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Athanor · Lessico · Il registro della scuola

Fedeltà

latinofidelitas, da fides, «fiducia»


La più sobria delle disposizioni del percorso: non la perfezione della catena, ma la capacità di riannodarla; tornare alla pratica il giorno dopo un'interruzione, senza recriminazione. Non è una virtù morale astratta: è la condizione concreta perché qualunque cambiamento interiore abbia il tempo di maturare. Il saggio la chiama «fedeltà a se stesso»: la scoperta pratica che il sé che non ha voglia di praticare non è l'unico sé disponibile.

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Dove lavoraLa natura di questo percorso · Anno Zero, settimana 4 · Saggio sull'attenzione, parte 4


La parola

Fides prima di tutto è un credito

Fidelitas viene da fides, e fides in latino non è anzitutto la fede religiosa: è il credito che si dà e si riceve, la parola data, la lealtà che tiene insieme un patto. Nel diritto romano la bona fides è un criterio tecnico, e la fides publica è la garanzia dello Stato. È vocabolario di rapporti e di obbligazioni, non di convinzioni.

Ne segue una cosa che il senso corrente della parola ha coperto. Essere fedeli non riguarda ciò che si crede: riguarda ciò su cui un altro può contare. La fedeltà è una proprietà verificabile dall'esterno, e si misura sul fatto che qualcosa continui, non sull'intensità di chi lo fa continuare.

Questo spiega perché la definizione breve la chiami la più sobria delle disposizioni. Le altre tre chiedono qualità: attenzione, capacità di distinguere, disponibilità a lasciare aperto un simbolo. Questa chiede soltanto di esserci ancora, e non richiede di essere in forma.

Ancorato ai testi

Il giusto cade sette volte e si rialza.Proverbi 24, 16, in traduzione corrente. La frase è citata di continuo nella tradizione monastica, e ciò che la rende utile è il numero: non dice che il giusto non cada, e nemmeno che cada una volta. Sette volte è un modo antico di dire molte, e la giustizia sta nel rialzarsi

Dove nasce

La catena che si riannoda, non quella che non si rompe

La definizione breve dà la formula centrale: non la perfezione della catena, ma la capacità di riannodarla; tornare alla pratica il giorno dopo un'interruzione, senza recriminazione. Vale la pena guardare che cosa questa formula escluda, perché esclude molto.

Esclude la continuità come criterio. Un conteggio di giorni consecutivi, che è il modo in cui quasi tutte le applicazioni e molti metodi misurano la costanza, mette il valore nella serie ininterrotta, e ha una conseguenza precisa: quando la serie si rompe, e si rompe sempre, ciò che era stato costruito perde senso e ricominciare è più difficile. Chi ha perso trecento giorni consecutivi ricomincia da uno.

Esclude anche la recriminazione, che è la forma più comune di quel meccanismo. La tradizione monastica su questo è antica e concorde: il rimprovero verso di sé dopo un'interruzione è considerato un ostacolo maggiore dell'interruzione stessa, perché aggiunge alla pratica mancata una fatica in più, e quella fatica va spesa il giorno del ritorno, che è il giorno in cui se ne ha meno.

Ciò che resta, tolte queste due cose, è un criterio strano e molto più praticabile: non quante volte si è fatto, ma quanto tempo passa fra un'interruzione e il ritorno. È misurabile, non richiede perfezione, e migliora con l'esercizio.

Come la legge questa biblioteca

La fedeltà a se stessi, e chi è quel se stesso

La definizione breve cita il saggio, che chiama questa disposizione fedeltà a se stessi, e ne dà la formulazione più utile: la scoperta pratica che il sé che non ha voglia di praticare non è l'unico sé disponibile.

La frase descrive un'esperienza che chiunque abbia tenuto una pratica per qualche mese riconosce. La sera in cui non se ne ha voglia, l'argomento contro è impeccabile e viene da dentro: sono stanco, oggi non serve, domani con più calma. Non è una scusa e non è pigrizia mascherata: è una posizione ragionevole, sostenuta da una parte reale della persona.

Ciò che la fedeltà scopre è che quella parte, per quanto reale, non è tutta la persona; e che è possibile agire a partire da un'altra, che al momento non ha argomenti e non ha voglia ma aveva deciso. Il secondo dei cinque esercizi allena esattamente questo, e per questo l'azione richiesta è inutile: se servisse a qualcosa, a compierla sarebbe l'utilità.

Da qui la ragione per cui la definizione breve la chiama la condizione concreta perché qualunque cambiamento interiore abbia il tempo di maturare. Nessuna delle pratiche di questa biblioteca produce effetti in tempi brevi, e tutte li producono per accumulo. La voce sull'athanor dice la stessa cosa con l'immagine del fuoco: il calore va tenuto, e ciò che si spegne e si riaccende non cuoce.

Da non confondere

Quattro costanze

Con la disciplina. La disciplina è la capacità di imporsi qualcosa, e si misura sulla forza. La fedeltà si misura sul ritorno, e chi è tornato dopo tre mesi di assenza è stato più fedele di chi non ha mai smesso per paura di interrompere. Sono due qualità diverse, e la seconda regge più a lungo perché non consuma nulla.

Con la perseveranza. Perseverare è continuare malgrado gli ostacoli, e mantiene l'immagine della linea che non si spezza. La formula di questa voce mette il valore nel nodo, cioè nel punto in cui la linea si era spezzata e qualcuno l'ha riattaccata. Una catena riannodata è più corta e tiene lo stesso.

Con la coerenza. Essere coerenti significa che le proprie azioni corrispondono alle proprie dichiarazioni, ed è una virtù pubblica. La fedeltà di cui parla questa voce non riguarda le dichiarazioni, e la maggior parte di chi la pratica non ha dichiarato niente a nessuno. È un rapporto con una decisione, non con un'immagine di sé.

Con la fede. L'italiano ha una sola radice per le due parole, e questa è la sola voce del lessico in cui la coincidenza aiuta invece di ingannare. La fedeltà non richiede di credere: si può tornare alla pratica il giorno dopo un'interruzione senza avere alcuna certezza che serva a qualcosa, e nella descrizione dei maestri questo è anzi il caso normale. Ciò che continua non è una convinzione, è un appuntamento.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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