I misteri di Eleusi si celebrarono per circa un millennio, a pochi chilometri da Atene, e vi passarono migliaia di persone: cittadini comuni, donne, stranieri e schiavi, il che li rendeva insolitamente aperti per l'epoca. Vi furono iniziati Platone, con ogni probabilità, e Cicerone, che ne scrive con gratitudine. Furono chiusi alla fine del quarto secolo, per decreto imperiale, insieme agli altri culti non cristiani.
In tutto quel tempo il silenzio ha tenuto. Non abbiamo un solo resoconto di ciò che avveniva nella notte centrale; abbiamo il calendario, il percorso della processione, la pianta dell'edificio, i nomi delle famiglie sacerdotali, e non abbiamo il contenuto. È probabilmente il segreto meglio mantenuto dell'antichità, e la sua tenuta dice qualcosa che nessuna dottrina direbbe meglio: che quelle persone consideravano la cosa non riferibile, non solo proibita.
Le ricostruzioni moderne, che pure sono molte e alcune ingegnose, restano ipotesi. Ciò che si sa è la struttura: una preparazione lunga, un digiuno, una bevanda, una discesa, e infine qualcosa che veniva mostrato. E si sa l'esito dichiarato, che l'inno omerico riporta e che la voce sull'iniziazione cita: riguardava la sorte dopo la morte.
Accanto a Eleusi c'erano gli altri: i misteri di Dioniso, quelli di Iside che Apuleio racconta in un romanzo, quelli di Mitra diffusi nell'esercito romano, e i culti di Samotracia. Non erano un sistema, erano una forma religiosa diffusa: accanto alla religione pubblica della città, riti riservati a cui ci si sottoponeva volontariamente.