La definizione breve dichiara l'estensione e la motiva: la scuola applica il metodo all'intera biblioteca, non per addomesticare i testi, ma perché è il solo modo in cui un testo esoterico si lascia leggere.
L'estensione va giustificata, perché il metodo nasce per la Scrittura e presuppone che quel testo abbia un autore che parla a chi legge, il che è precisamente il senso del terzo movimento, l'oratio: si risponde a qualcuno. Applicarlo a Plotino o a un trattato alchemico significa toglierne il presupposto.
La giustificazione che il sito dà è pratica e vale la pena prenderla per quello che è. I testi che questa biblioteca custodisce hanno una proprietà comune: non cedono alla lettura rapida, e chi li attraversa in fretta ottiene un riassunto corretto e inutile. Böhme, Eckhart, le Upanishad, i trattati dell'Opera chiedono tutti la stessa cosa, che è tornare sulla stessa riga più volte a distanza di giorni. Il metodo monastico è la formalizzazione più antica e più precisa di quel gesto, e usarlo non pretende di fare di quei testi delle scritture.
Da qui la regola dello studio profondo, poche pagine per volta con carta e penna, che la voce sul pensiero pensante spiega dal lato tecnico: la penna serve perché scrivere è più lento del leggere e obbliga a formulare, ed è nel formulare che si scopre se si era capito.
E da qui la frase che la definizione breve riporta e che riassume la posizione: i libri non si finiscono, si abitano. È anche il motivo per cui, in questo sito, il conto delle pagine lette non è mai stato un indicatore di nulla.