La dottrina delle dieci potenze è del Sefer Yetzirah, cioè al più tardi del sesto secolo. Il disegno che tutti conoscono è di mille anni dopo, e la distanza fra le due date è la cosa più utile che si possa sapere su questa voce.
Il linguaggio dell'albero compare nel Sefer ha-Bahir verso il 1185: le dieci non sono più un elenco ma un organismo, con un tronco e dei rami. Da lì i disegni cominciano a comparire nei manoscritti ebraici del Duecento e del Trecento, e non sono uno solo: sono tentativi diversi di disporre in figura una dottrina che non era nata in figura.
La svolta è la stampa, e passa da fuori. Nel 1516, ad Augusta, esce Portae Lucis, la traduzione latina che Paolo Riccio fa delle Porte della luce di Yosef Gikatilla: sul frontespizio, un uomo barbuto tiene fra le mani un albero di dieci sfere. È fra le prime volte che la figura viene stampata, ed è già una figura per lettori cristiani, in latino. Poi, nel Seicento, Athanasius Kircher fissa nell'Oedipus Aegyptiacus il tracciato che la Golden Dawn riprenderà nell'Ottocento e che oggi si trova ovunque, dalle copertine ai tatuaggi.
Il risultato è che l'albero, in Occidente, è arrivato prima come immagine e poi come dottrina, e in una versione fissata da chi la leggeva da fuori. Non è una ragione per buttarlo: è la ragione per cui, davanti a una tavola dell'albero, la prima domanda utile è di che anno sia. Altre scuole dispongono qualche via diversamente, e la disposizione di Kircher non ha vinto perché fosse la più fedele: ha vinto perché era stampata.