Con il crogiolo. Sono due oggetti diversi e la confusione è frequente perché nel linguaggio comune «crogiolo» ha preso il senso figurato di luogo di trasformazione. Nell'officina il crogiolo, o l'uovo filosofico, è il recipiente in cui sta la materia; l'athanor è ciò che lo circonda e lo scalda. Uno contiene, l'altro sostiene. La materia si trasforma nel primo, e a nessuno verrebbe in mente di chiamare una scuola con il nome del contenuto: sarebbe come chiamarla Trasmutazione, cioè promettere l'esito invece delle condizioni.
Con l'intensità. È il fraintendimento contro cui il nome è stato scelto. Il fuoco dell'athanor è deliberatamente basso, e i trattati insistono su questo più che su qualunque altra cosa: il calore va tenuto, non aumentato. Chi immagina una fornace ha in mente esattamente lo strumento sbagliato, ed è lo strumento con cui la maggior parte delle persone affronta il proprio lavoro interiore.
Con il fuoco sacro come entusiasmo. L'entusiasmo è per definizione episodico: viene, e siccome viene se ne può andare. Il calore dell'athanor è privo di qualità: non è caldo, non è freddo, è costante, e il suo pregio è di essere noioso. Una pratica che dipende dall'entusiasmo si spegne alla prima settimana in cui non se ne ha.
Con la fucina. L'immagine del fabbro che batte è la più diffusa quando si parla di formazione di sé, ed è di un altro mestiere. Nella fucina la forma viene imposta dall'esterno, con la forza e in fretta; nell'athanor non c'è nessuno che batte, e la trasformazione avviene per un processo interno alla materia. Chi si aspetta di essere forgiato aspetta qualcuno che qui non arriva.