Solve e coagula sono due imperativi latini di seconda persona singolare: sciogli, e coagula. Non descrivono un processo, danno un ordine, e lo danno a uno. È la forma grammaticale della ricetta e del comando, non quella del trattato.
I due verbi non sono simmetrici come sembrano. Solvere è sciogliere, e in latino vale anche slegare, liberare, saldare un debito: ha in sé l'idea di ciò che smette di essere tenuto insieme. Coagulare viene dal coagulum, il caglio: la sostanza che si mette nel latte perché prenda corpo. Il secondo verbo non dice indurire né congelare, dice far prendere: dare a qualcosa di fluido la capacità di reggersi.
Il che rende la formula più precisa di quanto le traduzioni facciano credere. Non si tratta di distruggere e ricostruire: si tratta di togliere coesione a ciò che ne ha troppa, e di darne a ciò che non ne ha. Sono due operazioni sullo stesso asse, e la formula chiede di saper fare tutte e due.
Ancorato ai testi
Sciogli e coagula, e avrai il magistero.massima della tradizione alchemica latina, che circola come formula proverbiale senza un autore attribuibile e con varianti. Non sta nella Tavola di Smeraldo, benché le venga spesso attribuita; e non è antica quanto sembra: la sua fortuna moderna passa in buona parte per l'occultismo ottocentesco francese
Su questo vale una precisazione, perché riguarda il modo in cui quasi tutti hanno incontrato la formula. Le due parole compaiono scritte sulle braccia della celebre figura del Bafometto disegnata da Éliphas Lévi nel 1856, e da lì sono passate a mezzo immaginario esoterico contemporaneo. Chi le conosce da quella immagine le associa a un contesto che non è quello dei trattati d'officina.