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Athanor · Lessico · Secondo anello · Ermetismo · specchio

Ipostasi

ὑπόστασιςgrecohypóstasis, «ciò che sta sotto»


I tre gradi fondamentali del reale in Plotino: l'Uno, il Nous, l'Anima. Non tre cose separate ma tre livelli di una sola realtà, ciascuno che procede dal precedente senza diminuirlo, come la luce non impoverisce la sorgente. La parola avrà poi in teologia trinitaria un senso tecnico diverso, e i due usi non vanno sovrapposti. Dionigi trasporta lo schema nel cristianesimo con le gerarchie celesti; le Sefirot della Kabbalah gli fanno da specchio in un'altra casa, con un'altra grammatica.

L'UnoNousEmanazioneGerarchie celestiSefirot

Dove lavoraTimeline (Plotino) · Anno I (le Enneadi, terzo trimestre)

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Il deposito sul fondo di un liquido

Hypó-stasis: ciò che sta sotto. Nel greco corrente, prima di ogni uso filosofico, è una parola concreta e perfino umile: il sedimento che si deposita sul fondo di un liquido lasciato fermo, il fondo di un vaso, e per estensione il fondamento di un edificio. Da lì passa a significare consistenza, ciò che regge, e infine realtà in senso pieno, in opposizione a ciò che è soltanto apparenza.

La gamma di significati è così larga che il Nuovo Testamento la usa in modi che i traduttori rendono in modi diversi da secoli.

Ancorato ai testi

La fede è hypóstasis di ciò che si spera, prova di ciò che non si vede.Lettera agli Ebrei 11, 1, con il termine greco lasciato in chiaro. Le traduzioni si dividono da secoli: «sostanza», «fondamento», «garanzia», «certezza». Nessuna è sbagliata, e il fatto che ne servano quattro dice quanto il termine sia largo prima di diventare tecnico

Una precisazione filologica che le esposizioni correnti saltano: Plotino non usa «ipostasi» come termine fisso per i suoi tre gradi. Il titolo che tutti citano, Sulle tre ipostasi principiali, è di Porfirio, che ordinò e intitolò le Enneadi dopo la morte del maestro. La terna è di Plotino; l'etichetta è redazionale.

Dove nasce

Una parola su cui il cristianesimo ha rischiato di spaccarsi

Nel quarto secolo la stessa parola entra nella più aspra controversia teologica della storia cristiana, e per un tratto la parola stessa è il problema. La questione è come dire che il Padre, il Figlio e lo Spirito sono uno e sono tre senza dire né che sono tre dèi né che sono tre nomi della stessa cosa; e il greco ha due candidati, ousía e hypóstasis, che una parte della tradizione usava come sinonimi.

La soluzione che si impone è quella dei Padri cappadoci: una ousía e tre hypostáseis. La parola che significava «ciò che sta sotto» viene assegnata a ciò che distingue, e l'altra a ciò che accomuna. È una decisione di vocabolario, presa perché serviva, e non discendeva da nessun uso precedente: fino a poco prima si poteva sostenere il contrario con altrettanta ragione.

Il guaio arriva con la traduzione. In latino hypóstasis si rende naturalmente con substantia, che però traduce anche ousía. Detta in latino, la formula greca suona «una sostanza e tre sostanze», cioè triteismo. Per decenni le due metà del mondo cristiano si sono sospettate a vicenda di eresia mentre dicevano la stessa cosa in due lingue, e occorrono concili e chiarimenti perché la cosa si sciolga.

È l'esempio più costoso che questa biblioteca conosca di una tesi che la sua nota di metodo ripete di continuo: le parole non sono contenitori neutri. Qui una traduzione ragionevole, fatta da persone competenti, ha prodotto un sospetto di eresia fra Chiese intere.

Come la legge questa biblioteca

Livelli che non impoveriscono chi li genera

Ciò che la biblioteca tiene di questa voce non è la terna in sé, che è una dottrina neoplatonica fra le altre. È l'immagine con cui Plotino spiega come un livello proceda dal precedente: la luce che viene dalla sorgente senza consumarla, il calore che viene dal fuoco senza raffreddarlo, il profumo che viene dal corpo senza esaurirlo.

Tutte e tre le immagini dicono la stessa cosa, e la dicono per escludere un modello. Non si tratta di una divisione, in cui ciò che passa al secondo livello viene tolto al primo; non si tratta di una perdita. Questo è ciò che distingue l'emanazione da qualunque immagine di decadenza, ed è anche ciò che permette il ritorno: se nulla è stato perso, la via indietro esiste.

Il confronto che il lessico segna con le Sefirot è di specchio, e la distanza si misura bene proprio qui. Le Sefirot sono dieci e formano un corpo con destra, sinistra e centro, cioè una struttura di tensioni; le ipostasi sono tre e formano una discesa. Un organismo e una scala. E soprattutto: nella Kabbalah lurianica la discesa si interrompe, i vasi si rompono, e il sistema deve fare i conti con un incidente. Nel neoplatonismo non accade nulla di simile: la processione è ordinata e non ha guasti, e il male è privazione, non rottura.

Da non confondere

Quattro modi di stare sotto

Con le persone della Trinità. È l'omonimia più insidiosa di tutto il lessico, perché è la stessa parola greca usata da autori che si leggevano fra loro. Ma le tre ipostasi plotiniane sono ordinate per grado e la seconda procede dalla prima essendo inferiore; le tre trinitarie sono di pari dignità e non c'è un più e un meno. Chi porta lo schema neoplatonico dentro la Trinità ottiene una gerarchia, e quella gerarchia ha un nome preciso nella storia dei concili: è la posizione che è stata condannata.

Con l'emanazione. Le ipostasi sono i livelli, l'emanazione è il modo in cui si generano. Uno è una fotografia, l'altro un movimento. Il lessico li tiene come due voci perché si possono avere gradi del reale senza dottrina emanativa, e viceversa.

Con i piani dell'esoterismo moderno. Fisico, eterico, astrale, mentale: le tavole ottocentesche e novecentesche moltiplicano i livelli e li descrivono come regioni, con abitanti e paesaggi. Le ipostasi non sono luoghi e non hanno abitanti: sono gradi di consistenza dello stesso reale, e non si visitano. La differenza è che un piano si può percorrere, un grado di realtà no.

Con la sostanza di Aristotele. La ousía aristotelica è ciò che un ente è, e sta sempre in un ente determinato: questo cavallo, quest'uomo. L'ipostasi plotiniana non è la sostanza di qualcosa, è un livello in cui stanno tutte le cose di quel grado. Confonderle riporta il neoplatonismo dentro un vocabolario che era stato costruito apposta per uscirne.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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