Con l'esame di coscienza. Come si è visto, la struttura è la stessa e manca il giudizio. Non è una versione laicizzata né una attenuazione: è un esercizio con un altro scopo, e chi vi reintroduce il bilancio morale ottiene una pratica antica e rispettabile che però non sviluppa ciò che questa doveva sviluppare.
Con il diario. Scrivere la giornata la organizza in racconto, e il racconto è precisamente ciò che la definizione breve esclude. Un racconto seleziona, collega, dà un senso: fa tutto il lavoro che qui si chiede di non fare. Le due pratiche sono entrambe utili e non si sostituiscono.
Con il rimuginare. È il rischio pratico e va nominato. Ripassare la giornata la sera può facilmente diventare tornare sulle cose andate male, e allora invece di un esercizio si ha un'insonnia. Il segnale è semplice: se ci si ferma su un episodio, si è usciti. L'esercizio procede, a passo regolare, e non si sofferma; e chi si accorge di essersi fermato riprende dal punto in cui era, senza rimproverarsi, il che è a sua volta parte della disciplina.
Con il ricordo per la memoria. Non è una tecnica mnemonica e non serve a ricordare meglio i fatti. Ciò che sviluppa, secondo l'impianto che lo prescrive, è una qualità dell'attenzione durante il giorno: chi ripercorre le sere si accorge, dopo qualche mese, di essere più presente mentre le cose accadono, il che è l'unico risultato che l'esercizio dichiara di cercare.