La definizione breve segnala che l'ātman non è l'anima della teologia cristiana, e chiama la differenza materia viva del confronto. Vale la pena dire in che cosa consiste, perché è la distinzione più importante di tutto l'anello.
L'anima, nella teologia cristiana, è creata. Ha un inizio, è voluta da un altro, e resta distinta da lui anche nell'unione più stretta: la beatitudine è visione e comunione, non coincidenza. L'ātman non è creato, non ha inizio, e la sua verità è che è già identico al fondamento. Ne segue che le due tradizioni descrivono due itinerari con forme opposte: da una parte un rapporto che si approfondisce fra due che restano due, dall'altra il dissolversi di un'apparenza di distinzione che non c'era.
Su questo la biblioteca non cerca il compromesso, e il compromesso sarebbe facile e falso: basterebbe dire che in fondo si parla della stessa esperienza con parole diverse. Non è vero, e a dirlo si perde qualcosa da entrambe le parti. La convergenza reale sta altrove, nel metodo: il neti neti e la via apofatica tolgono predicati allo stesso modo, e questo il lessico lo registra. Che poi arrivino a esiti diversi è il fatto più interessante dei due, e va tenuto in vista invece che smussato.
Il confronto con il fondo dell'anima di Eckhart, tracciato da Rudolf Otto, sta esattamente su questa linea. Eckhart dice che il fondo dell'anima e il fondo di Dio sono un solo fondo, ed è la frase cristiana che più si avvicina; ma è una frase che gli è costata un processo, e resta detta dentro un impianto in cui la creatura è creatura. La somiglianza è quella di due vette che da lontano hanno lo stesso profilo, e il lessico la segna come specchio senza aggiungere altro.