La definizione breve nomina la differenza dalla creazione biblica e la chiama un crinale. Vale la pena vedere dove passa esattamente, perché non è dove di solito si crede.
Non passa sul nulla. Che il mondo venga dal nulla o da un principio pieno è una differenza vera ma secondaria. Passa sulla libertà. L'Uno di Plotino non decide di emanare: emana perché è quello che è, come il sole non decide di illuminare. Il Dio della Genesi crea per un atto che avrebbe potuto non compiere, e il racconto lo sottolinea con un verbo che è dire: e disse. Un traboccare necessario e una parola libera.
Da questa differenza discende quasi tutto il resto. Se il mondo procede per necessità, è eterno come il principio, e la sua storia non ha un inizio; se procede da una volontà, ha una data. Se è necessario, non poteva essere altrimenti; se è voluto, poteva. E se poteva, allora il rapporto fra il principio e il mondo può avere una storia con degli eventi, che è la premessa di tutto ciò che questa biblioteca chiama incarnazione.
La disputa non è restata fra greci e cristiani. Nel mondo islamico Avicenna costruisce una cosmologia emanativa rigorosa, con le intelligenze che procedono l'una dall'altra per necessità; e al-Ghazali gli risponde che una divinità che non poteva fare altrimenti non è una divinità, ed è uno dei momenti in cui la filosofia islamica cambia direzione. La stessa contesa, con altri nomi, attraversa la scolastica latina.
C'è infine il rovesciamento che il lessico segnala e che vale la pena tenere in mente: il tzimtzum lurianico mette al principio una contrazione invece di un'espansione. Fra emanazione e tzimtzum non c'è una sfumatura, c'è il segno opposto, e la Kabbalah lurianica arriva a quel segno pur essendo, per il resto, largamente debitrice del linguaggio neoplatonico.