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Athanor · Lessico · Il registro della scuola

Via

sanscrito · mārga; araboṭarīqa; latino: iter, ascensus


Non sinonimo di metodo né di programma: una forma di vita organizzata attorno a un fine che trascende l'acquisizione di conoscenze. Le tradizioni orientali la dicono mārga, quelle islamiche ṭarīqa, la mistica cristiana iter o ascensus: parole che convergono per struttura, ciascuna con il proprio accento. «La via non si percorre: ci si trasforma in lei.» Dire che l'attenzione è una via significa riorientare la vita ordinaria attorno ad essa: con gradualità, senza fanatismo, con continuità.

AttenzioneAthanorFedeltà

Dove lavoraSaggio sull'attenzione, parte 1 · La natura di questo percorso


La parola

Quattro lingue, e tutte scelgono la strada

La definizione breve allinea i termini e vale la pena guardarli uno per uno, perché ciascuno porta una sfumatura che l'italiano «via» copre e appiattisce.

Il sanscrito mārga viene dalla radice mṛg, seguire una traccia, dare la caccia: è la pista di un animale, la via di chi segue orme lasciate da altri. L'arabo ṭarīqa viene da ṭarīq, la strada, e in origine la strada battuta in opposizione al sentiero; nella lingua delle confraternite indica insieme il metodo e il gruppo che lo pratica, tanto che ṭarīqa significa anche confraternita. Il latino iter è il viaggio come atto, dalla stessa radice di «ire», andare; e ascensus aggiunge la direzione, che è verso l'alto.

Traccia, strada battuta, viaggio, salita: quattro accenti diversi sulla stessa immagine. E la cosa notevole è che tutte e quattro le tradizioni, avendo a disposizione parole per metodo, disciplina, dottrina o sistema, scelgono la metafora del cammino. Una dottrina si conosce; una strada si fa, richiede tempo, e chi la percorre arriva altrove.

Ancorato ai testi

Io sono la via, la verità e la vita.Vangelo secondo Giovanni 14, 6. È la formulazione più radicale di cui questa biblioteca disponga: non «io insegno la via», ma un'identificazione fra una persona e un cammino. In greco la parola è hodós, la strada, e i primi cristiani chiamarono se stessi, prima di ogni altro nome, «quelli della via»

Dove nasce

Che cosa rende una via diversa da un metodo

La definizione breve nega due cose: non è sinonimo di metodo, né di programma. Vale la pena dire in che cosa consista la differenza, perché è ciò che decide se una scuola sta offrendo l'una o l'altra cosa.

Un metodo è uno strumento: lo si applica a un problema, e quando il problema è risolto lo si depone. Chi impara un metodo resta quello che era e in più sa fare qualcosa. Un programma è una sequenza: ha un inizio, delle tappe e una fine, e chi lo completa ha completato.

Ciò che le quattro tradizioni chiamano via non ha nessuna delle due proprietà. Non si depone, perché non è applicabile a un problema esterno: chi la percorre è ciò su cui si opera. E non si completa, perché il fine dichiarato, come dice la definizione breve, trascende l'acquisizione di conoscenze, e ciò che trascende un'acquisizione non si può possedere.

Da qui la frase che il lessico cita e che è la formulazione più esatta che questa biblioteca abbia trovato: la via non si percorre, ci si trasforma in lei. Non è un gioco di parole. Dice che il soggetto e il tragitto non restano due, e che a un certo punto la domanda su quanta strada si sia fatta smette di avere un senso perché non c'è più un viaggiatore separato dal viaggio.

Come la legge questa biblioteca

Riorientare la vita ordinaria, e le tre parole che seguono

La definizione breve chiude con una formula operativa: dire che l'attenzione è una via significa riorientare la vita ordinaria attorno ad essa, con gradualità, senza fanatismo, con continuità.

Le tre parole finali non sono un ammorbidimento e vale la pena leggerle come vincoli. Gradualità significa che chi cambia molto in poco tempo, di norma, torna indietro altrettanto in fretta: è un'osservazione empirica, e chiunque abbia visto qualcuno riorganizzare la propria vita in un mese la riconosce. Senza fanatismo significa che una via che chieda di lasciare il lavoro, gli affetti o il buon senso ha smesso di essere una via ed è diventata un'altra cosa, con un altro nome. Continuità è la sola condizione tecnica, ed è quella della voce sull'athanor: il calore va tenuto, non aumentato.

La formula «riorientare la vita ordinaria» è a sua volta scelta con cura, e va tenuta contro due alternative più semplici. Non dice di aggiungere pratiche alla propria vita, che è ciò che quasi tutti fanno e produce una vita normale con dentro venti minuti diversi. E non dice di cambiare vita, che quasi nessuno può e quasi nessuno dovrebbe. Dice di girare verso un centro ciò che si sta già facendo, il che è più difficile da capire e più praticabile da eseguire.

Su questo la scuola prende una posizione che vale la pena dichiarare: non chiede a nessuno di andare in un posto. Le quattro tradizioni citate hanno avuto tutte, nella loro storia, forme che richiedevano la separazione; questa non le offre, e non perché le disprezzi, ma perché una scuola pubblica non è in grado di sostenerle e chi le promette senza poterle sostenere fa danno.

Da non confondere

Quattro cammini

Con il percorso di formazione. Un corso, per quanto lungo e impegnativo, ha un programma, delle competenze in uscita e una fine. La differenza si vede alla fine: chi ha terminato un corso ha terminato, e chi ha terminato quattro anni di questa scuola ha finito i materiali e non la via.

Con il cammino come metafora del vivere. Nel linguaggio corrente ogni vita è un cammino e ogni difficoltà una tappa, e la metafora è così diffusa da non dire più nulla. Ciò che le tradizioni chiamano via ha una struttura: una direzione dichiarata, delle pratiche determinate, e la possibilità di uscire di strada, che una metafora generica non ha.

Con la via iniziatica nel senso di Guénon. La voce corrispondente lo dice per esteso: là una via è tale se c'è una catena, e ciò che qui si offre non lo è. La distinzione va tenuta ferma per onestà verso chi cerca quello, e per non usare una parola più impegnativa di quanto si possa mantenere.

Con la ricerca spirituale come esplorazione. Esplorare significa attraversare molte cose e non fermarsi in nessuna, e ha i suoi meriti: si vede molto. Ma è precisamente ciò che la voce sul sincretismo descrive come rischio, e una via, per definizione, è una sola: si può sceglierne un'altra, e non si possono percorrerne due.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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