L'inventario delle forme è impressionante e la definizione breve lo riassume: albero cosmico, palo sciamanico, montagna sacra, tempio costruito come montagna, colonna vertebrale nel microcosmo umano. Si potrebbe continuare: la scala di Giacobbe, il palo centrale della tenda, l'obelisco, il campanile, il pilastro di Irminsul dei sassoni. La ricorrenza è reale e non ha bisogno di essere gonfiata.
La categoria che la unifica è però moderna, e va detto: la costruisce la storia delle religioni del Novecento, e Mircea Eliade in particolare, che ne fa uno dei suoi strumenti principali insieme al centro e allo spazio sacro. Guénon vi lavora per proprio conto e con altri fini.
Il vantaggio di una categoria così ampia è che mostra somiglianze che altrimenti resterebbero disperse in monografie separate. Lo svantaggio è quello di ogni categoria molto ampia: spiega troppo, e comincia a trovare assi del mondo dovunque ci sia qualcosa di verticale. La critica che gli studiosi hanno rivolto a Eliade è esattamente questa, e non è una critica ideologica: è che una griglia che riconosce sempre il proprio schema smette di poter essere smentita, e quindi di informare.
Questa biblioteca adotta la lettura di Eliade e di Guénon, come dichiara la definizione breve, e adotta anche la cautela: una verticale non è un asse del mondo per il fatto di essere verticale. Diventa tale quando la tradizione che la usa le attribuisce le due funzioni che contano, e cioè che sia il punto attorno a cui il resto ruota e che sia percorribile.