I nomi non sono inventati: sono raccolti dalla Scrittura, dove compaiono sparsi e senza sistema. Serafini in Isaia, cherubini in Ezechiele e nella Genesi, e i quattro nomi di Dominazioni, Principati, Potestà e Troni in un versetto della lettera ai Colossesi, dove Paolo li elenca di sfuggita mentre afferma che tutto è stato creato per mezzo di Cristo.
Ciò che l'autore del Corpus fa è ordinarli, e l'ordine è la sua invenzione: nove nomi in tre triadi, e la struttura ternaria viene da Proclo e dal neoplatonismo, non dalla Bibbia. È lo stesso procedimento che la voce sulla via apofatica descrive: materiali scritturali disposti secondo uno schema filosofico greco, sotto un nome apostolico che non è il suo.
Il sistema ha un successo enorme e diventa il patrimonio comune dell'Occidente: Dante lo segue nel Paradiso, Tommaso lo discute, e chiunque abbia in mente nove cori angelici sta usando, senza saperlo, la classificazione di un autore siriaco del sesto secolo che scriveva sotto pseudonimo.
Steiner, dice la definizione breve, lo riprende quasi alla lettera e lo rilegge in chiave evolutiva. La formula è esatta: mantiene i nove nomi e i tre gruppi, e cambia la funzione. Non sono gradi di una scala contemplativa ma forze che intervengono nell'evoluzione del cosmo e dell'uomo, e ciascuna ha un compito in un'epoca. Dionigi fornisce la mappa, Steiner la mette in movimento.