Salta al contenuto
Athanor · Lessico · Terzo anello · Psicologia del profondo

Immaginazione attiva

tedesco di Jungaktive Imagination


Il metodo con cui Jung entra in dialogo con un'immagine interiore senza guidarla e senza scioglierla subito in interpretazione: l'io resta presente e risponde, la figura conserva la sua autonomia. Non è fantasticare, ed è precisamente il contrario del sogno a occhi aperti: richiede la stessa attenzione desta che si porterebbe a un interlocutore reale. Jung la elabora su di sé negli anni del Libro Rosso. Da tenere distinta dall'immaginazione come organo di percezione del mondo immaginale in Corbin: la tecnica si somiglia, i presupposti no, perché là le figure appartengono a un piano proprio del reale, qui alla psiche. La distinzione è materia viva del percorso, non una precisazione da specialisti.

OmbraArchetipoIndividuazioneMondo immaginale

Dove lavoraAnno I (la pratica del quarto trimestre) · Timeline (Carl Gustav Jung)

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Attiva riguarda chi guarda, non chi appare

L'aggettivo è la chiave e viene regolarmente frainteso. «Attiva» non significa che si costruiscano attivamente le immagini: significa che chi le guarda resta attivo mentre appaiono. È l'io a essere sveglio, presente e capace di rispondere; la figura, dal canto suo, deve conservare la propria autonomia, altrimenti l'esercizio non ha luogo.

Il contrario di questa pratica non è dunque la passività: è il sogno a occhi aperti, dove le immagini scorrono e chi le vede si lascia portare, e insieme la fantasia diretta, dove chi immagina decide che cosa accada. Sono i due modi di sbagliare, e sono simmetrici: nel primo manca l'io, nel secondo manca l'altro.

Jung usa in tedesco anche un secondo termine per la stessa cosa, che dice bene la posizione richiesta: Auseinandersetzung, che significa confronto, resa dei conti, il mettersi a fronte di due parti che discutono. Non contemplazione: negoziato.

Ancorato ai testi

Bisogna prendere sul serio le figure che appaiono, e trattarle come si tratterebbe una persona reale: si ascolta ciò che dicono, si risponde, e si sostiene la propria posizione se occorre. Chi le lascia dire quello che vogliono senza replicare non fa questo esercizio, e chi decide in anticipo che cosa devono dire nemmeno.parafrasi dichiarata dalle indicazioni che Jung dà sull'esercizio in più luoghi, in particolare nei seminari e negli scritti sulla funzione trascendente. La condizione morale, sostenere la propria posizione, è quella che distingue il metodo da una dettatura

Dove nasce

Provato su di sé per anni, prima di essere insegnato

Il metodo nasce da un periodo preciso della vita di Jung, gli anni successivi alla rottura con Freud, in cui attraversa una crisi lunga e si mette deliberatamente a seguire le proprie immagini interiori annotandole. Da quel lavoro escono i quaderni che diventeranno il Libro Rosso, pubblicato solo nel 2009, quasi cinquant'anni dopo la sua morte.

La pubblicazione tardiva ha cambiato la percezione della sua opera. Fino ad allora l'immaginazione attiva era nota come una tecnica descritta in scritti teorici; da allora si è visto il materiale su cui è stata costruita, ed è materiale sconcertante: dialoghi con figure che hanno nomi propri, illustrazioni miniate, una lingua profetica. Jung stesso esitò per decenni a pubblicarlo, e la sua esitazione è comprensibile.

Da questo viene la cautela con cui il metodo è stato trasmesso. Nei suoi scritti Jung avverte ripetutamente che l'esercizio non è per chiunque e non in qualunque momento: sconsiglia a chi ha un io fragile, e insiste che vada fatto dentro un rapporto in cui qualcuno risponda. Non è una prudenza di forma. La differenza fra il dialogare con una figura autonoma e l'esserne dominati sta nella tenuta dell'io, e nessuno può giudicarla su di sé mentre è in corso.

Come la legge questa biblioteca

La distinzione da Corbin, che è materia viva

La definizione breve chiude con una frase che vale la pena riprendere: la distinzione dall'immaginazione come organo di percezione del mondo immaginale in Corbin è materia viva del percorso, non una precisazione da specialisti.

La tecnica si somiglia al punto da essere quasi indistinguibile: si sta davanti a un'immagine, non la si costruisce, non la si scioglie subito in interpretazione, e si resta desti. I presupposti no. Per Jung le figure sono contenuti della psiche, autonomi rispetto all'io ma non rispetto alla persona; per la tradizione persiana che Corbin traduce, appartengono a un piano proprio del reale, e la facoltà che le percepisce è un senso, non una fonte.

Perché sia materia viva e non erudizione: perché cambia che cosa si fa il giorno dopo. Se ciò che è apparso è un contenuto della propria psiche, va integrato, e la domanda giusta è che cosa dice di me. Se appartiene a un piano proprio, va onorato, e la domanda giusta è che cosa è venuto a dire. Le due domande portano a due vite diverse, e nessuna delle due è disponibile a chi non ha deciso quale sta facendo.

Questa biblioteca non decide per chi legge, e su questo non ha una posizione da imporre. Ha però una raccomandazione di prudenza: chi non ha ancora fatto il lavoro elementare sull'ombra troverà, in qualunque piano le collochi, figure che sono soprattutto le proprie proiezioni. L'ordine dei lavori conta più della scelta del vocabolario.

Da non confondere

Quattro modi di stare con un'immagine

Con la visualizzazione. Nelle tecniche di visualizzazione si costruisce deliberatamente una scena e la si tiene: il contenuto è deciso in partenza, e la riuscita si misura sulla nitidezza. Qui il contenuto non è deciso da nessuno, e una figura che facesse esattamente ciò che ci si aspetta sarebbe il segnale che l'esercizio non è cominciato.

Con il sogno. Nel sogno l'io non c'è o è ridotto, e non si può replicare; qui l'io resta e la sua capacità di rispondere è la condizione. Jung usa entrambi i materiali e li tiene distinti: il sogno si ricorda e si interpreta dopo, l'immaginazione attiva si fa mentre accade.

Con l'interpretazione immediata. È l'abitudine più difficile da togliere per chi ha letto molta psicologia: la figura appare e si sa già che cosa rappresenta. Jung è netto nel dire che spiegare subito è il modo più efficace per far tacere ciò che stava per dire. L'interpretazione, se serve, viene molto dopo, e la sua utilità è per chi guarda dall'esterno.

Con la scrittura creativa. Un dialogo inventato per un racconto ha un autore che decide, e la sua qualità si giudica sul risultato. Qui non c'è nulla da giudicare e il testo che ne esce non ha valore letterario: il Libro Rosso è un documento straordinario e non è un'opera d'arte, e Jung non lo considerava tale. La differenza è che uno scrittore sa che cosa dirà il suo personaggio.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
← Torna alla soglia di Athanor