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Athanor · Lessico · Primo anello · Antroposofia

Revisione a ritroso

tedesco di SteinerRückschau, «sguardo all'indietro»


Pratica serale: ripercorrere la giornata all'indietro, dall'ultimo momento verso il primo, senza giudicare e senza raccontarsi una storia. Steiner la prescrive per sviluppare un tipo di attenzione che il pensiero ordinario non produce da solo; la stessa struttura si ritrova, in epoche diverse, in Pitagora, negli Stoici e nell'esame di coscienza di Ignazio di Loyola. È la pratica con cui l'Anno Zero comincia: la difficoltà di ricordare a ritroso è essa stessa l'esercizio.

AttenzioneFedeltà

Dove lavoraAnno Zero, settimana 1 · Saggio sull'attenzione, parte 4 · Il percorso e chi lo cura

Nel laboratorioAnno I · Anno IV


La parola

Uno sguardo indietro, e il verso conta più dello sguardo

Rückschau: Rück- è l'indietro, Schau è la visione, il guardare. In tedesco corrente la parola significa retrospettiva, il consuntivo che si fa a fine anno, e non ha nulla di tecnico. Ciò che la rende un esercizio è una sola prescrizione, e sta tutta nella direzione: non si ripercorre la giornata dal mattino alla sera, si va dall'ultimo momento verso il primo.

La differenza sembra un dettaglio e non lo è, perché è ciò che rende l'esercizio faticoso. La memoria è organizzata in avanti: gli eventi sono legati dal loro ordine causale, e ricordare dalla mattina in poi è quasi automatico, si scivola da una cosa all'altra. Andare a ritroso rompe quel legame. Ogni passo indietro va cercato, e ciò che si cerca non è più il seguito di qualcosa ma il suo antecedente.

La definizione breve lo dice nella forma esatta: la difficoltà di ricordare a ritroso è essa stessa l'esercizio. Non si tratta di ottenere un buon resoconto della giornata, che si otterrebbe più facilmente andando avanti. Si tratta di compiere, ogni sera, un'operazione che il pensiero ordinario non compie da solo.

Ancorato ai testi

Non lasciare che il sonno scenda sui tuoi occhi stanchi prima di aver ripercorso tre volte ciascuna delle azioni del giorno: in che cosa ho mancato? che cosa ho fatto? quale dovere ho tralasciato?parafrasi dichiarata dai Versi aurei pitagorici, testo tardo che raccoglie un insegnamento attribuito alla scuola di Pitagora. È la formulazione antica più nota dell'esercizio serale, e circolava largamente: Seneca ne descrive uno simile, e la tradizione monastica cristiana lo eredita

Dove nasce

Quattro tradizioni, la stessa ora della sera

La definizione breve elenca le ricorrenze e vale la pena guardarle da vicino, perché le somiglianze sono forti e le differenze dicono qualcosa.

Nei pitagorici l'esame serale è un obbligo della scuola, e le tre domande citate sopra sono morali: si cercano le mancanze. Negli stoici, e Seneca lo descrive in prima persona, l'esercizio è un processo che si istruisce contro se stessi, con un giudice che è anche l'imputato, e il tono è quello del bilancio. Nella tradizione cristiana l'esame di coscienza entra nella regola monastica e poi, con Ignazio di Loyola, riceve una forma sistematica che è tuttora praticata: e anche lì l'accento è sulla colpa e sul ringraziamento.

La versione steineriana condivide l'ora e la struttura, e cambia una cosa sola, che però cambia tutto: toglie il giudizio. La definizione breve lo dice: senza giudicare e senza raccontarsi una storia. Non si cercano le mancanze, non si fa un bilancio, non si distribuiscono voti. Si guarda ciò che è accaduto come si guarderebbe la giornata di un altro.

La ragione dichiarata è tecnica. Se si giudica, si sta pensando; e mentre si pensa si smette di guardare. L'esercizio serve a sviluppare un tipo di attenzione, non a migliorare la condotta, e la moralizzazione è precisamente l'abitudine che glielo impedisce. È una modifica piccola nella descrizione e enorme nella pratica, e chi viene dall'esame di coscienza fa fatica a farla.

Come la legge questa biblioteca

La pratica con cui l'Anno Zero comincia, e perché quella

La definizione breve dice che è la pratica con cui l'Anno Zero comincia. Vale la pena spiegare perché un percorso che si occupa di simboli, tradizioni e testi difficili cominci con un esercizio di memoria serale.

Il primo motivo è che non chiede di credere niente. Si può fare senza accettare nulla dell'antroposofia, senza avere opinioni sui corpi sottili, e senza aspettarsi che accada qualcosa. È verificabile in proprio: dopo qualche settimana ci si accorge o non ci si accorge che ricordare è diventato meno difficile, e non serve nessuno che lo certifichi.

Il secondo è che scopre subito una cosa spiacevole e utile: che di gran parte della giornata non è rimasto niente. Non perché fosse insignificante, ma perché non si era presenti mentre accadeva. Questa scoperta, che chiunque provi fa entro tre sere, è il modo più economico che questa biblioteca conosca per mostrare che cosa significhi il termine attenzione, senza spiegarlo.

Il terzo è che, senza giudizio, l'esercizio produce col tempo un effetto laterale che nessuno gli chiede: guardando le proprie giornate come si guarderebbero quelle di un altro, si comincia a vedere il proprio comportamento senza la storia che ci si racconta di solito. È lo stesso terreno su cui lavora il riconoscimento dell'ombra, raggiunto da una porta molto più modesta.

Da non confondere

Quattro sguardi sulla giornata

Con l'esame di coscienza. Come si è visto, la struttura è la stessa e manca il giudizio. Non è una versione laicizzata né una attenuazione: è un esercizio con un altro scopo, e chi vi reintroduce il bilancio morale ottiene una pratica antica e rispettabile che però non sviluppa ciò che questa doveva sviluppare.

Con il diario. Scrivere la giornata la organizza in racconto, e il racconto è precisamente ciò che la definizione breve esclude. Un racconto seleziona, collega, dà un senso: fa tutto il lavoro che qui si chiede di non fare. Le due pratiche sono entrambe utili e non si sostituiscono.

Con il rimuginare. È il rischio pratico e va nominato. Ripassare la giornata la sera può facilmente diventare tornare sulle cose andate male, e allora invece di un esercizio si ha un'insonnia. Il segnale è semplice: se ci si ferma su un episodio, si è usciti. L'esercizio procede, a passo regolare, e non si sofferma; e chi si accorge di essersi fermato riprende dal punto in cui era, senza rimproverarsi, il che è a sua volta parte della disciplina.

Con il ricordo per la memoria. Non è una tecnica mnemonica e non serve a ricordare meglio i fatti. Ciò che sviluppa, secondo l'impianto che lo prescrive, è una qualità dell'attenzione durante il giorno: chi ripercorre le sere si accorge, dopo qualche mese, di essere più presente mentre le cose accadono, il che è l'unico risultato che l'esercizio dichiara di cercare.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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