La definizione breve fa una distinzione netta e vale la pena capire perché sia netta: la trasmutazione è il registro dell'Opera, immagine e disciplina del processo; la trasfigurazione è il fatto cosmico che il centro afferma. Il sito le accosta senza identificarle.
La ragione è di statuto, non di prudenza. La trasmutazione descrive che cosa accade a una materia sotto certe condizioni: è un processo, si ripete, e chi lo compie lo compie. La trasfigurazione, nel registro cristologico che questa biblioteca segue, non è un processo che qualcuno esegua: è un evento avvenuto una volta, che ha cambiato le condizioni per tutti gli altri. Identificarle significherebbe o ridurre l'evento a un processo, o promuovere il processo a evento, e in entrambi i casi si perde ciò che ciascuno dei due ha di proprio.
Ciò che la biblioteca prende dal registro alchemico è quindi la disciplina, e la parola è nella definizione breve. La trasmutazione insegna che una trasformazione reale ha bisogno di condizioni, di tempo, di un ordine, e che chi la compie non è il suo autore ma il suo custode. È una grammatica del lavoro, e in quanto tale si applica anche a chi della cristologia non voglia sapere nulla.
Resta la parte più difficile da tradurre e vale la pena nominarla senza risolverla. Nel vocabolario alchemico ciò che si trasmuta non migliora: diventa un'altra cosa, e ciò che era prima non c'è più. Applicato a una persona, questo è un pensiero severo, e non coincide con nessuna delle immagini rassicuranti che il linguaggio corrente usa per la crescita.