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Athanor · Lessico · Primo anello · Mistica cristiana

Nascita del Verbo nell'anima

tedesco medievaleGeburt des Wortes in der Seele (Eckhart)


Per Eckhart il fine della vita spirituale, e non come metafora poetica: l'evento reale in cui l'anima, svuotata abbastanza, permette al Logos di nascere in lei, ora, nell'eterno presente. È la versione interiore e individuale della cristologia cosmica: ciò che Steiner descrive su scala evolutiva, Eckhart lo descrive nel fondo dell'anima. Angelus Silesius la condensa in un distico: se Cristo nasce mille volte a Betlemme e non in te, sei perduto.

SeelengrundKenosisLogosTat tvam asi

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 4 · Timeline (Eckhart, Angelus Silesius)


La parola

In tedesco non nasce il Verbo, nasce Dio

L'italiano dice «nascita del Verbo nell'anima», e la formula è corretta ma già interpretata. Il tedesco di Eckhart dice Gottesgeburt, nascita di Dio, oppure semplicemente diu geburt, la nascita, come se non ce ne fosse un'altra di cui valga la pena parlare. Il soggetto non è il Verbo che nasce: è Dio che viene partorito, e il verbo gebern è quello che si usa per le donne.

La resa latina della stessa dottrina, generatio Verbi, sposta l'accento sul secondo termine e la rende più maneggevole per un teologo: la generazione del Verbo è ciò che il Padre compie eternamente dentro la Trinità, ed è dottrina pacifica. Eckhart tiene le due cose insieme e ne fa una sola, ed è qui che smette di essere pacifica. Non dice che nell'anima accade qualcosa di simile alla generazione eterna del Figlio. Dice che è la stessa.

Ancorato ai testi

Il Padre genera suo Figlio senza posa; e dico di più: genera me come suo Figlio, e lo stesso Figlio.parafrasi dichiarata da Meister Eckhart, predica Iusti vivent in aeternum, dal medio alto tedesco. La frase compare, quasi con queste parole, fra le proposizioni censurate dalla bolla In agro dominico del 1329: è la ventiduesima. «Lo stesso Figlio» è ciò che non si poteva concedere

Dove nasce

Mille anni prima di Eckhart, e nessuno se ne scandalizzava

L'idea che Cristo debba nascere nell'anima del credente non è un'invenzione renana: è antica quanto la teologia greca. La si trova in Origene, nel terzo secolo, e passa poi attraverso Massimo il Confessore e la tradizione monastica, dove serve a spiegare che cosa la festa del Natale chieda a chi la celebra. In quella forma è una dottrina della vita spirituale, sobria e senza problemi: la nascita storica va interiorizzata, altrimenti resta una notizia.

Quello che Eckhart fa è togliere alla dottrina il suo carattere di applicazione morale. Nei suoi sermoni per il tempo di Natale, quattro predice che formano un piccolo ciclo, la nascita nell'anima non è la conseguenza devota di quella di Betlemme: è lo stesso atto eterno del Padre, che non è mai cominciato e non finisce, e che nel fondo dell'anima trova un secondo luogo dove compiersi. La differenza fra le due letture non è di intensità, è di statuto. Nella prima l'anima imita; nella seconda l'anima è il posto dove il fatto accade.

Da qui, e non da una particolare audacia caratteriale, viene la sua difficoltà con i giudici. Se la generazione del Figlio avviene nel fondo dell'anima, e se quel fondo è un solo fondo con quello di Dio, allora la distinzione fra il Figlio unigenito e chi lo riceve si assottiglia oltre il consentito. Eckhart risponde che parla del fondo e non della persona, e che la creatura resta creatura. È la stessa difesa che oppone per la scintilla, ed è vera; ma le frasi, una volta dette, viaggiano senza i loro distinguo.

Come la legge questa biblioteca

Un evento, e nessun modo di accorgersene

Questa voce è il punto in cui l'anello renano tocca l'asse del percorso. L'incarnazione come la biblioteca la legge è un fatto che ha cambiato la struttura del rapporto fra l'essere umano e il cosmo; la nascita nell'anima è lo stesso fatto ripreso al singolare, nel fondo di una persona, adesso. Ciò che il Cristo cosmico dice su scala di storia universale, Eckhart lo dice su scala di un uomo solo, e il lessico segna fra i due una convergenza dichiarata.

La conseguenza pratica è severa e va detta chiaramente: non c'è nessun modo di accorgersi che stia accadendo. Eckhart insiste che la nascita avviene nel silenzio e in una parte dell'anima che non è raggiungibile dalle facoltà: non nei sensi, non nell'immaginazione, non nel sentimento. Se ne segue che qualunque esperienza si possa avere, per quanto intensa, non è quella. Le esperienze appartengono alle facoltà, e le facoltà stanno sopra il fondo.

Questo mette il percorso al riparo da un errore che altrove è fatale: cercare la conferma nell'intensità. Chi lavora aspettandosi un segnale ha già cambiato oggetto, perché si è messo a coltivare stati invece che a togliere ostacoli. La coppia Gelassenheit e Abgeschiedenheit serve esattamente a questo: descrive un lavoro che si può fare senza sapere se serva, ed è il solo tipo di lavoro che questa dottrina permetta.

Da non confondere

Quattro nascite

Con l'incarnazione storica. Betlemme è un fatto datato, avvenuto una volta, fuori di me. La nascita nell'anima non è la sua ripetizione né la sua commemorazione: è, nella lettura di Eckhart, lo stesso atto eterno che non cade nel tempo e quindi non ha bisogno di ripetersi. Le due non competono, ma non sono lo stesso evento visto due volte.

Con l'emozione del Natale. È l'uso corrente della formula, ed è quello contro cui il distico di Silesius citato nella voce breve è stato scritto. Un sentimento è un fatto delle facoltà, ha una durata e finisce; la nascita di cui parlano questi testi accade dove le facoltà non arrivano. Che le due cose possano capitare la stessa sera non le rende parenti.

Con l'individuazione junghiana. Il parallelo è tentante: anche là qualcosa nasce, e nasce in un centro che non coincide con l'io. Ma l'individuazione è un processo che matura una persona, e ciò che nasce è il suo Sé; qui non nasce niente di mio, nasce qualcun altro nel punto in cui io finisco. Il lessico li accosta per contrasto, ed è la formula giusta: si somigliano abbastanza da rendere utile vedere dove divergono.

Con l'unione mistica come fusione. Il vocabolario corrente del misticismo parla di dissolversi, confondersi, diventare uno. Eckhart usa un altro verbo, ed è quello della generazione: qualcosa viene partorito, e chi partorisce non si dissolve in ciò che partorisce. È una differenza di immagine con conseguenze precise, perché una nascita presuppone due, e una fusione no.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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