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Athanor · Lessico · Primo anello · Mistica cristiana

Lectio Divina

latinolectio divina, «lettura divina»


Il metodo monastico di lettura in quattro movimenti: lectio, leggere lentamente; meditatio, ruminare una frase finché non cede; oratio, rispondere; contemplatio, restare in silenzio senza più fare nulla. Nata per la Scrittura, la scuola la estende all'intera biblioteca: non per addomesticare i testi, ma perché è il solo modo in cui un testo esoterico si lascia leggere. Il fine non è capire il testo: è lasciarsene cambiare. Da qui la regola dello studio profondo, poche pagine per volta con carta e penna, e la frase che la riassume: i libri non si finiscono, si abitano.

AttenzionePensiero pensante e pensiero pensatoSimboloJapa

Dove lavoraAnno I (sessione speciale del secondo trimestre) · Saggio: lo studio come pratica

Nel laboratorioAnno I · Anno IV


La parola

Leggere, nel Medioevo, si faceva ad alta voce

Lectio è la lettura, e nel latino monastico non significa quello che significa per noi. Fino al basso Medioevo la lettura silenziosa è rara e considerata strana: Agostino racconta con stupore di aver visto Ambrogio leggere senza muovere le labbra, e il fatto gli sembra degno di essere annotato. Si leggeva pronunciando, a mezza voce, e il corpo partecipava.

Questo cambia il senso del secondo movimento. Meditatio, in quel vocabolario, non è la meditazione come la intendiamo: è il rimasticare a bassa voce una frase, ripetendola, e i testi usano senza imbarazzo il verbo ruminare, con l'immagine dell'animale che riporta su il cibo per masticarlo di nuovo. È un'operazione fisica e sonora, non una concentrazione mentale.

La sequenza intera è quattro movimenti e la definizione breve li dà: lectio, leggere lentamente; meditatio, ruminare una frase finché non cede; oratio, rispondere; contemplatio, restare in silenzio senza più fare nulla. Il quarto è l'unico in cui non si fa niente, ed è il solo che non si può decidere di raggiungere.

Ancorato ai testi

La lettura porta alla bocca il cibo solido; la meditazione lo mastica e lo spezza; la preghiera ne trae il sapore; la contemplazione è la dolcezza stessa che rallegra e ristora.parafrasi dichiarata da Guigo II il Certosino, Scala claustralium, del dodicesimo secolo. È il testo che fissa i quattro gradini nella forma che ha poi fatto scuola, e la metafora è per intero alimentare: nessuno dei quattro verbi appartiene al vocabolario dello studio

Dove nasce

Poco testo, molte volte

La pratica è più antica del testo che la codifica: sta nella regola benedettina, che assegna alla lettura alcune ore della giornata, e nelle abitudini monastiche precedenti. Guigo, nel dodicesimo secolo, non la inventa: le dà quattro nomi e una scala, e in quella forma la trasmette.

La caratteristica che vale la pena registrare, perché è quella che la rende trasferibile fuori dal suo ambiente, è il rapporto con la quantità. In un monastero un monaco poteva passare un anno sullo stesso libro, e talvolta una vita sui salmi. La biblioteca era piccola e i libri erano oggetti rari; ma la scarsità è diventata metodo, e i testi lo dicono espressamente: si legge poco e si torna.

Ne segue una cosa che l'abbondanza contemporanea ha reso quasi impensabile: che rileggere sia il gesto normale e leggere per la prima volta l'eccezione. Un monaco conosceva i propri testi a memoria non per esercizio mnemonico ma per frequentazione, e la memoria era l'effetto collaterale di un rapporto lungo.

Un dettaglio tecnico che il metodo prevede e che si perde nelle riprese moderne: il secondo movimento finisce quando la frase cede, e non a un'ora stabilita. Non si medita per venti minuti: si rumina finché qualcosa si apre, e se non si apre si torna il giorno dopo alla stessa riga. È un criterio di uscita interno all'operazione, e non un tempo.

Come la legge questa biblioteca

Estesa a tutta la biblioteca, e perché è legittimo

La definizione breve dichiara l'estensione e la motiva: la scuola applica il metodo all'intera biblioteca, non per addomesticare i testi, ma perché è il solo modo in cui un testo esoterico si lascia leggere.

L'estensione va giustificata, perché il metodo nasce per la Scrittura e presuppone che quel testo abbia un autore che parla a chi legge, il che è precisamente il senso del terzo movimento, l'oratio: si risponde a qualcuno. Applicarlo a Plotino o a un trattato alchemico significa toglierne il presupposto.

La giustificazione che il sito dà è pratica e vale la pena prenderla per quello che è. I testi che questa biblioteca custodisce hanno una proprietà comune: non cedono alla lettura rapida, e chi li attraversa in fretta ottiene un riassunto corretto e inutile. Böhme, Eckhart, le Upanishad, i trattati dell'Opera chiedono tutti la stessa cosa, che è tornare sulla stessa riga più volte a distanza di giorni. Il metodo monastico è la formalizzazione più antica e più precisa di quel gesto, e usarlo non pretende di fare di quei testi delle scritture.

Da qui la regola dello studio profondo, poche pagine per volta con carta e penna, che la voce sul pensiero pensante spiega dal lato tecnico: la penna serve perché scrivere è più lento del leggere e obbliga a formulare, ed è nel formulare che si scopre se si era capito.

E da qui la frase che la definizione breve riporta e che riassume la posizione: i libri non si finiscono, si abitano. È anche il motivo per cui, in questo sito, il conto delle pagine lette non è mai stato un indicatore di nulla.

Da non confondere

Quattro modi di stare su un testo

Con lo studio. Studiare ha per fine la comprensione del testo, e riesce quando si è capito. La definizione breve dice il contrario: il fine non è capire il testo, è lasciarsene cambiare. Sono due operazioni diverse sullo stesso oggetto, ed entrambe servono; ma la prima si può fare in fretta e la seconda no.

Con la lettura devozionale. Leggere per trarne conforto, o per confermare ciò che si crede, è un uso antico e rispettabile dei testi sacri. La meditatio chiede il contrario: si sta su una frase finché cede, e ciò che cede può essere l'idea che se ne aveva. Un testo che dà sempre ragione a chi lo legge non è stato ruminato.

Con la meditazione. L'omonimia italiana confonde, e la voce lo ha detto: la meditatio monastica è un'operazione sonora su parole determinate, e non ha nulla dello svuotamento né dell'attenzione al respiro. Chi si aspetta una pratica silenziosa dal secondo movimento si trova a ripetere frasi a mezza voce, che è quello che il metodo chiede.

Con la lettura lenta come stile. Leggere adagio perché piace, assaporando, è un piacere legittimo e non è questo. I quattro movimenti hanno una struttura, un criterio di passaggio fra l'uno e l'altro, e un quarto grado che non dipende da chi legge. La lentezza è una conseguenza del metodo, non il metodo.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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