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Athanor · Lessico · Terzo anello · Filosofia perenne e mitologia comparata

Axis Mundi

latinoaxis mundi, «asse del mondo»


Il collegamento verticale fra i piani del cosmo: cielo, terra, mondo inferiore. Le tradizioni lo raffigurano come albero cosmico, palo sciamanico, montagna sacra, tempio costruito come montagna artificiale; nel microcosmo umano, come colonna vertebrale. Il punto in cui l'asse tocca terra è il Centro, in senso cosmologico e non geografico: è la lettura di Eliade e di Guénon che la biblioteca adotta. L'Albero della Vita kabbalistico gli fa da specchio strutturato in un'altra casa.

Tradizione PrimordialeMicrocosmoAlbero della Vita

Dove lavoraTimeline (Eliade, Guénon) · Mappa delle tradizioni

Nel laboratorioAnno III


La parola

Un asse è ciò attorno a cui qualcosa gira

Axis, in latino, è il perno del carro: il legno che passa attraverso il mozzo e attorno a cui la ruota gira. La parola non nomina un collegamento fra due punti, nomina il centro immobile di un movimento circolare, e questa è la differenza che quasi tutte le esposizioni perdono.

L'espressione axis mundi non è antica in questa forma: è un termine dell'erudizione moderna, e i romani usavano axis per l'asse celeste, quello attorno a cui il cielo delle stelle fisse sembra ruotare. È dunque, in origine, un dato di osservazione: chi guarda il cielo di notte per qualche ora vede tutto girare attorno a un punto che non si muove.

Da qui la carica simbolica, che non è arbitraria. Nel mondo in movimento c'è un punto fermo; quel punto è in alto; e la verticale che lo congiunge a chi guarda è l'unica direzione che non partecipa alla rotazione. Le tradizioni che parlano di un asse del mondo non stanno inventando un'immagine poetica: stanno interpretando un fatto che chiunque, prima dell'illuminazione elettrica, vedeva ogni notte.

Ancorato ai testi

Con le radici in alto e i rami in basso sta il fico eterno; quello è il puro, quello è il brahman, quello è detto l'immortale. In esso stanno tutti i mondi, e nessuno lo oltrepassa.parafrasi dichiarata dalla Kaṭha Upaniṣad II, 3, 1, che riprende un'immagine vedica; la stessa figura torna nella Bhagavadgītā, capitolo quindicesimo. L'albero rovesciato, con la radice in cielo, è la forma più rigorosa dell'immagine: se l'origine sta in alto, la crescita va verso il basso

Dove nasce

Eliade, e il rischio di una categoria che spiega troppo

L'inventario delle forme è impressionante e la definizione breve lo riassume: albero cosmico, palo sciamanico, montagna sacra, tempio costruito come montagna, colonna vertebrale nel microcosmo umano. Si potrebbe continuare: la scala di Giacobbe, il palo centrale della tenda, l'obelisco, il campanile, il pilastro di Irminsul dei sassoni. La ricorrenza è reale e non ha bisogno di essere gonfiata.

La categoria che la unifica è però moderna, e va detto: la costruisce la storia delle religioni del Novecento, e Mircea Eliade in particolare, che ne fa uno dei suoi strumenti principali insieme al centro e allo spazio sacro. Guénon vi lavora per proprio conto e con altri fini.

Il vantaggio di una categoria così ampia è che mostra somiglianze che altrimenti resterebbero disperse in monografie separate. Lo svantaggio è quello di ogni categoria molto ampia: spiega troppo, e comincia a trovare assi del mondo dovunque ci sia qualcosa di verticale. La critica che gli studiosi hanno rivolto a Eliade è esattamente questa, e non è una critica ideologica: è che una griglia che riconosce sempre il proprio schema smette di poter essere smentita, e quindi di informare.

Questa biblioteca adotta la lettura di Eliade e di Guénon, come dichiara la definizione breve, e adotta anche la cautela: una verticale non è un asse del mondo per il fatto di essere verticale. Diventa tale quando la tradizione che la usa le attribuisce le due funzioni che contano, e cioè che sia il punto attorno a cui il resto ruota e che sia percorribile.

Come la legge questa biblioteca

Il Centro non è un posto

La definizione breve dice la cosa decisiva e vale la pena tirarne le conseguenze: il punto in cui l'asse tocca terra è il Centro, in senso cosmologico e non geografico.

Significa che il Centro non è uno solo e non è altrove. Ogni tempio è costruito sul Centro, ogni tenda ha il palo al Centro, ogni luogo consacrato lo diventa perché lì l'asse passa. Le tradizioni non se ne stupiscono e non trovano contraddittorio che i centri siano molti, perché non stanno facendo geografia: stanno dicendo che quel luogo, in quel momento, è dove il verticale è disponibile.

Da qui la conseguenza pratica, che è ciò che rende questa voce utile a chi non fa storia delle religioni. Se il Centro non è un posto, allora non c'è nessun viaggio da fare per raggiungerlo, e la ricerca di luoghi speciali è una versione geografica di un problema che geografico non è. È la stessa struttura che la voce sul fondo dell'anima descrive per un'altra strada: non c'è distanza da coprire, c'è una condizione da riconoscere.

Con l'Albero della Vita cabbalistico il lessico segna uno specchio, e la differenza è quella già detta nella voce corrispondente: gli assi del mondo congiungono piani e servono a passare, l'albero delle Sefirot non congiunge, articola. Un asse è una via, l'albero è una struttura. Che entrambi siano alberi è un'informazione sull'immagine e non sulle due dottrine.

Da non confondere

Quattro verticali

Con una scala fra i piani. Una scala serve a salire e chi sale se ne va da dove era. L'asse non è fatto per essere risalito da tutti, e nelle tradizioni che lo descrivono lo percorrono figure specializzate, lo sciamano soprattutto, che vanno e tornano per conto della comunità. Chi legge l'asse come un invito personale all'ascesa sta leggendo una funzione sociale come un programma individuale.

Con la colonna vertebrale. La corrispondenza è dichiarata nelle tradizioni stesse e la definizione breve la riporta. Va però tenuta per quello che è: un'applicazione del principio del microcosmo, cioè un caso particolare, non l'origine dell'immagine. Le fisiologie sottili che descrivono canali lungo la spina dorsale sono elaborazioni tarde e specifiche di alcune tradizioni, e non stanno dietro all'albero cosmico dei siberiani.

Con il centro geografico. Ogni cultura ha collocato il proprio ombelico del mondo in un luogo determinato, e i luoghi sono molti e incompatibili fra loro. Prendere sul serio la geografia significa dover scegliere chi aveva ragione, cosa che nessuna delle tradizioni ha chiesto. Il Centro è un rapporto, non una coordinata.

Con il simbolismo verticale in generale. Alto e basso vengono usati come metafore morali in ogni lingua, e ogni monumento è alto. L'asse del mondo dice qualcosa di più preciso: che c'è un punto immobile, che è centro di una rotazione, e che il verticale è la direzione in cui i piani comunicano. Senza queste tre cose si ha una metafora dell'elevazione, che è un'altra e più comune faccenda.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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