La formula del curatore sposta il criterio dalla quantità alla serietà, e vale la pena dire in che cosa consista prendere sul serio una tradizione, perché altrimenti resta un'esortazione.
Consiste, in sostanza, nell'accettare che possa dire di no. Una tradizione presa sul serio ha il diritto di contraddire ciò che si pensava, di chiedere qualcosa che non si voleva fare, e di affermare cose incompatibili con quelle che afferma la tradizione della porta accanto. Quando questo diritto viene tolto, resta un repertorio di immagini a disposizione, e ciascuna vale quanto le altre perché nessuna può opporsi.
Ed è precisamente da lì che nasce l'immagine del supermercato che la definizione breve usa. In un supermercato le corsie non si contraddicono: si scelgono secondo il gusto, e nessun prodotto pretende che gli altri siano sbagliati. Una tradizione, invece, pretende, e quasi sempre. Il Vedanta e il cristianesimo dicono cose incompatibili sull'individualità; la gnosi e la trasfigurazione dicono cose incompatibili sul corpo. Chi le tiene tutte senza sentire alcuna tensione le ha già private della loro voce.
Va detto anche che l'accusa di sincretismo è, nella storia, una delle più abusate: è servita a squalificare chiunque leggesse fuori dal proprio recinto, e la maggior parte delle grandi opere di questa biblioteca è stata accusata di esserlo. Questa voce non la usa in quel modo, e il criterio dichiarato serve proprio a distinguere: non che cosa si legge, ma se ciò che si legge può ancora dire di no.