La definizione breve allinea i termini e vale la pena guardarli uno per uno, perché ciascuno porta una sfumatura che l'italiano «via» copre e appiattisce.
Il sanscrito mārga viene dalla radice mṛg, seguire una traccia, dare la caccia: è la pista di un animale, la via di chi segue orme lasciate da altri. L'arabo ṭarīqa viene da ṭarīq, la strada, e in origine la strada battuta in opposizione al sentiero; nella lingua delle confraternite indica insieme il metodo e il gruppo che lo pratica, tanto che ṭarīqa significa anche confraternita. Il latino iter è il viaggio come atto, dalla stessa radice di «ire», andare; e ascensus aggiunge la direzione, che è verso l'alto.
Traccia, strada battuta, viaggio, salita: quattro accenti diversi sulla stessa immagine. E la cosa notevole è che tutte e quattro le tradizioni, avendo a disposizione parole per metodo, disciplina, dottrina o sistema, scelgono la metafora del cammino. Una dottrina si conosce; una strada si fa, richiede tempo, e chi la percorre arriva altrove.
Ancorato ai testi
Io sono la via, la verità e la vita.Vangelo secondo Giovanni 14, 6. È la formulazione più radicale di cui questa biblioteca disponga: non «io insegno la via», ma un'identificazione fra una persona e un cammino. In greco la parola è hodós, la strada, e i primi cristiani chiamarono se stessi, prima di ogni altro nome, «quelli della via»