Kénōsis viene da kenós, vuoto, e il verbo kenóō significa svuotare, rendere vano, ridurre a nulla. È una parola concreta e non particolarmente nobile: si svuota una brocca, si svuota un magazzino, e in senso figurato si svuota di senso un discorso.
La cosa decisiva, nel testo paolino, è la forma. Il verbo è riflessivo: non fu svuotato, svuotò se stesso. Nessuno gli tolse niente, e non si tratta di una privazione subita. È l'unico soggetto della frase a compiere l'azione, e la compie su di sé.
Ne segue la difficoltà teologica che il passo ha prodotto per venti secoli, e che vale la pena nominare perché è il vero contenuto della parola: di che cosa si sarebbe svuotato. Se della divinità, non era più Dio; se di nulla, la frase non dice niente. Le risposte proposte sono molte e nessuna ha chiuso la questione, e nel diciannovesimo secolo la discussione produce una scuola teologica che dal termine prende il nome.
Ancorato ai testi
Il quale, essendo in forma di Dio, non ritenne un tesoro geloso l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini.Lettera ai Filippesi 2, 6-7, in traduzione corrente. Il passo è quasi certamente un inno preesistente che Paolo cita: sarebbe dunque uno dei testi cristiani più antichi di cui disponiamo, anteriore alla lettera che lo conserva