero moderno, e trovarla formulata in tre tradizioni indipendenti è un fatto che vale la pena registrare.

Ciò che il Logos ha e gli altri due non hanno è nel verbo della quattordicesima riga di quel Prologo: si è fatto carne. Il Nous non discende e non ha vicende; il Brahman non si incarna. Che il principio ordinatore diventi un uomo con un nome, una data e una morte è ciò che distingue questa riva dalle altre due, ed è l'asse attorno a cui, come dice la voce sull'Incarnazione, tutto il resto del sito è disposto.

Steiner, nella lettura che questa biblioteca esamina, spinge la cosa oltre e chiama il Logos la forza creatrice che genera e tiene in esistenza il cosmo, identificando il Cristo cosmico con quel Logos attivo fin dall'origine. È una tesi teologica precisa, ha una tradizione alle spalle e ha anche i suoi contestatori: il sito la presenta come tesi da esaminare, e questa voce non la sottoscrive per lui.

Da non confondere

Quattro parole

Con «Verbo». È la traduzione consacrata e tiene solo un terzo del significato. Il latino verbum dice la parola detta e perde la ragione e la proporzione. Chi legge «In principio era il Verbo» sente un annuncio; chi legge «In principio era il Logos» sente anche che all'origine c'è un ordine calcolabile, ed è la metà che ha reso possibile tutta la teologia razionale successiva.

Con la ragione. Il lógos non è la facoltà con cui gli uomini ragionano, benché la parola indichi anche quella. Nella formula giovannea è ciò per mezzo di cui tutto è stato fatto: non un modo di conoscere, un principio di ciò che c'è. La confusione produce quelle letture illuministiche del Prologo in cui all'origine ci sarebbe la Ragione con la maiuscola, che è un'altra dottrina e appartiene a un altro secolo.

Con la Sapienza. La figura della Sophia nei libri sapienziali dell'Antico Testamento è vicinissima: presente alla creazione, artefice, delizia di Dio. Le due tradizioni si sono intrecciate e alcuni Padri le identificano. La differenza è che la Sapienza è femminile e resta una figura, mentre il Logos giovanneo è il soggetto di una biografia. Nella gnosi valentiniana, dove Sophia ha un ruolo del tutto diverso, la distanza diventa massima.

Con il logos dello stoicismo. Il lógos stoico pervade il cosmo, non lo trascende, ed è il cosmo stesso in quanto ordinato: è una dottrina immanentista. Quello giovanneo era presso Dio prima che qualcosa fosse fatto. Una differenza che sembra tecnica e decide se il mondo sia divino o creato, che è una delle poche domande davvero divisive di tutta questa biblioteca.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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