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Athanor · Lessico · Primo anello · Antroposofia

I Cinque Esercizi

italiano · nel lessico di SteinerNebenübungen, «esercizi collaterali»


I sei esercizi che Steiner prescrive accanto a qualunque pratica meditativa: controllo del pensiero, controllo della volontà, equanimità, positività, apertura, e il sesto che è la loro combinazione armonica. Li chiama collaterali, ma li tratta come la condizione di sicurezza dell'intero cammino: senza di essi il lavoro meditativo amplifica ciò che è già sbilanciato, invece di correggerlo. Ciascuno lavora su una facoltà precisa, e non sono ginnastica morale: sono la costruzione degli organi di cui parla l'epigrafe del primo anno. Il primo trimestre dell'Anno I è costruito su di essi, uno al mese.

Revisione a ritrosoPensiero viventeAttenzioneVia

Dove lavoraAnno I (la pratica fondamentale del primo trimestre) · Anno Zero (il ritmo della pratica)

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Cinque nel nome, sei nella pratica

Il nome italiano dice cinque e la definizione breve ne elenca sei, e la discrepanza non è un errore: è una particolarità di questi esercizi. Steiner ne descrive cinque distinti, e ne aggiunge un sesto che consiste nel praticarli tutti insieme in modo armonico. Il sesto non ha un contenuto proprio, ed è la ragione per cui in italiano si è consolidata la forma «cinque esercizi» mentre in tedesco si contano più spesso sei accessori.

Il termine tedesco è Nebenübungen, e conviene tradurlo alla lettera: neben è accanto, di fianco. Esercizi accanto, cioè da fare insieme a un'altra cosa e mai da soli. Non sono un percorso: sono ciò che si mette a fianco di un percorso perché non deragli.

La definizione breve segnala che li chiama collaterali e li tratta come la condizione di sicurezza dell'intero cammino, e questa asimmetria fra il nome modesto e la funzione decisiva è la cosa più caratteristica della voce. Chi legge il nome li salta.

Ancorato ai testi

A ogni passo che si compie per conoscere le realtà occulte devono corrisponderne tre nel perfezionamento del carattere; e chi trascura questa proporzione compie i primi passi senza il fondamento che li regge.parafrasi dichiarata da un principio che Rudolf Steiner formula nei suoi scritti sull'iniziazione moderna, e che nella tradizione antroposofica viene citato come la regola dei tre passi. La proporzione è dichiaratamente approssimativa: l'indicazione riguarda l'ordine di grandezza, non un conteggio

Dove nasce

Ciascuno lavora su una facoltà, e in quest'ordine

La sequenza non è casuale e la definizione breve la dà nell'ordine giusto. Il primo, il controllo del pensiero, chiede di tenere per qualche minuto un oggetto qualunque, un ago, una matita, e di pensarlo deliberatamente senza lasciarsi portare via dalle associazioni. L'oggetto è scelto perché insignificante: se fosse interessante, l'attenzione la reggerebbe l'oggetto e non chi lo guarda.

Il secondo, il controllo della volontà, chiede di compiere ogni giorno alla stessa ora un'azione minima e del tutto inutile, decisa in anticipo. L'inutilità è la condizione: se l'azione servisse a qualcosa, a compierla sarebbe l'utilità e non la decisione.

Il terzo, l'equanimità, riguarda l'ampiezza delle reazioni; il quarto, la positività, chiede di cercare in ogni cosa l'elemento valido, senza per questo negare i difetti; il quinto, l'apertura, chiede di trattenere il giudizio davanti a ciò che contraddice le proprie convinzioni, abbastanza a lungo da poterlo esaminare. Il sesto è la loro pratica armonica.

Ciò che li lega, e che diventa evidente solo praticandoli, è che nessuno chiede di essere una persona migliore: ognuno chiede di poter fare qualcosa a comando. Pensare a comando, agire a comando, non reagire a comando, guardare a comando. La definizione breve lo dice bene: non sono ginnastica morale, sono la costruzione degli organi di cui parla l'epigrafe del primo anno.

Come la legge questa biblioteca

La condizione di sicurezza, e che cosa significa in pratica

L'affermazione della definizione breve è severa e conviene svolgerla: senza di essi il lavoro meditativo amplifica ciò che è già sbilanciato, invece di correggerlo.

Il ragionamento, nell'impianto steineriano, è che le pratiche interiori aumentano l'intensità di ciò che c'è, e non selezionano che cosa aumentare. Chi ha una tendenza a chiudersi la troverà rinforzata; chi ha una disposizione all'esaltazione la troverà rinforzata; e nessuna quantità di meditazione corregge da sé una sproporzione, perché la meditazione non è uno strumento di correzione. Gli esercizi accessori lo sono, e per questo vanno accanto e non dopo.

Questa biblioteca lo prende sul serio per una ragione che non dipende dall'antroposofia: la stessa avvertenza compare, con altre parole, in quasi tutte le tradizioni che ha in casa. Il sufismo la formula come necessità della guida e della legge; la mistica cristiana come necessità dell'obbedienza e del direttore spirituale; il Vedanta come necessità delle discipline preliminari prima dell'indagine. Ovunque, il lavoro interiore viene circondato da qualcosa che lo sorveglia. Steiner sostituisce la sorveglianza esterna con cinque esercizi che si controllano da soli, ed è coerente con la sua tesi che dopo l'Incarnazione l'iniziazione si sia spostata dentro la coscienza.

Nel percorso, il primo trimestre dell'Anno I è costruito su di essi, uno al mese. Che siano all'inizio e non alla fine è la traduzione pratica di tutto ciò che si è detto sopra.

Da non confondere

Quattro discipline quotidiane

Con la ginnastica morale. La definizione breve lo esclude e vale la pena vedere dove passa la linea. Una virtù si esercita per il bene che produce; questi esercizi si eseguono per la facoltà che costruiscono, e l'azione del secondo esercizio è scelta apposta perché non produce nulla. Che di riflesso migliorino il carattere è probabile e non è lo scopo dichiarato.

Con la meditazione. Sono cose diverse e vanno insieme: la meditazione è il lavoro, questi sono le condizioni. Un errore frequente è farli al posto della meditazione perché sono più facili da cominciare; un altro, più rischioso secondo l'impianto, è fare la meditazione senza di essi.

Con le buone abitudini. Una buona abitudine, una volta acquisita, funziona da sola, e questo è il suo pregio. Questi esercizi non devono diventare automatici: il primo perde ogni valore se l'oggetto si pensa da sé, e il secondo se l'azione si compie senza decisione. Vanno rifatti deliberatamente ogni volta, e il giorno in cui vengono facili si cambia oggetto o si cambia azione.

Con la forza di volontà come sforzo. Il secondo esercizio in particolare viene letto come una prova di tenuta, e non lo è: l'azione richiesta deve essere minima proprio perché non serva forza. Ciò che si esercita non è la resistenza a una fatica, è la capacità di far accadere qualcosa perché lo si è deciso. Sono due cose diverse, e la seconda è più rara della prima.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

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