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Athanor · Lessico · Primo anello · Mistica cristiana

Gelassenheit

tedesco (medio alto tedesco di Eckhart)Gelassenheit, da gelassen, «lasciato»


La parola di Eckhart per il distacco attivo: lasciar andare non solo i beni e gli attaccamenti ovvi, ma i pensieri, le immagini, le rappresentazioni di Dio, tutto ciò con cui la mente riempie lo spazio dell'attenzione. Non è passività: è la sospensione attiva del commentario interiore, del «già so» che anticipa ogni esperienza. Non descrive un risultato da raggiungere ma un gesto da compiere e ripetere. La resa italiana è discussa: «abbandono» e «lasciar essere» ne traducono ciascuno solo una parte.

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Dove lavoraSaggio sull'attenzione, parte 3 · Mappa delle tradizioni · Timeline (Meister Eckhart)

Nel laboratorioAnno I · Anno IV


La parola

Una parola che Eckhart ha dovuto fabbricare

Nel Trecento la filosofia si scrive in latino, e il latino ha mille anni di vocabolario tecnico alle spalle. Eckhart predica in tedesco a monache che il latino non lo sanno, e si trova senza le parole. Se le costruisce: prende un participio passato e gli attacca il suffisso astratto -heit. Da gelâzen, lasciato, ricava gelâzenheit, la condizione di chi ha lasciato. Con lo stesso procedimento fa Abgeschiedenheit dal separato, e Istigkeit dall'essere: l'esserità. Il tedesco filosofico comincia in buona parte qui, in una sala capitolare, per necessità pratica.

Il verbo da cui viene, lassen, ha due sensi che l'italiano divide fra due parole. Vuol dire abbandonare, deporre, mollare la presa; e vuol dire permettere, consentire, lasciar accadere. In tedesco sono lo stesso verbo, e la Gelassenheit li tiene insieme senza sforzo: è insieme un togliere le mani e un dare via libera. Le rese italiane si spartiscono il bottino, «abbandono» prende il primo senso e «lasciar essere» il secondo, e nessuna delle due porta via l'altro. Il lessico tiene la parola tedesca per questo.

Ancorato ai testi

Bada a te stesso, e dovunque tu ti trovi, lasciati: questo è il meglio di tutto.Meister Eckhart, Discorsi del discernimento, capitolo 3, in traduzione dal medio alto tedesco. La frase mette in fila i due movimenti: prima accorgersi di sé, poi lasciarsi. Il secondo non è possibile senza il primo, ed è la ragione per cui questa non è una dottrina dell'assenza di sé

Dove nasce

Un predicatore sotto processo, e una parola che gli sopravvive

Eckhart predica in Renania fra la fine del Duecento e il 1327. È un domenicano di carriera altissima, due volte maestro a Parigi, provinciale del suo ordine; non è un irregolare, è l'establishment. Eppure nel 1326 l'arcivescovo di Colonia gli apre un processo per eresia, lui si appella al papa, muore prima della sentenza, e nel 1329 la bolla In agro dominico censura ventotto proposizioni tratte dai suoi scritti.

La conseguenza per il vocabolario è precisa e vale la pena registrarla. Dopo la condanna il nome di Eckhart diventa impronunciabile, ma i suoi termini restano in circolazione senza di lui: passano a Taulero e a Suso, che li usano con più prudenza, e da lì nella Theologia Deutsch, che Lutero stamperà. Le parole viaggiano più leggere del loro autore, e per un paio di secoli la Gelassenheit è patrimonio comune di chi non poteva citare chi l'aveva coniata.

C'è poi una seconda vita, e conviene sapere che esiste perché è quella in cui la parola si incontra più spesso oggi. Nel 1955 Martin Heidegger tiene un discorso in cui riprende Gelassenheit per nominare un contegno verso le cose e verso la tecnica: né rifiuto né sottomissione, ma un dire insieme sì e no agli oggetti tecnici. Heidegger dichiara il debito verso Eckhart e insieme lo spoglia: la Gelassenheit heideggeriana non è lasciarsi davanti a Dio, è un modo di stare nel mondo che si regge da solo. Chi arriva a Eckhart da Heidegger trova una parola che conosce e un contenuto che non aveva previsto.

Come la legge questa biblioteca

Un gesto, non uno stato: e per questo si può cominciare

Nella coppia eckhartiana la Gelassenheit è la parte praticabile. L'Abgeschiedenheit è una condizione, e nessuno decide stamattina di trovarsi in una condizione; il lasciare è un gesto, si compie in un momento determinato, e si può compiere di nuovo. Il percorso lavora sul secondo perché il primo non ha maniglie.

Ed è il punto di contatto più esatto con l'attenzione come questa biblioteca la intende. Weil scrive che l'attenzione consiste anzitutto nel sospendere il proprio pensiero, tenerlo disponibile e vuoto, e non cercare nulla; Eckhart dice di lasciare le rappresentazioni, comprese quelle di Dio. Due formulazioni distanti seicento anni che chiedono lo stesso: togliere il commento invece di aggiungerne. Il lessico segna fra le due una convergenza strutturale, e la lascia lì.

La difficoltà, nella pratica, non è capire che cosa si debba lasciare: è che il lasciare diventa a sua volta qualcosa a cui si tiene. Eckhart lo aveva previsto, e la sua uscita è la frase più famosa che abbia detto: prego Dio che mi liberi da Dio. Vuol dire che anche l'immagine più alta va lasciata, compresa quella di sé come uno che lascia. Chi si sorprende a fare della propria Gelassenheit un possesso ha capito la dottrina esattamente al rovescio, ed è un errore così regolare che vale la pena aspettarselo.

Da non confondere

Quattro modi di lasciar andare

Con l'Abgeschiedenheit. È la distinzione che regge tutto il vocabolario di Eckhart, e i traduttori la perdono di continuo perché in italiano entrambe diventano «distacco». La Gelassenheit è ciò che si fa; l'Abgeschiedenheit è ciò che si è quando lo si è fatto abbastanza a lungo. Un gesto e uno stato. Chi le scambia si ritrova con un'esortazione a essere già arrivato.

Con l'indifferenza. Lasciare le rappresentazioni non è smettere di essere toccati dalle cose. Eckhart predica a persone che restano nel mondo, e nei Discorsi insiste che il lavoro, la fatica e i rapporti non vanno abbandonati: va abbandonato il modo di tenerli. Una freddezza raggiunta togliendosi dalle situazioni è il contrario esatto di ciò che descrive, perché ha spostato le cose invece di spostare la presa.

Con la Gelassenheit di Heidegger. Stessa parola, altro impianto. In Heidegger il termine nomina un rapporto con le cose e con la tecnica, e non c'è nessuno a cui ci si lascia; in Eckhart il lasciare è la condizione perché qualcosa nasca nel fondo dell'anima. Il primo descrive un contegno, il secondo prepara un evento.

Con la rassegnazione. È la traduzione peggiore e la più diffusa nella lingua comune, dove «essere gelassen» vuol dire ormai «prenderla con calma». La rassegnazione accetta un esito; la Gelassenheit non riguarda gli esiti, riguarda gli strumenti con cui si sta davanti a qualunque esito. Si può lasciare ed essere del tutto inquieti, e nei testi accade spesso.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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