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Athanor · Lessico · Centro · Il Cristo cosmico

Incarnazione

latinoincarnatio, «assunzione della carne»


L'ingresso del Logos nel tempo, in una vita umana reale e fino in fondo, anche nella morte. Per Steiner non è un episodio interno a una religione tra le altre: è l'evento che ha trasformato le condizioni dello sviluppo spirituale, perché ciò che prima giungeva all'uomo dall'esterno diventa sviluppabile dall'interno, in piena coscienza. È l'asse attorno a cui la timeline dispone le tradizioni. L'obiezione di Guénon, per cui questo dato non sarebbe universalizzabile, è tenuta aperta e onesta nel saggio.

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Dove lavoraSaggio sul Cristo cosmico, parte 2 · Timeline (l'asse) · Mappa delle tradizioni

Nel laboratorioAnno I · Anno IV


La parola

Carne, e non corpo

Incarnatio è costruita su caro, carnis, e la scelta della parola è tutt'altro che neutra. Il latino aveva corpus, che è il corpo come organismo e come forma; caro è la carne come materia, quella del macellaio, quella che si corrompe. La parola che la teologia sceglie per l'evento centrale della propria fede è la più bassa delle due.

La scelta traduce il greco del Prologo, dove il verbo è egéneto e il predicato sárx: il Logos divenne carne. Non prese un corpo, non apparve in forma umana, non abitò in un uomo: divenne quella cosa lì. I primi secoli passeranno duecento anni a discutere se il testo dica davvero quello, perché diverse scuole trovarono la formulazione insostenibile.

Vale la pena registrarlo perché è la chiave di tutto il resto. Ogni volta che una dottrina ha voluto attenuare l'affermazione, lo ha fatto sostituendo quel verbo: apparve, sembrò, abitò, si servì di. La storia delle cristologie alternative è la storia dei modi di non dire divenne.

Ancorato ai testi

E il Logos divenne carne e pose la sua tenda fra noi.Vangelo secondo Giovanni 1, 14, con due termini in chiaro. Il verbo reso con «pose la sua tenda» è eskḗnōsen, dalla parola per tenda: rimanda all'accampamento nel deserto e alla dimora provvisoria, e le traduzioni correnti lo rendono con «abitò», perdendo la precarietà

Dove nasce

L'affermazione che nessuno voleva

Per capire che cosa questa parola pesasse, conviene vedere chi la rifiutava e perché. Non erano nemici del cristianesimo: erano, quasi tutti, cristiani che trovavano la formula impossibile.

I doceti, e con loro buona parte delle correnti gnostiche, sostenevano che il corpo fosse apparente: il divino non poteva realmente entrare nella materia, e ciò che si era visto era una parvenza. La posizione è coerente con il loro impianto, dove la materia è il prodotto di un errore, e non si può redimere ciò che non doveva esserci.

Per la cultura greca colta il problema era un altro e non minore: l'impassibilità. Ciò che è divino non muta, non soffre e non muore, e sono proprietà logiche prima che devote. Dire che il principio ordinatore del cosmo ha avuto fame, paura ed è morto significa attribuirgli mutamento, e quindi imperfezione. Celso, nel secondo secolo, lo scrive con chiarezza: se Dio è disceso, o è cambiato, o ha ingannato.

E per la tradizione ebraica l'affermazione tocca il primo comandamento. Un Dio che si lascia raffigurare, che si localizza, che si identifica con un individuo, mette in questione l'unica cosa che quella tradizione aveva difeso per secoli contro tutti i suoi vicini.

Che il cristianesimo abbia tenuto la formula contro tre obiezioni di questo peso è il fatto storico che rende questa voce interessante anche per chi non condivide nulla della dottrina. Non fu una scelta comoda, e le scelte scomode dicono che cosa una tradizione ritenga irrinunciabile.

Come la legge questa biblioteca

Non un articolo di fede: una tesi sulle condizioni

La definizione breve formula la lettura di Steiner in modo preciso, e conviene isolarne la struttura logica perché è ciò che il sito espone e insieme sottopone a esame: l'Incarnazione avrebbe trasformato le condizioni dello sviluppo spirituale, perché ciò che prima giungeva all'uomo dall'esterno diventa sviluppabile dall'interno, in piena coscienza.

È un'affermazione di tipo particolare, e vale la pena vederlo. Non dice: credete questo. Dice: dopo quell'evento è cambiato che cosa è possibile fare. È una tesi sulle condizioni di un lavoro, non un articolo da sottoscrivere, e per questo il sito può presentarla come una tesi forte da esaminare invece che come una fede da accettare.

Ne discende ciò che il lessico chiama democratizzazione dei Misteri, e la voce sull'iniziazione ne mostra la conseguenza: se il luogo dell'iniziazione si è spostato nella coscienza, allora non serve una catena, e la posizione di Guénon perde il proprio fondamento. È lì che le due impostazioni si scontrano, e questa biblioteca tiene lo scontro aperto invece di arbitrarlo.

L'obiezione di Guénon, che la definizione breve dichiara tenuta aperta e onesta, è quella che la voce sulla Tradizione primordiale espone: fare di un dato cristiano la misura universale è un provincialismo travestito da universalismo. Non ha risposta che la disinneschi. Ciò che questa biblioteca può fare è dirlo ogni volta, ed è ciò che fa.

Da non confondere

Quattro discese

Con la reincarnazione. L'omonimia italiana è sfortunata e produce equivoci quotidiani. L'incarnazione, con l'articolo determinativo, nomina un evento unico e irripetibile; la reincarnazione nomina un meccanismo che si ripete indefinitamente e riguarda chiunque. La stessa radice serve due dottrine che non hanno rapporto, e Steiner, che sostiene entrambe, le tiene rigorosamente distinte.

Con gli avatāra. Il paragone si fa spesso e regge fino a un punto. Avatāra significa discesa, e nella tradizione vaishnava il divino discende molte volte, in molte forme, quando l'ordine si guasta. La differenza è il numero e la carne: le discese sono molte e ricorrenti, e quasi tutte le tradizioni indiane non attribuiscono a quelle forme una corporeità come la nostra. Un evento unico che cambia le condizioni e una serie di interventi che le ripristinano.

Con l'illuminazione di un uomo. È la lettura più diffusa oggi, anche fra chi si dice cristiano: un uomo che raggiunge una condizione altissima e la indica agli altri. È una posizione rispettabile, ed è precisamente ciò che la formula del Prologo esclude, perché lì il movimento va dall'alto verso il basso e non viceversa. Chi la adotta ha una cristologia, e ha il diritto di averla; ma non è quella che questo lessico registra.

Con l'apparizione. È l'obiezione docetica, ed è utile tenerla presente perché ritorna in forme moderne ogni volta che si parla del Cristo come di un principio, di una forza o di una presenza. Un principio non ha fame. La formula che questa biblioteca registra è che il Logos divenne, e ciò che è diventato è la cosa che si corrompe.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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