Salta al contenuto
Athanor · Lessico · Terzo anello · Sufismo

Mondo immaginale

latino moderno · mundus imaginalis (Corbin); araboʿālam al-mithāl


Il piano intermedio tra spirito e materia in cui le immagini sono reali e l'immaginazione è organo di percezione, non fantasia: così Ibn 'Arabi e la tradizione persiana che Henry Corbin ha riportato in Occidente. Corbin coniò «immaginale» proprio per distinguerlo da «immaginario». Dà alla scuola un nome preciso per il piano su cui il simbolo è reale; il saggio lo usa anche per le visioni di Böhme, parlando di un mondo immaginale cristiano.

SimboloArchetipo

Dove lavoraTimeline (Ibn 'Arabi, Henry Corbin) · Saggio sul Cristo cosmico, parte 3

Nel laboratorioAnno I · Anno II


La parola

Una parola inventata nel 1964 per salvarne una rovinata

«Immaginale» non esisteva. La conia Henry Corbin negli anni Sessanta, in francese, e spiega con precisione perché gli sia servita: la parola disponibile, «immaginario», in tutte le lingue europee moderne significa irreale. Dire che una tradizione parla di un mondo immaginario equivale a dire che parla di qualcosa che non c'è, e sarebbe l'esatto contrario di ciò che quella tradizione afferma.

Il termine arabo che traduce è ʿālam al-mithāl, il mondo delle immagini o delle somiglianze, e la tradizione persiana lo chiama anche nā-kojā-ābād, che si può rendere con «il paese del non-dove»: non un luogo che sta da qualche parte, ma un dove che non è collocabile nei nostri.

Vale la pena registrare l'atto in sé. Un orientalista si accorge che una parola della propria lingua ha subito uno slittamento tale da rendere intraducibile un concetto, e invece di rassegnarsi ne fabbrica una. È lo stesso gesto che questa biblioteca fa quando tiene in ebraico tzimtzum o in tedesco Gelassenheit: quando la lingua d'arrivo ha già deciso, si rifiuta la sua decisione.

Ancorato ai testi

Un mondo intermedio, in cui gli spiriti si corporeizzano e i corpi si spiritualizzano: dotato di estensione e di figura come il mondo sensibile, e sussistente come il mondo intelligibile.parafrasi dichiarata dalla formula con cui la tradizione persiana, da Suhrawardi a Mulla Sadra, definisce il ʿālam al-mithāl, nella resa che ne dà Henry Corbin. La doppia direzione è il punto: non è un luogo meno reale, è quello in cui le due direzioni si incontrano

Dove nasce

Un piano fatto per rispondere a una domanda tecnica

Il mondo intermedio non nasce come suggestione poetica: nasce come soluzione a un problema che la filosofia islamica si era posta con precisione. Se esiste un mondo dei corpi e uno delle intelligenze pure, dove accadono le cose che hanno figura ma non materia? Le visioni dei profeti, i corpi della resurrezione, i luoghi descritti nei racconti di ascensione: sono corpi, hanno forma e colore, e non sono fatti della materia di quaggiù.

Le due risposte disponibili erano insoddisfacenti. Dire che sono materiali obbliga a collocarli nello spazio, e nessuno li trova; dire che sono simboli di realtà intelligibili li riduce a modi di dire. Suhrawardi, nel dodicesimo secolo, e poi la scuola di Isfahan, ne aggiungono una terza: un piano proprio, con una estensione propria e una corporeità propria, dove quelle figure sono esattamente ciò che appaiono.

Da qui segue la parte che riguarda chi guarda. Se il piano esiste, deve esserci un organo capace di percepirlo, come l'occhio per i colori; e quell'organo è l'immaginazione, che in questa dottrina non è la facoltà che inventa ma quella che vede ciò che sta su quel piano. È il rovesciamento che rende il concetto difficile da maneggiare per noi: l'immaginazione come senso, non come officina.

Corbin lo riporta in Occidente a metà Novecento, dopo aver passato la vita sui manoscritti persiani, e va detto che la sua lettura è insieme una restituzione e una interpretazione: legge la tradizione iranica con strumenti di fenomenologia che quella tradizione non aveva, e il risultato è potentissimo e non neutro. Chi cita Corbin cita un mediatore, e sapere che c'è un mediatore fa parte del metodo di questa biblioteca.

Come la legge questa biblioteca

Il nome preciso per il piano su cui il simbolo è reale

La definizione breve dice che questa voce dà alla scuola un nome preciso per il piano su cui il simbolo è reale, e la formula regge l'intero impianto simbolico del sito.

Il problema, senza questa voce, è il seguente. Questa biblioteca sostiene che un simbolo non sia un modo elegante per dire qualcosa che si potrebbe dire altrimenti, e che leggerlo sia un atto conoscitivo. Ma se le uniche due categorie disponibili sono «fatto» e «invenzione», il simbolo cade nella seconda, e tutta l'affermazione si riduce a un elogio della poesia. Il mondo immaginale è la terza categoria, e senza una terza categoria quella tesi non è sostenibile.

La stessa funzione ha, in un'altra casa, l'immaginazione attiva di Jung, e Corbin e Jung si conoscevano e si leggevano. Le due nozioni non coincidono, e la differenza è di statuto: per Jung ciò che appare è reale psichicamente, e la psiche è il luogo; per la tradizione persiana quel piano è reale indipendentemente da chi lo percepisce, come lo sono i colori. È la distanza fra una psicologia e una ontologia, e il lessico la tiene.

Quanto all'uso che il saggio ne fa per le visioni di Böhme, parlando di un mondo immaginale cristiano: è un'estensione dichiarata. Böhme non conosceva Suhrawardi e la tradizione cristiana non ha elaborato un piano intermedio con quel grado di precisione tecnica. Applicare la categoria alle sue visioni è un atto interpretativo del curatore, ed è segnalato come tale.

Da non confondere

Quattro mondi di immagini

Con l'immaginario. È l'equivoco per cui la parola è stata coniata, e vale la pena tenerlo in vista perché ritorna a ogni lettura. Immaginario significa: prodotto da me, e quindi non c'è. Immaginale significa: percepito da me con una facoltà apposta, e quindi c'è, come ci sono i suoni per chi ha orecchie.

Con la fantasia. La distinzione è dentro la tradizione stessa e non è un'aggiunta moderna: i testi distinguono con cura l'immaginazione che percepisce da quella che compone, e trattano la seconda come un impedimento. Un'immagine costruita da chi la guarda occupa il posto di quella che sarebbe apparsa. Chi pratica non deve inventare meglio: deve smettere di inventare.

Con l'inconscio. Il collettivo junghiano è uno strato della psiche, ha una storia naturale e appartiene alla specie. Il mondo immaginale non è dentro nessuno e non appartiene a nessuno: la tradizione lo colloca fra i mondi, non dentro l'uomo. Che poi ci si acceda per una via che assomiglia all'introspezione non decide dove sia ciò a cui si accede.

Con l'astrale dell'occultismo. Le tavole ottocentesche hanno un piano astrale popolato, con regioni e abitanti, e a volte si traduce così anche il termine persiano. La differenza è che il piano immaginale non è descritto come una geografia da esplorare né come un luogo in cui si va: è la modalità in cui certe realtà si danno a chi ha l'organo per riceverle. Una regione da visitare e un modo di apparire.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
← Torna alla soglia di Athanor