La definizione breve nomina il paradosso e lo formula senza sconti: i contenuti affascinano, e il fascino può diventare consumo mascherato da ricerca. È l'autocritica più diretta che questo sito faccia a se stesso, e vale la pena svolgerla, perché riguarda chiunque stia leggendo questa pagina.
Il meccanismo è semplice. Le tradizioni esoteriche hanno immagini magnifiche: alberi di luce, forni alchemici, guardiani sulle soglie, scintille cadute nella materia. Quelle immagini producono un piacere reale e legittimo, che assomiglia molto al piacere della lettura, ed è del tutto indipendente dal fatto che chi le legge stia facendo qualcosa.
Il segnale, quando c'è, è misurabile. Se dopo anni di letture nulla è cambiato in come si passano le giornate, in che cosa si è capaci di fare, in come si sta con le persone, allora ciò che si è fatto è stato consumo: non è una colpa, ed è una diagnosi. La voce sul Guardiano nomina lo stesso rischio a proposito di una figura particolarmente cinematografica, e vale la pena rileggerla come esempio.
Da qui l'ordine dichiarato del percorso, che la definizione breve riassume: lo studio esoterico comincia dall'attenzione, non dai contenuti. Non perché i contenuti non contino, ma perché sono la parte facile: chiunque può leggerne, e nessuno li verifica. L'attenzione è l'unica cosa in questo campo che si possa constatare in proprio senza credere a nessuno.