Nel Trecento la filosofia si scrive in latino, e il latino ha mille anni di vocabolario tecnico alle spalle. Eckhart predica in tedesco a monache che il latino non lo sanno, e si trova senza le parole. Se le costruisce: prende un participio passato e gli attacca il suffisso astratto -heit. Da gelâzen, lasciato, ricava gelâzenheit, la condizione di chi ha lasciato. Con lo stesso procedimento fa Abgeschiedenheit dal separato, e Istigkeit dall'essere: l'esserità. Il tedesco filosofico comincia in buona parte qui, in una sala capitolare, per necessità pratica.
Il verbo da cui viene, lassen, ha due sensi che l'italiano divide fra due parole. Vuol dire abbandonare, deporre, mollare la presa; e vuol dire permettere, consentire, lasciar accadere. In tedesco sono lo stesso verbo, e la Gelassenheit li tiene insieme senza sforzo: è insieme un togliere le mani e un dare via libera. Le rese italiane si spartiscono il bottino, «abbandono» prende il primo senso e «lasciar essere» il secondo, e nessuna delle due porta via l'altro. Il lessico tiene la parola tedesca per questo.
Ancorato ai testi
Bada a te stesso, e dovunque tu ti trovi, lasciati: questo è il meglio di tutto.Meister Eckhart, Discorsi del discernimento, capitolo 3, in traduzione dal medio alto tedesco. La frase mette in fila i due movimenti: prima accorgersi di sé, poi lasciarsi. Il secondo non è possibile senza il primo, ed è la ragione per cui questa non è una dottrina dell'assenza di sé