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Athanor · Lessico · Secondo anello · Ermetismo · specchio

Emanazione

πρόοδοςlatino · emanatio, «scaturire»; grecopróodos, «processione»


Il modo in cui, nel neoplatonismo, il molteplice procede dall'Uno: non creazione dal nulla e non decisione, ma scaturigine necessaria, come la luce dalla sorgente che non si consuma. Ogni piano inferiore è immagine del superiore e conserva il desiderio di tornarvi: è questo desiderio a rendere possibile la via. Da distinguere con cura dalla creazione biblica, che è atto libero di una volontà: la differenza è uno dei crinali del confronto tra Atene e Gerusalemme, e la biblioteca la tiene aperta invece di appianarla. Il tzimtzum lurianico rovescia il movimento: non espansione ma contrazione.

L'UnoIpostasiCorrispondenzeTzimtzum

Dove lavoraTimeline (Plotino, Dionigi) · Saggio: la scala dell'emanazione

Nel laboratorioAnno I · Anno I


La parola

Il greco dice «processione», il latino «scaturire»

Il termine dei testi greci è próodos: l'andare avanti, il procedere, con la sfumatura del corteo che avanza in ordine. Emanatio è latino e più tardo, e sceglie un'altra immagine, quella del liquido che sgorga. Le due parole guardano lo stesso fatto da due parti: una l'ordine della sequenza, l'altra la sorgente.

Ma il termine da conoscere è un terzo, ed è quello che rende l'impianto un ritmo invece che una discesa. Proclo formalizza una terna: monḗ, il restare; próodos, il procedere; epistrophḗ, il volgersi indietro. Ogni realtà rimane in ciò da cui viene, procede da esso, e si rivolge a esso. I tre momenti non sono in fila nel tempo: sono tre aspetti dello stesso rapporto, sempre in atto.

Questo cambia la figura completamente. Senza il terzo termine l'emanazione sarebbe una caduta rallentata, e ogni grado varrebbe meno del precedente fino a esaurirsi. Con il terzo termine ogni grado è anche un desiderio di ritorno, e quel desiderio è la ragione per cui esiste una via. La definizione breve lo dice con esattezza: è questo desiderio a rendere possibile la via.

Ancorato ai testi

Essendo perfetto, non cercando nulla, non possedendo nulla, non avendo bisogno di nulla, per così dire traboccò; e questo suo sovrappiù ha prodotto un'altra cosa.parafrasi dichiarata da Plotino, Enneadi V, 2, 1. Si noti «per così dire»: Plotino avverte che l'immagine del traboccare è un modo di dire, perché un principio senza parti non può versare nulla. L'immagine serve a escludere la decisione, non a descrivere un idraulico

Dove nasce

Necessità o volontà: il crinale fra Atene e Gerusalemme

La definizione breve nomina la differenza dalla creazione biblica e la chiama un crinale. Vale la pena vedere dove passa esattamente, perché non è dove di solito si crede.

Non passa sul nulla. Che il mondo venga dal nulla o da un principio pieno è una differenza vera ma secondaria. Passa sulla libertà. L'Uno di Plotino non decide di emanare: emana perché è quello che è, come il sole non decide di illuminare. Il Dio della Genesi crea per un atto che avrebbe potuto non compiere, e il racconto lo sottolinea con un verbo che è dire: e disse. Un traboccare necessario e una parola libera.

Da questa differenza discende quasi tutto il resto. Se il mondo procede per necessità, è eterno come il principio, e la sua storia non ha un inizio; se procede da una volontà, ha una data. Se è necessario, non poteva essere altrimenti; se è voluto, poteva. E se poteva, allora il rapporto fra il principio e il mondo può avere una storia con degli eventi, che è la premessa di tutto ciò che questa biblioteca chiama incarnazione.

La disputa non è restata fra greci e cristiani. Nel mondo islamico Avicenna costruisce una cosmologia emanativa rigorosa, con le intelligenze che procedono l'una dall'altra per necessità; e al-Ghazali gli risponde che una divinità che non poteva fare altrimenti non è una divinità, ed è uno dei momenti in cui la filosofia islamica cambia direzione. La stessa contesa, con altri nomi, attraversa la scolastica latina.

C'è infine il rovesciamento che il lessico segnala e che vale la pena tenere in mente: il tzimtzum lurianico mette al principio una contrazione invece di un'espansione. Fra emanazione e tzimtzum non c'è una sfumatura, c'è il segno opposto, e la Kabbalah lurianica arriva a quel segno pur essendo, per il resto, largamente debitrice del linguaggio neoplatonico.

Come la legge questa biblioteca

La domanda tenuta aperta, e perché non si chiude

La definizione breve dice che la biblioteca tiene la questione aperta invece di appianarla, ed è una scelta che merita una riga di spiegazione, perché una biblioteca esoterica ha di solito la tentazione contraria.

La tentazione è quella di dire che si tratta di due linguaggi per la stessa cosa: che l'emanazione descriva dall'interno ciò che la creazione descrive dall'esterno, o qualche formula analoga. È elegante e non regge, perché le due dottrine danno risposte opposte a una domanda che ammette solo due risposte: il mondo poteva non esserci? Chi dice sì e chi dice no non stanno usando due linguaggi.

Tenerla aperta significa questo: quando si legge un autore, chiedersi da quale parte stia, e accorgersi che moltissimi autori occidentali stanno da tutte e due senza dirlo. Il Rinascimento fiorentino, l'idealismo tedesco, buona parte dell'esoterismo moderno lavorano con vocabolari emanativi dentro cornici creazioniste, e il punto di frizione resta lì, non risolto. Riconoscerlo in un testo è un esercizio di lettura, ed è più utile di qualunque sistemazione.

Sul piano pratico resta il terzo momento di Proclo, l'epistrophḗ, che è la parte che questa biblioteca usa davvero: l'idea che in ciò che è derivato resti un orientamento verso ciò da cui deriva, e che quell'orientamento non vada creato ma riconosciuto e assecondato. È la stessa struttura del fondo dell'anima renano, dove non c'è distanza da coprire ma materiale da togliere, e la ricorrenza vale più di molte dottrine.

Da non confondere

Quattro modi di venire da qualcosa

Con la creazione. Come si è visto, la differenza è la libertà, non il nulla. Un modo rapido per accorgersene leggendo: se in un testo il principio «non poteva fare altrimenti», si è in regime emanativo anche quando l'autore usa la parola creazione; se il principio avrebbe potuto astenersi, si è in regime creazionista anche quando l'autore parla di traboccare.

Con l'evoluzione. L'immagine moderna dello sviluppo va dal semplice al complesso e dal meno al più: ciò che viene dopo è più articolato di ciò che veniva prima. L'emanazione va nella direzione opposta: ogni grado è meno del precedente, e la molteplicità è impoverimento, non progresso. Sono due frecce contrarie, e sovrapporle produce quei sistemi ottocenteschi in cui l'evoluzione diventa un ritorno all'origine per gradi ascendenti, che è una terza cosa ancora e va dichiarata come tale.

Con l'emanazione cabbalistica. Atzilut, il primo dei quattro mondi, si traduce abitualmente con emanazione, e il vocabolario è debitore. Ma nella Kabbalah lurianica l'emanare è preceduto da un ritiro e interrotto da una rottura: due elementi che il neoplatonismo non ha e non potrebbe avere, perché presuppongono una volontà e un incidente. La parola è la stessa, la cosmologia no.

Con la caduta gnostica. Anche là qualcosa procede dalla pienezza e finisce fuori, e la somiglianza è abbastanza forte da aver ingannato lettori competenti. Ma nella processione neoplatonica nulla va storto e nulla resta fuori: ogni grado è al suo posto, e il mondo sensibile è l'ultimo grado, non un errore. Nel pleroma valentiniano ciò che sta fuori ci sta per un incidente, e c'è un limite istituito per tenercelo. Una scala completa e una scala con un guasto.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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