Con l'inconscio. Il parallelo è antico e lo hanno fatto in molti, Jung compreso. Ma l'inconscio è uno strato della psiche, ha contenuti, ha una storia, e la sua profondità è misurata rispetto alla coscienza di un individuo. Il fondo di Eckhart non ha contenuti e non è uno strato: è il punto in cui la psiche di quell'individuo finisce. Chiamarlo inconscio significa reinserirlo dentro la persona, che è precisamente ciò che la dottrina nega.
Con il vero sé. È la lettura corrente, ed è comoda: sotto le maschere ci sarebbe chi siamo davvero. Il fondo eckhartiano non è chi siamo davvero, perché non è nostro. La formula dice che è un solo fondo con quello di Dio, e un fondo condiviso non può essere la nostra autenticità. Chi ci arriva cercando se stesso trova, nel migliore dei casi, qualcosa che non gli somiglia.
Con la scintilla dell'anima. Eckhart usa i due termini spesso come se fossero intercambiabili, e nel passo citato qui sopra li ritira entrambi. Vale la pena tenerli distinti lo stesso, perché le immagini fanno cose diverse: la scintilla è un qualcosa, per quanto minimo, e ha acceso il processo che porterà alla condanna; il fondo non è un qualcosa, ed è per questo che regge meglio.
Con l'Ungrund di Böhme. Böhme prende la parola e le toglie il fondo: il suo non-fondo non è il punto più basso dell'anima ma ciò che precede ogni distinzione, prima che ci siano anime. Il Seelengrund è un luogo dell'antropologia, l'Ungrund è un momento della cosmogonia. La stessa radice tedesca, due piani diversi del discorso.