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Athanor · Lessico · Primo anello · Mistica cristiana

Gerarchie celesti

grecohierarchía, «ordine sacro», termine coniato da Dionigi


I nove cori angelici in tre triadi della Gerarchia celeste di Dionigi l'Areopagita: Serafini, Cherubini, Troni; Dominazioni, Virtù, Potestà; Principati, Arcangeli, Angeli. Steiner riprende il sistema quasi alla lettera e lo rilegge in chiave evolutiva: non ornamento teologico ma le forze che guidano l'evoluzione cosmica, le stesse che prima dell'Incarnazione agivano sull'uomo dall'esterno. Dionigi fornisce la mappa, Steiner la mette in movimento.

IncarnazioneMisteriSefirot

Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 4 · Timeline (Dionigi l'Areopagita)

Nel laboratorioAnno I


La parola

Una parola coniata, e che oggi vuol dire tutt'altro

Hierarchía non esiste in greco prima dello Pseudo-Dionigi: la conia lui, unendo hierós, sacro, e archḗ, che significa insieme principio e comando. Ordine sacro, dunque, e con l'ambiguità del secondo termine: un ordine che è insieme una struttura e un'origine.

Vale la pena fermarsi sulla fortuna della parola, perché è una delle più notevoli che una parola tecnica abbia avuto. Nata per descrivere le schiere angeliche, passa alla struttura della Chiesa, poi a qualunque organizzazione ordinata per gradi, e oggi indica l'organigramma di un'azienda. Un termine coniato per il cielo è finito a nominare la catena di comando, e nel passaggio ha perso ciò che per il suo autore era il contenuto principale.

Il contenuto perduto è questo: nella gerarchia dionisiana ogni grado non comanda a quello inferiore, gli trasmette. La sua funzione è ricevere e passare oltre, e la definizione che l'autore ne dà parla di assimilazione e di unione, non di autorità. Un ordine in cui ciascuno riceve e dà è una cosa; una catena di comando è un'altra.

Ancorato ai testi

La gerarchia è un ordine sacro, una scienza e un'operazione che si assimila per quanto possibile alla forma divina, e si eleva alle illuminazioni concesse in proporzione a ciò che riceve.parafrasi dichiarata da Dionigi Areopagita, La gerarchia celeste, capitolo terzo. La clausola «in proporzione a ciò che riceve» è la struttura di tutto il sistema: nessun grado riceve più di quanto possa, e questo vale anche per l'ultimo

Dove nasce

Nove cori, presi dalla Scrittura e messi in ordine da un neoplatonico

I nomi non sono inventati: sono raccolti dalla Scrittura, dove compaiono sparsi e senza sistema. Serafini in Isaia, cherubini in Ezechiele e nella Genesi, e i quattro nomi di Dominazioni, Principati, Potestà e Troni in un versetto della lettera ai Colossesi, dove Paolo li elenca di sfuggita mentre afferma che tutto è stato creato per mezzo di Cristo.

Ciò che l'autore del Corpus fa è ordinarli, e l'ordine è la sua invenzione: nove nomi in tre triadi, e la struttura ternaria viene da Proclo e dal neoplatonismo, non dalla Bibbia. È lo stesso procedimento che la voce sulla via apofatica descrive: materiali scritturali disposti secondo uno schema filosofico greco, sotto un nome apostolico che non è il suo.

Il sistema ha un successo enorme e diventa il patrimonio comune dell'Occidente: Dante lo segue nel Paradiso, Tommaso lo discute, e chiunque abbia in mente nove cori angelici sta usando, senza saperlo, la classificazione di un autore siriaco del sesto secolo che scriveva sotto pseudonimo.

Steiner, dice la definizione breve, lo riprende quasi alla lettera e lo rilegge in chiave evolutiva. La formula è esatta: mantiene i nove nomi e i tre gruppi, e cambia la funzione. Non sono gradi di una scala contemplativa ma forze che intervengono nell'evoluzione del cosmo e dell'uomo, e ciascuna ha un compito in un'epoca. Dionigi fornisce la mappa, Steiner la mette in movimento.

Come la legge questa biblioteca

Le forze che prima agivano dall'esterno

La definizione breve dice la cosa che collega questa voce all'asse del sito: sono le stesse forze che prima dell'Incarnazione agivano sull'uomo dall'esterno.

È la tesi che la voce sui Misteri descrive dal lato storico e che qui trova la sua formulazione cosmologica. Nella lettura steineriana, prima di quell'evento la guida dell'umanità passava per esseri e per istituzioni che stavano fuori dalla coscienza dei singoli, e i misteri antichi erano il luogo in cui quel contatto si organizzava; dopo, ciò che veniva dall'esterno diventa sviluppabile dall'interno.

Le gerarchie, in questa lettura, non spariscono e non diventano una metafora: cambia la loro posizione rispetto all'uomo. È una tesi forte e ha lo stesso statuto di tutte le altre di questo anello: il sito la espone come tesi da esaminare, e chi non la accetta può usare il resto senza di essa.

Ciò che questa biblioteca ne trattiene indipendentemente dalla cosmologia è la struttura del sistema dionisiano, che è notevole per una ragione: è un ordine in cui nessuno accumula. Ogni grado riceve in proporzione alla propria capacità e trasmette a quello successivo, e il termine con cui l'autore lo descrive non è il potere ma l'illuminazione. Chiunque abbia mai fatto parte di un'organizzazione riconosce la differenza fra questo modello e quello che porta oggi lo stesso nome.

Da non confondere

Quattro ordini

Con la gerarchia come catena di comando. È il senso corrente e, come si è visto, ha rovesciato l'originale. Nel sistema dionisiano il grado superiore non ordina: illumina, e non può illuminare più di quanto l'altro possa ricevere. Un capo può comandare a chiunque; qui la trasmissione è limitata dalla capacità di chi riceve, il che rende il modello inutilizzabile come metafora del potere.

Con le ipostasi neoplatoniche. Il lessico le segna come specchio e la parentela è reale, perché l'impianto ternario viene di lì. La differenza è che le ipostasi sono gradi del reale, e le gerarchie sono esseri: hanno una volontà, compiono atti, e nel sistema dionisiano sono creature. Una struttura ontologica e una popolazione.

Con le Sefirot. Il lessico segna fra le due un rapporto di specchio, e la voce sulla Kabbalah lo dichiara con insistenza: due strutture confrontabili e non due nomi della stessa cosa. Le Sefirot sono dieci e non sono esseri; i cori sono nove e sono creature. Le tavole di corrispondenza fra le due, che circolano dall'Ottocento, sono costruzioni tarde e vanno usate sapendo di che anno sono.

Con gli angeli della devozione popolare. L'angelo custode, gli angeli che si invocano, quelli delle immagini sacre appartengono a un registro affettivo e pastorale che ha una storia propria e legittima. Il sistema dionisiano non è devozionale e non prevede alcun rapporto personale: descrive una struttura di trasmissione, e i suoi nove nomi non sono destinatari di preghiere ma gradi di un ordine.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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