La definizione breve fa un'affermazione che vale la pena difendere, perché è controintuitiva: i testi esoterici parlano per simboli non per oscurità deliberata, ma perché è il linguaggio naturale di ciò che non si lascia ridurre a concetti piatti.
La spiegazione alternativa, e più diffusa, è che quegli autori nascondessero. È vera in parte e in casi documentati: la voce sulla trasmutazione mostra che gli alchimisti avevano ragioni concrete per coprirsi. Ma non spiega tutto, e c'è una prova interna che la rende insufficiente: se il simbolismo fosse un codice, esisterebbe una chiave, e i testi sarebbero traducibili. Chi ci ha provato ha ottenuto traduzioni in cui metà delle indicazioni resta senza corrispondente.
La spiegazione della definizione breve regge meglio perché rende conto anche del caso opposto: autori che non avevano nulla da nascondere, che scrivevano per un pubblico amico e senza rischi, e che parlano lo stesso per immagini. Böhme scrive per i suoi vicini, Eckhart predica in chiesa a chiunque entri, e nessuno dei due dispone di un linguaggio più chiaro.
Un dato che aiuta: le tradizioni che hanno provato a esprimere le stesse cose in forma concettuale hanno prodotto la teologia scolastica e la metafisica, che sono precise, potenti e faticano proprio dove il simbolo funziona. Non è che un modo sia migliore: sono due strumenti con due rendimenti diversi, e il simbolo rende dove ciò di cui si parla ha più di un aspetto per volta.