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Athanor · Lessico · Il registro della scuola

Esoterismo

grecoesōterikós, «interiore, rivolto a chi è dentro»


Nel significato corrente, etichetta vaga per tutto ciò che è occulto o alternativo. Nel registro del sito, lo studio di ciò che nelle tradizioni è rivolto all'interno: una conoscenza che esige una modificazione preliminare di chi conosce, non un repertorio di curiosità. Il saggio ne nomina il paradosso: i contenuti affascinano, e il fascino può diventare consumo mascherato da ricerca. Per questo lo studio esoterico comincia dall'attenzione, non dai contenuti.

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Dove lavoraSaggio sull'attenzione, parte 1 · La natura di questo percorso

Nel laboratorioAnno III · Anno III


La parola

Un comparativo, e quindi una relazione

Esōterikós è formato su ésō, dentro, con un suffisso comparativo: significa più interno. La sua coppia, exōterikós, significa più esterno. Sono due aggettivi relativi, come «più vicino» e «più lontano»: non dicono nulla in assoluto, dicono una posizione rispetto a qualcosa.

Questa è la prima informazione utile, e disinnesca metà degli equivoci. Nulla è esoterico in sé; qualcosa è più interno rispetto a qualcos'altro, e la coppia dice dove ci si trova, non che cosa si sa. La distinzione nasce, secondo la tradizione antica, nella scuola di Aristotele, dove si distinguevano gli scritti destinati al pubblico da quelli per gli allievi che frequentavano il corso: una differenza di destinatario, non di contenuto occulto.

Il senso corrente, che la definizione breve chiama etichetta vaga per tutto ciò che è occulto o alternativo, è recentissimo: si forma in Francia nell'Ottocento, quando «esoterismo» diventa il nome di un settore, e da lì passa alle librerie, dove tuttora indica uno scaffale che tiene insieme cose che non hanno niente in comune. Fra il comparativo greco e lo scaffale ci sono ventitré secoli e un cambio completo di funzione.

Ancorato ai testi

Le cose sante non si annunciano agli impuri: come per il sole non ha senso parlare di colori a chi non ha occhi, così di ciò che è divino a chi non è stato disposto a riceverlo.parafrasi dichiarata da un tema ricorrente nella letteratura neoplatonica e in Dionigi Areopagita, che apre la Teologia mistica con un'avvertenza analoga. L'argomento non è che il contenuto vada nascosto: è che senza l'organo non arriva, come i colori senza occhi

Dove nasce

Due ragioni per la riservatezza, e solo una regge

Nella storia delle tradizioni la riservatezza è stata giustificata in due modi, e la differenza è quella che decide se una scuola è seria.

La prima ragione è la protezione: certe cose sono pericolose in mani impreparate, o vietate dall'autorità, e chi le trasmette rischia. Questa ragione è reale e storicamente documentata: gli alchimisti si coprivano anche per non finire davanti a un giudice, e la voce sulla trasmutazione lo mostra. Ma è una ragione contingente: cambiano le circostanze e la riservatezza non serve più.

La seconda è quella dell'argomento citato sopra, ed è strutturale: certe cose non si trasmettono a chi non ha l'organo per riceverle, non per divieto ma per impossibilità. In questa versione il segreto non è custodito da nessuno; è il contenuto stesso che non passa. Chiunque abbia provato a spiegare a qualcuno che non pratica che cosa cambi praticando ha incontrato quel muro, e non c'è nessuna reticenza dalla sua parte.

La definizione breve del sito sta interamente sulla seconda: una conoscenza che esige una modificazione preliminare di chi conosce. Ne segue che qui non c'è nulla da nascondere e che le soglie del percorso non custodiscono segreti, come la voce corrispondente spiega: custodiscono un ordine.

Come la legge questa biblioteca

Il paradosso: i contenuti affascinano

La definizione breve nomina il paradosso e lo formula senza sconti: i contenuti affascinano, e il fascino può diventare consumo mascherato da ricerca. È l'autocritica più diretta che questo sito faccia a se stesso, e vale la pena svolgerla, perché riguarda chiunque stia leggendo questa pagina.

Il meccanismo è semplice. Le tradizioni esoteriche hanno immagini magnifiche: alberi di luce, forni alchemici, guardiani sulle soglie, scintille cadute nella materia. Quelle immagini producono un piacere reale e legittimo, che assomiglia molto al piacere della lettura, ed è del tutto indipendente dal fatto che chi le legge stia facendo qualcosa.

Il segnale, quando c'è, è misurabile. Se dopo anni di letture nulla è cambiato in come si passano le giornate, in che cosa si è capaci di fare, in come si sta con le persone, allora ciò che si è fatto è stato consumo: non è una colpa, ed è una diagnosi. La voce sul Guardiano nomina lo stesso rischio a proposito di una figura particolarmente cinematografica, e vale la pena rileggerla come esempio.

Da qui l'ordine dichiarato del percorso, che la definizione breve riassume: lo studio esoterico comincia dall'attenzione, non dai contenuti. Non perché i contenuti non contino, ma perché sono la parte facile: chiunque può leggerne, e nessuno li verifica. L'attenzione è l'unica cosa in questo campo che si possa constatare in proprio senza credere a nessuno.

Da non confondere

Quattro cose che stanno sullo stesso scaffale

Con l'occulto. «Occulto» significa nascosto e riguarda ciò che sta coperto; «esoterico» significa interno e riguarda un rapporto fra chi parla e chi ascolta. Le due parole si sono sovrapposte nell'Ottocento e da allora vengono usate come sinonimi, ma indicano cose diverse: si può insegnare pubblicamente qualcosa di interno, e si può tenere nascosta una banalità.

Con la gnosi. La voce corrispondente lo dice dall'altro lato: l'esoterismo è una modalità di trasmissione, la gnosi una dottrina con contenuti determinati. Non tutto ciò che è riservato è gnostico, e la maggior parte delle tradizioni che questa biblioteca custodisce non lo è affatto.

Con l'alternativo. Nello scaffale delle librerie l'esoterismo confina con la medicina non convenzionale, l'astrologia previsionale, i libri sui misteri archeologici e l'autoaiuto spirituale. Non hanno metodi comuni, non hanno fonti comuni, e stanno insieme per una ragione commerciale. Che una biblioteca come questa finisca in quello scaffale è un dato di distribuzione e non un'appartenenza.

Con il complicato. C'è un uso, diffuso e comodo, per cui esoterico significa difficile da capire, riservato a specialisti. È il senso che il termine ha assunto anche fuori dal settore, quando si dice che un dibattito è esoterico. Nulla di ciò che questa biblioteca chiama così è difficile in quel senso: è difficile da fare, che è un'altra faccenda, e la revisione a ritroso è l'esempio più semplice da capire e più duro da mantenere.

Il lessico intero

Questo termine è uno degli 87 del lessico della biblioteca, dove si legge insieme ai suoi vicini e si cerca per grafia, anche in traslitterazione. La regola vale qui come là: i rimandi fra tradizioni diverse accostano, non dichiarano mai un'equivalenza.

Vedilo nel lessico →
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