La particolarità di questa voce è che non descrive una posizione ma un vincolo di scrittura, e i vincoli di scrittura si possono controllare. Chiunque può prendere una qualunque delle voci di questo lessico e verificare che ogni accostamento fra tradizioni porti una di queste etichette, e che nessuno dica che due termini significano la stessa cosa.
Il vincolo ha un costo, e va detto perché si vede leggendo. Rende la prosa più pesante: invece di dire che il tzimtzum e la kenosis sono la stessa cosa, che è breve e suggestivo, bisogna dire che si specchiano, e poi spiegare in che cosa divergono, che è lungo. Il sito accetta il costo perché la frase breve, ripetuta abbastanza volte, produce esattamente ciò che la voce sul sincretismo chiama supermercato.
Un secondo effetto, meno prevedibile, è che il vincolo insegna. Chi legge trenta voci scritte così comincia a fare da sé la domanda: questo accostamento è uno specchio, un contrasto o una convergenza? E davanti a un libro qualunque, fuori da questo sito, quella domanda cambia il modo di leggere. È il vero scopo della regola, ed è la ragione per cui questa voce sta nel lessico e non solo in una nota di metodo.
Elaborazione del curatore
Di tutte le cose che ho messo in questo sito, questa è quella a cui tengo di più, e non è un contenuto: è un vincolo che mi sono imposto. Le somiglianze fra tradizioni sono la droga di chi fa questo mestiere, e la tentazione di dire che in fondo dicono tutte la stessa cosa arriva ogni volta che se ne trova una bella. Le tre parole sono lì per farmi rallentare. Quando mi accorgo che non riesco a scegliere quale delle tre usare, di solito è perché non ho capito abbastanza né l'una né l'altra tradizione, e allora la cosa da fare è tornare a leggere e non trovare una formula.nota curatoriale della biblioteca Ascesa